TRUMP AUMENTA LE SPESE MILITARI

Il Presidente Trump ha deciso un aumento di 54 miliardi di dollari (100.000 miliardi delle vecchie lire) per le spese militari. Lo ha fatto per due motivi: per restituire il favore ai produttori di armi che hanno contribuito generosamente alla sua campagna elettorale e per attuare la sua politica “America first”, l’America innanzitutto.
E’ una cattiva notizia per gli americani. Infatti queste risorse vengono sottratte allo stato sociale e ai fondi per l’ambiente: cioè meno democrazia e meno futuro.
E’ soprattutto una cattiva notizia per il mondo intero. Una cartella dattiloscritta è uno spazio troppo breve per spiegare in modo articolato ogni cosa ma voglio sottolineare come la produzione di armi abbia un ruolo fondamentale per generare, influenzare e accrescere i problemi che oggi più affliggono i popoli.
Aumenta il pericolo di una guerra di immani proporzioni ma, da subito, favorisce i conflitti locali. Innanzitutto perché alle soluzioni diplomatiche viene sostituita una politica di confronto muscolare. In secondo luogo per motivi geopolitici di controllo di zone di influenza strategica. E infine, da non sottovalutare, per testare “sul campo” le nuove armi. La guerra in Siria è l’emblema di tutto questo.
Causa l’ulteriore devastazione e l’impoverimento di intere zone del Pianeta favorendo, anche grazie all’enorme massa di profughi, migrazioni di portata biblica che causano instabilità sociale e demografica: nei Paesi di origine, per il depauperamento delle migliori risorse umane; e nei Paesi di destinazione perché creano difficoltà di tenuta dello stato sociale, del mercato del lavoro, della stessa tenuta demografica.
L’aggressione nei confronti delle Nazioni colpite alimenta il terrorismo. La stupida guerra di Bush in Iraq è la prova più evidente di tutto questo.
La guerra in Iraq ha avuto anche altri effetti su cui è importante riflettere. La sconfitta in Vietnam era nata da due problemi: le famiglie erano stanche di vedere tornare i loro figli dentro i sacchi neri dei caduti e i contribuenti erano stufi di pagare le enormi spese della guerra. Per evitare questo ultimo motivo, cui gli Americani sono molto sensibili, il Presidente Bush ha indebitato gli USA con cifre enormi provenienti dalla finanza internazionale. Questo ha avuto due risvolti.
Il primo: le grandi masse di capitali hanno creato alle banche americane una enorme disponibilità che, per questo, hanno avviato una concessione di mutui a condizioni vantaggiosissime e anche a clienti sicuramente insolvibili che hanno acquistato case favorendo la famosa “bolla immobiliare”. I crediti inesigibili sono diventati parte integrante dei cosiddetti “titoli tossici” che hanno infettato le banche a livello mondiale. Queste a loro volta hanno attuato una stretta creditizia nei confronti di artigiani, commercianti e piccoli imprenditori.
Il secondo: la finanza internazionale è diventata potentissima garantendo profitti di gran lunga maggiore rispetto ai capitali di investimento produttivo. Questo, unito all’emergere grazie alla globalizzazione di nuove potenze economiche, ha causato una grave crisi produttiva e occupazionale che è la principale causa di carenza di lavoro (non certo la concorrenza degli immigrati).
La forza del capitale finanziario ha irrobustito e moltiplicato i paradisi fiscali, l’evasione fiscale e la corruzione.
Infine, l’enorme incremento dell’industria delle armi favorisce il traffico clandestino di armi legato alla criminalità internazionale intrecciandosi con quello della droga.

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