BUFALE E POST VERITA’: DUE COLPEVOLI NON INDIZIATI

Sempre più si parla del fenomeno della post verità messo in luce dalla corsa ai social network della maggior parte della popolazione. Di recente si sono anche paventate iniziative parlamentari per contrastare il fenomeno della diffusione di bufale e falsità sul web.

Effettivamente questo è un problema ed è un problema grave, perché sempre più persone basano la propria opinione su falsità palesi e hanno una visione completamente distorta della realtà. Tuttavia, occorre ricordare che questi fenomeni sono solo stati resi evidenti dal web, ma sono sempre esistiti: i creduloni e i gruppi di creduloni ci sono stati in ogni epoca, avevano solo meno strumenti per coalizzarsi.

E’ pertanto ragionevole dare le colpe del fenomeno ai creduloni inutilmente scolarizzati e ai politici sciacalli, ma è altrettanto ragionevole distribuire queste colpe anche con altre cause di “sistema”. Tra i tanti articoli che sono circolati, ne ho trovato uno di Evgeny Morozov particolarmente convincente in cui se ne elencano un paio.

La prima: il “capitalismo digitale”. Se c’è un incentivo alla creazione e alla diffusione delle bufale acchiappa click, questo è il sistema economico che ci siamo costruiti e con cui abbiamo plasmato Internet. Per anni, con un boom da Tatcher in poi, i governi hanno privatizzato informazione, telecomunicazione e le loro infrastrutture e hanno abdicato al ruolo di garanzia e controllo. Ne è scaturito un sistema incontrollato dove si rincorrono gli utenti, il traffico e i click a qualunque costo. Le bufale sono in questo senso da un lato una leva di successo, a prescindere dall’etica, dall’altro un contenuto come un altro difficilmente giudicabile ed etichettabile, visto che i controlli sono stati appaltati alla “mano invisibile”.

La seconda: “l’elitarismo”. Rabbia e disagio non nascono sul web e non si manifestano per caso. Questa è una lezione che il gruppo dirigente a livello mondiale sembra non capire, circostanziando i problemi sempre e solo allo sciacallaggio che se ne fa e limitando le soluzioni a eventuali regolamentazioni che sarebbero ormai inefficaci. La risposta a qualunque fenomeno sociale non è mai il tentativo inutile di annientamento del fenomeno stesso, ma è sempre la soluzione alle cause che concorrono a formarlo. Si dovrebbe dunque volgere lo sguardo su disoccupazione in aumento, divario della ricchezza in aumento, povertà in aumento, etc prima di volgerlo agli effetti del disagio che tutto questo crea.

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