DJ FABO

Per quasi quaranta anni ho fatto il medico di famiglia, una bellissima professione. Mi considero fortunato rispetto ai molti che sono stati costretti dal bisogno a fare un lavoro che non gli piaceva o che non hanno scelto e a quelli, troppi, che non hanno nemmeno quello.
Con tutto ciò, ho vissuto momenti dolorosissimi. Tra i peggiori, ricordo quando un malato costretto al letto da mesi invitava i suoi parenti senza più lacrime a uscire dalla stanza. Poi dalle carni afflitte da dolori atroci, dalla pelle piena di piaghe maleodoranti, dalle labbra attraverso cui non entrava più cibo e passava a stento l’aria mi chiedeva una cosa terribile. Ricordo l’angoscia di non potere fare più nulla per guarire, per curare, per lenire quelle sofferenze.
Ricordo l’impotenza per non potere aiutare a porre fine a una vita ridotta ormai a immeritata sopravvivenza quelle persone che, come diceva Eliot, furono belle e ben fatte al pari di te.
In Italia non esiste una legge sulla eutanasia. Per questo un ragazzo brillante, e per certi versi geniale, conosciuto come DJ FABO è stato costretto ad andare in Svizzera per avere il suo diritto a morire dopo essere rimasto totalmente paralizzato e cieco e oggi chiede al Presidente Mattarella di usare la sua moral suasion verso il Parlamento.


Dopo il caso dolorosissimo di Eluana Englaro è stato avviato l’iter per approvare una legge, non sull’eutanasia (sarebbe troppo in un Paese come il nostro!), ma almeno per il rispetto della volontà di chi vuole porre fine a una vita senza speranza. La legge, che pure avrebbe i numeri per essere approvata (sono d’accordo i due maggiori partiti: PD e Cinque Stelle), è ferma per l’ostruzionismo dei partiti di destra.
La cosa più disgustosa della destra italiana (non è così per quella tedesca, francese o inglese) è il cinismo.
Gli esponenti di Salvini, Meloni, Forza Italia sanno bene che questa è una legge di civiltà. Cercano però di raccogliere in modo miserabile il voto dei cattolici istigati dalle gerarchie ecclesiastiche più retrive.
Per fortuna non siamo più alla barbarie di una Chiesa che negava i sacramenti e perfino la sepoltura in terra consacrata ai suicidi. Oggi i preti si uniscono al dolore dei familiari che si interrogano con angoscia sull’estremo gesto di un loro congiunto e dimostrano il giusto rispetto nei confronti delle infinite sofferenze del corpo e dell’anima di chi si suicida.


Spero molto che questo Papa, che coraggiosamente ha saputo essere inflessibile verso i preti pedofili e verso i ricchi che causano povertà e disoccupazione, dica parole che non permettano a una destra senza vergogna di ostruire il cammino della civiltà per un pugno di voti.

fabo

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