“No ai profughi”: ma siamo proprio tutti ammattiti?

Ogni giorno leggiamo di personalità politiche che tentano di innescare guerre tra poveri per meri interessi personali, che tentano di mettere in conflitto ultimi e penultimi, che tentano di attizzare il fuoco dei sentimenti più egoistici e bestiali degli esseri umani. Ebbene, consideriamoli tranquillamente dei criminali, perché in quanto personalità pubbliche e con ruoli politici non possiedono solamente il diritto di esprimersi, ma anche il dovere di essere responsabili e di cercare in buona fede il bene collettivo e non in malafede il bene particolare e personale.
A chi viene voglia di abboccare al loro amo, però, bisogna ricordare che prima di provare sentimenti che non possono portare altro che sciagure, quali rabbia e odio, ci si dovrebbe fermare a riflettere.
Se fossimo un padre di famiglia, una madre, un giovane pieno di speranza e abitassimo in una Siria devastata dalle bombe, un Afghanistan dilaniato dagli attacchi terroristici, una Nigeria sotto il giogo dei mostri di Boko Haram, che cosa faremmo? Molto probabilmente cercheremmo un futuro migliore per noi stessi e per le persone cui vogliamo bene sperando che, da qualche parte, l’umanità non abbia lasciato questo mondo. E lo faremmo nonostante i costi e le fatiche che questi viaggi comportano.
Se questo è solo un aspetto astratto, ne possiamo vedere di concreti. Prendiamone uno.
Le nostre società occidentali vivono la crisi economica che conosciamo, ma il peggio deve ancora venire. Il tasso di natalità è ai minimi storici in ogni paese “sviluppato”, a parte pochi casi, e questo ci condurrà a una situazione nella quale non riusciremo più a mantenere il nostro sistema sociale e previdenziale. Sì, lo stiamo smantellando non solo a causa dell’unica ideologia ancora in auge, quella neoliberista, ma anche perché invecchiamo terribilmente e perché la globalizzazione ha toccato solo parzialmente le nostre società. Le ricchezze del mondo non devono essere accumulate lasciando il conto dei costi sociali ad altri, ma vanno ridistribuite e con esse le opportunità per tutti i popoli: non è solo una guerra ai banchieri, sarebbe troppo semplice, ma anche una difficilissima guerra a noi stessi che oggi siamo sopraffatti da egoismo e individualismo. Dobbiamo assolutamente aprirci e dobbiamo farlo ora, se vogliamo sopravvivere.
Qualcuno per fortuna lo ha capito e per farlo non si deve essere “de sinistra” o particolarmente ricchi, ma saggi: Angela Merkel, non proprio una rivoluzionaria comunista, ha aperto le porte (lei stessa ha detto: “non possiamo chiuderle”) ai profughi preferendo quelli siriani in particolare, perché generalmente molto preparati scolasticamente; la Tunisia, non proprio un paese prospero, ha accolto un milione di libici in una popolazione di circa undici milioni di abitanti; il Libano, non la nuova Terra Promessa, ha accolto più di un milione di siriani in una popolazione di circa quattro milioni di abitanti. Lo hanno fatto per i due motivi di cui sopra: umanità ed empatia di fronte alle tragedie degli esseri umani; lungimiranza rispetto al tempo che viviamo e alle risorse che ogni persona possiede.
Qualcuno diceva che “nessun uomo è un’isola”. E’ proprio così: le battaglie per difendere se stessi e tentare di rimanere almeno penultimi ci annienteranno, quelle per tendere una mano e crescere insieme ci salveranno. A noi la scelta.

casa loro

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