LA TESSERA DI PARTITO

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Quando ero militante (e latitante) a Bari andavo nei quartieri operai a fare propaganda politica. Specialmente i più anziani spesso mi invitavano a entrare nelle povere case e mi offrivano caffè o vino mentre discutevamo del futuro del mondo e delle lotte passate. Ho potuto così imparare moltissime cose da queste persone che non hanno mai avuto vita facile, che hanno conosciuto il lavoro sfruttato, la fame, l’emigrazione, la guerra, il fascismo. E’ stato allora che ho visto la prima tessera del PCI, datata 1921. Il mio vecchio interlocutore la conservava in una scatola di scarpe che teneva in cima a una credenza. Me la mostrò insieme a tutte le altre: quella del 1922, del 1923, del 1924… C’era anche quella del 1925, quando già Mussolini era solidamente al potere e essere scoperti con quella tessera poteva significare il carcere o peggio. Poi la serie riprendeva dal 1945, con la firma di Togliatti, fino alla tessera del 1970, l’anno in cui ci siamo conosciuti. Non ho più visto quell’uomo ma non potrò mai dimenticare l’orgoglio e la commozione con cui maneggiava quei vecchi pezzi di cartoncino leggero rettangolari: erano la testimonianza della sua identità, il senso di una vita.

Tra i latini la parola “tessera” indicava una pietruzza o, più spesso, una tavoletta d’argilla di forma quadrangolare usata per attestare un diritto (ottenere pane nelle distribuzioni dei ricchi o dei potenti romani, entrare a teatro o in un altro luogo pubblico, per esempio ai comizi per dare il suffragio …). Tuttora la tessera mantiene questa caratteristica di attestazione di un diritto ( la tessera elettorale, quella sanitaria, per i mezzi pubblici, ecc.).

Quale è il diritto che garantisce la tessera di un partito? E’ il diritto a fare parte di una comunità di intenti, di idee, di ideali. Nella involuzione dei partiti, descritta con lucidità da Enrico Berlinguer nel 1981, c’è anche questo: lo snaturamento della tessera. Spesso i capobastone fanno a gara ad avere pacchetti di tessere per controllare un partito, esattamente come i capitalisti comprano le azioni di una S.p.A. per impadronirsene. Questo spiega, purtroppo, l’aumento vertiginoso del numero di tesserati nei luoghi dove la crisi di ideali è più forte: là solo una piccola parte degli iscritti testimonia e si batte per una causa comune mentre la maggior parte è legata a clientele.

 

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