UNA FAVOLA MODERNA

Circa quindici anni fa mia cognata, dopo una lunga sofferenza, è morta in Sardegna per un linfoma non Hodgkin. Si tratta di un tumore maligno che origina dai linfociti, cellule principali del sistema immunitario presenti nel sangue, nel tessuto linfatico di linfonodi, milza, timo e midollo osseo.

Dopo appena due anni, mi è capitato di diagnosticare la stessa malattia a una mia paziente. Francesca (il nome è, per ovvi motivi, di fantasia) allora aveva solo diciannove anni. Quando avevo studiato quelle malattie, nel 1977, la sopravvivenza con un tumore di Hodgkin era del 47% mentre per quello non Hodgkin la mortalità era del 100%. La recente morte di mia cognata mi faceva pensare il peggio. Con immenso dolore sono andato a trovare la mia giovanissima paziente alle Molinette. Qui mi sono imbattuto nel primo imprevisto. Francesca, che stava affrontando la chemioterapia con una forza senza pari,  sembrò confortare lei me e non il contrario. E’ la dimostrazione che quello che ho dato ai miei pazienti è infinitamente di meno di quello che ho ricevuto e quello che mi hanno insegnato è molto di più dei consigli che sono riusciti a dargli.

Ma il secondo imprevisto fu ancora più istruttivo. Un giovane specializzando mi mise in un angolo e mi spiegò che, grazie alle nuove tecniche, era possibile fare a Francesca una chemioterapia più che mortale preservando il suo midollo, colpendo cioè in modo pesantissimo le cellule cancerose e risparmiando quelle sane che potevano così riprodursi.

Aveva ragione quello specializzando: Francesca tornò a casa. Naturalmente il suo corpo era fiaccato e soprattutto era andata incontro a una menopausa precoce (a diciannove anni!) ma era viva. Doveva solo fare i controlli alle Molinette perché la malattia poteva ripresentarsi. Ovviamente io e lei stavamo in all’erta.   Pochi anni dopo mi disse di avere avuto delle perdite ematiche. Con l’angoscia nel cuore, provai a scherzare: “Forse ti stanno tornando le mestruazioni”. Così, oltre alla visita oncologica, prescrissi una visita ginecologica. L’oncologo ci rassicurò. Il ginecologo ci diede una notizia eccezionale: quelle perdite erano veramente mestruazioni. Naturalmente era troppo presto per cantare vittoria e comunque questo non significava che la fecondità poteva tornare, perché era stata certamente compromessa dalla pesantissima chemioterapia.

Eravamo rassegnati ma felici. Che lei fosse rimasta viva e avesse di nuovo il ciclo era già un miracolo. Il ciclo restò in ogni caso estremamente irregolare. La cosa più probabile era che l’attività ormonale residua era insufficiente a mantenerlo regolare.

Qualche tempo dopo, erano già passati dieci anni dalla diagnosi di linfoma non Hodgkin, Francesca venne in studio a dirmi desolata che le mestruazioni erano scomparse. A questo punto osammo sperare l’impossibile.

Giorni dopo Francesca tornò in studio con gli esami e mi disse: “Dopo mio marito, lei è il primo che lo sa.” Scoppiammo a piangere. Oggi Francesca è mamma da qualche anno.

E’ una storia vera, ma è come se fosse una favola. E come tutte le favole ha una morale. Anzi ne ha più di una.

La prima è che bisogna avere fiducia nella scienza e nel futuro.

La seconda è che il nostro Sistema Sanitario Nazionale e, in generale, il nostro stato sociale sono le nostre più grandi conquiste e le dobbiamo difendere da chi vuole toglierle o distruggerle lentamente sottraendo continuamente fondi, risorse e personale.

Angelino RIGGIO

2 comments Add yours
  1. Sarebbe il caso di inviare questa bella storia al concorso letterario “Racconti di nascite” promosso dall’ASL TO 5
    insieme alle biblioteche di: Nichelino, Carmagnola, Chieri,Moncalieri. Credo che proprio in questi giorni termini il bando. Auguri Anna Virginia

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