VIOLENTATORE ASSOLTO PERCHE’ LA VITTIMA NON URLO’

 Il Tribunale di Torino (giudice Diamante Minucci) ha assolto dall’accusa di violenza sessuale un collega di Carla (nome di fantasia) per presunti abusi sul luogo di lavoro subiti dalla donna. La motivazione: Carla durante le violenze si limitò a dire “basta”, ma non urlò.

   La donna non ha “tradito quella emotività che pur doveva suscitare in lei la violazione della sua persona”, scrive il giudice nella sua dotta sentenza. Ragione per cui l’uomo è stato assolto perché “il fatto non sussiste”, mentre il pm Marco Sanini, aveva chiesto una condanna a dieci anni per l’imputato.

  Sono disgustato da quanto letto. Le sentenze, ci ripetono, si applicano e non vanno discusse. Invece certe sentenze devono essere discusse, condannate e divenire solo cattivi ricordi condannati nella storia insieme al diritto maschile di violentare una donna perché vestita in modo “provocante”. Troppo spesso la donna da vittima diventa colpevole. In questo caso la vittima Carla è colpevole per non aver gridato.

  Signor giudice, ma Lei è così sicuro che una persona violentata e terrorizzata debba per forza urlare? Ma dove l’ha letto? Ha mai sentito dire che spesso l’urlo vorrebbe uscire ma si blocca in gola per il terrore? Lei, signor giudice, non ha ascoltato la testimonianza di Carla, già vittima di abusi da parte del padre durante l’infanzia? Non ha saputo capire perchè Carla potesse parlare confusamente mentre Lei la interrogava?

  In giudice ha deciso che tu, Carla, donna violentata devi urlare se vuoi che la legge ti difenda, non devi pensare al terrore, al dolore, alla rabbia, all’uomo che ti sta umiliando ed uccidendo tante cose in te. Non devi pensare che non sia giusto essere violentata perché donna, non devi pensare che non sia giusto provare così tanto dolore.

 Tu donna durante la violenza devi pensare a un giudice che ti dovrà giudicare e potrà dare ragione solo se avrai urlato e avrai richiamato testimoni. In fondo sei solo una donna e come donna, se “onesta”, devi reagire urlando. Magari devi soffrire più dolore possibile, devi avere lividi e tagli sul tuo corpo, solo così potrai dimostrare di non essere stata consenziente.

  Carla ora dovrà pagare le spese legali (immagino) e difendersi dall’accusa di calunnia. E’ così strano che abbia dichiarato che se potesse tornare indietro non denuncerebbe più il suo violentatore? Questa sua dichiarazione significa una grande sconfitta per la giustizia troppo spesso  pronta a difendere il più forte ed a condannare il più debole.

  Carla non sei riuscita a gridare, a farti sentire dal tuo giudice, ma noi tutti dobbiamo gridare insieme a te affinché il nostro grido arrivi al tuo violentatore ed ai tuoi giudici: “Vogliamo giustizia”.

Gianni ZANIRATO

One comment Add yours
  1. Direi che la giustizia a volte è una farsa…come può un uomo con la toga che dovrebbe esistere x difendere i soprusi decidere che un vigliaccio possa tranquillamente fare ciò che ha fatto ad una donna terrorizzata senza subire una giusta condanna…la legge non è proprio uguale x tutti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *