LA POROSITA’ DEI PARTITI

Le vicende della Giunta Raggi a Roma permettono di vedere che all’interno del Movimento Cinquestelle si muovono correnti, scontri e interessi personali, individualismo, carrierismo, malaffare. Né più né meno che nel PD e nel Centrodestra.
Per non rendere i partiti porosi a queste degenerazioni non si tratta di chiedere agli iscritti o ai candidati la fedina penale. Fosse questo il criterio non sarebbe stato eletto parlamentare Giuseppe Di Vittorio che nel 1921 era detenuto nel carcere di Lucera per la sua attività di sindacalista. E’ stucchevole il dibattito se debba dimettersi un eletto che ha ricevuto un avviso di garanzia o è stato condannato in primo grado o in via definitiva. Ragionare in questi termini significa delegare alla magistratura il ruolo di selezione della classe politica. Questo ruolo compete ai partiti.
Purtroppo la situazione attuale dei partiti è quella che è stata descritta da Enrico Berlinguer in una famosa intervista a Eugenio Scalfari nel 1981:
I partiti di oggi sono soprattutto macchine di potere e di clientela: scarsa o mistificata conoscenza della vita e dei problemi della società e della gente, idee, ideali, programmi pochi o vaghi, sentimenti, passione civile zero. Gestiscono interessi, i più disparati, i più contraddittori, talvolta anche loschi, comunque senza alcun rapporto con le esigenze e i bisogni umani emergenti, oppure distorcendoli, senza perseguire il bene comune. La loro stessa struttura organizzativa si è ormai conformata su questo modello, non sono più organizzatori del popolo, formazioni che ne promuovono la maturazione civile e l’iniziativa: sono piuttosto federazioni di correnti, di camarille, ciascuna con un “boss” e dei “sotto-boss.
Senza ideali, senza democrazia interna, senza la tensione a costruire coscienza critica tra la gente, senza l’impegno a rappresentare interessi collettivi i partiti sono soltanto dei gruppi di potere e dei comitati elettorali. Per inseguire e raccogliere il consenso si accettano oscuri figuri e finanziatori. Si pensi ai personaggi di cui si è circondata la Raggi o agli uomini di Totò Cuffaro entrati nel PD siciliano (Verdini è sulla porta). Se poi le tessere sono più importanti dei militanti radicati tra le gente e nel territorio, i partiti diventano scalabili da chiunque possieda una robusta organizzazione e grandi risorse finanziarie, perfino dalla criminalità organizzata.
Non si può assistere inerti al degrado della politica. Non ci si può tirare fuori dalla responsabilità di questo degrado. Non ci si può abbandonare a una critica distruttiva e indiscriminata di tutti i politici. Alla cattiva politica non si risponde con il populismo ma con la buona politica, basata su ideali, impegno, generosità e cultura.
E’ una cosa che ci riguarda tutti, in quanto cittadini.
E’ una strada difficile, ma è l’unica per ridare al nostro Paese una dignitosa classe dirigente.

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