IL FUTURO DEL CENTRO-SINISTRA

Alle primarie voterò per Orlando. E’ una delle ultime occasioni per fermare l’involuzione del PD.

Questo non vuol dire che entrerò nel PD. Temo che il congresso non sarà efficace perché le analisi, le proposte, le idee della base non conteranno nulla; perché i militanti conteranno meno delle tessere; perché il dibattito sarà assorbito dalla campagna elettorale delle Primarie in cui i peggiori lavoreranno per “cercare casa”. Oggi non è il momento per chiudersi dentro uno steccato, tanto meno in un partito che ha subìto una brusca involuzione (come spesso accade, Nichelino ha fatto da apripista a livello nazionale: questa volta in negativo). La sinistra ha lasciato per troppo tempo sullo sfondo ideali, strategie, cultura, radicamento tra i lavoratori e i disoccupati. I più deboli, la sua base sociale, si sentono rappresentati poco o nulla. Questo ha portato il popolo della sinistra a dividersi in quattro grandi aree:

  • Una parte è rimasta nel PD
  • Una seconda si è collocata nelle varie formazioni a sinistra del PD
  • Una terza è nel movimento 5 Stelle
  • Una quarta, ed è la più importante, è rifluita nel disimpegno e nel non voto.

Io, ma credo molti altri come me, faccio parte di un quinto gruppo: quello di chi non si astiene e al momento di votare sceglie il meno sfavorevole; che, senza entrare in nessun recinto, vuole dialogare con tutti e lavorare per la riunificazione delle diverse aree della Sinistra. Questo è possibile solo riaffermando quattro capisaldi: ideali, impegno, generosità, cultura.

E’ un progetto ambizioso che richiederà un tempo lungo perché si tratta di riscoprire percorsi comuni, analisi comuni, linguaggi comuni ma è l’unico che possa garantire all’Italia uno sviluppo basato sul rispetto del lavoro, dello stato sociale, della democrazia.

Già oggi è possibile però costruire un programma condiviso tra le varie forze della sinistra purché ci sia il rispetto della diversità degli altri e si metta al primo posto l’interesse della Nazione e dei più deboli. E’ stato possibile con l’Ulivo di Prodi. E’ possibile oggi nel Portogallo dove una coalizione di Centro-Sinistra governa e ha portato aumento dell’occupazione, dei salari, delle pensioni e riduzione del debito pubblico. E’ possibile governare anche con una sinistra plurale, e che oggi non può che essere plurale. E’ possibile vincere.

Al centro-sinistra occorrerebbe un federatore. Purtroppo abbiamo invece un rottamatore.

Renzi è uno che divide e non unisce. Con molta probabilità vincerà le Primarie, ma perderà le elezioni.

Non solo per lo scandalo Consip o per la vicenda Lotti-Minzolini o perché ha fatto il jobs act, scritto malamente una riforma costituzionale, favorito la scissione, sviluppato una imbarazzante contiguità  con le banche, fatto una legge elettorale incostituzionale. Perderà perché chi mette al primo posto le proprie ambizioni rispetto alla vittoria o alla sopravvivenza del proprio campo è destinato a perdere.

Renzi perderà perché è un perdente..

Il risultato delle Europee è stato un effetto ottico (c’era la faccenda degli ottanta euro e poi quelle sono elezioni in cui la sinistra ha avuto strada facile: ricordate il sorpasso del PCI di Berlinguer sulla DC?).

Dopo è finito l’incanto. Le amministrative sono state un disastro. Il referendum, una disfatta.

D’Alema, Veltroni, Bersani ci avevano abituato a una prassi: chi perde, si fa da parte. Renzi, no.

Ha detto che lasciava, che ritornava alla vita privata. Ma così, per dire. Con la stessa sincerità con cui ha detto “Letta stai sereno”. Non ha nessuna intenzione di farlo così come non rinuncerà al suo stile dell’uomo solo al comando, del “Giglio Magico”, del cercare più i voti di destra che quelli di sinistra, di cercare più il consenso immediato che un progetto radicale di lungo periodo per cambiare l’Italia, di preferire i Verdini ai Bersani, di guardare più ai banchieri che ai disoccupati. Con lui alla guida, il PD perderà progressivamente ogni connotazione di sinistra e una coalizione di Centro-Sinistra sarà impossibile. E senza una coalizione di Centro-Sinistra non c’è speranza di vincere. 

Angelino RIGGIO

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