Sempre più connessi, sempre più soli

Guardiamo questo video: https://youtu.be/nkcKaNqfykg

E’ in giapponese con sottotitoli in inglese, ma non vi servirà conoscere una di queste due lingue per comprenderlo. Cosa proviamo? Siamo affascinati, spaventati, contenti, tristi o meravigliati? Probabilmente tutti i sentimenti sono legittimi e la reazione è molto soggettiva.
Comunque la si pensi, però, dobbiamo sapere che è questa la direzione verso la quale andiamo: il cocooning (letteralmente, qualcosa come “imbozzolarsi”), dicono in inglese, ovvero la tendenza a rinchiudersi nel proprio spazio e renderlo sempre più confortevole e lontano dai rumori del mondo esterno.
Anche il social media più diffuso nel mondo occidentale, Facebook, utilizza questa tendenza come leva del proprio successo. L’algoritmo con il quale sceglie l’ordine dei contenuti da mostrarci dà priorità a quelli maggiormente interessanti per l’utente, ovvero quelli sui quali solitamente ci si sofferma o con i quali si interagisce, apprezzandoli con un “mi piace” o condividendoli.
Tutto questo ha un senso e rende maggiormente godibile lo strumento, ma ha anche delle distorsioni: le convinzioni delle persone e le loro verità vengono infatti cementate continuamente e rafforzate di contenuto in contenuto, vero o falso che sia. Da qui si potrebbe iniziare a parlare dell’utilizzo in mala fede delle cosiddette “bufale”, della formazione di gruppi che somigliano squadracce e a branchi o dell’esplosione di fenomeni di rabbia, odio e violenza verbale, ma vorrei soffermarmi su altro. Vorrei parlare di futuro, non di presente.
Il video mostra una tecnologia che potrebbe essere facilmente accessibile a tutti in breve tempo, con un paio di implicazioni su cui credo occorra soffermarsi.
La prima è che le distorsioni di cui sopra sono ormai evidenti e ciò che a noi sembrava connessione si sta trasformando in isolamento. La tendenza del mercato tecnologico, guidato evidentemente dalla domanda delle persone, è quella di creare realtà virtuali “a propria immagine e somiglianza” che però non sappiamo fino a dove ci porteranno e che tipo di effetti sociologici porteranno con sè.
La seconda è che il divenire di questo processo, molto probabilmente, non saremo in grado di governarlo. La teoria della Singolarità Tecnologica sostiene che il progresso tecnologico, misurato in parametri quantitativi, stia crescendo esponenzialmente, quindi in maniera completamente incomprensibile per la mente umana. Per spiegare che cosa voglia dire non comprendere la crescita esponenziale si ricorre spesso a questo paradosso: se potessimo piegare a metà un foglio di carta 23 volte, raggiungeremmo un’altezza di un chilometro; arrivando a 30, saremmo al di fuori dell’atmosfera, a 100 km di altezza; a 42, invece, raggiungeremmo la Luna a 400000 km di distanza dalla Terra. Soprendente, no? Il rapporto tra uno step di crescita e quello dopo è molto difficile da metabolizzare. Questo è ciò accade alla tecnologia, che ha una crescita troppo accelerata per poterla governare.
Dove andremo e cosa saremo, dunque, in un tempo da noi difficilmente definibile? E tutt’oggi siamo sicuri di governare questo processo o siamo già in balia di esso?

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