TRUMP GENEALOGY

Ho trovato sul giornale economico “I diavoli” questa interessante saga familiare.

Ultimo lustro del XIX secolo: il sedicenne Friedrich Trump, cresciuto a Kallstadt, in una zona di viticoltori, si muove d’anticipo sulla chiamata coatta alla leva militare ed emigra negli Stati Uniti per cercare fortuna. Approda prima a New York, dagli zii, e poi, si muove verso Ovest. È un giovane famelico, che vuole fare affari, e la sua scalata comincia a Seattle con il “The Dairy Restaurant”, una piccola ma avveduta impresa nell’ambito della ristorazione-bordello: davanti si servono piatti caldi, nel retro “ragazze sportive”, a basso costo.

È una formula che resta cara al giovane Friedrich, ora americanizzato in Frederick, e che ripeterà più volte per ingigantire il suo capitale, fino ad approdare nello Yukon, sulla scia della corsa all’oro. Anche lì: i cercatori setacciano i torrenti in cerca di pepite, Frederick gli offre ristoro tramite il sollazzo con giovani ragazze, dietro copertura di una tavola calda. Poi investe e lavora anche come barbiere, ma dietro l’innocente mestiere c’è sempre il torbido imbroglio, tagli di capelli e rasatura fanno ancora da copertura per affari sottobanco, stavolta più grandi, con criminali e mafiosi.

Nel 1918 Frederick Trump è una delle tante vittime mietute dall’epidemia d’influenza spagnola, e il suo capitale passa al figlio Fred, che insieme vi eredita l’insaziabile e spasmodica voglia di fare affari ad ogni costo, un vangelo familiare sintetizzabile nella massima di “fotti il prossimo tuo”, meglio se più debole. Fred infatti simpatizza per il Ku-Klux Klan, a cui probabilmente aderisce anche, come testimonia il suo arresto durante la sommossa razzista a Jamaica del ’29, nella zona di Queens dove vive. Il capitale ereditato dal padre viene subito reinvestito da Fred, che ha fame e lungimiranza speculativa, per questo si infila subito – sono gli anni del secondo conflitto mondiale – nel giro dei costruttori: garage residenziali, caserme e caseggiati, appalti vari nel settore immobiliare. Tutte imprese che Fred tira su all’insegna dello sfruttamento di manodopera low cost e dell’evasione fiscale, siglando patti con figure che saranno cruciali per la costruzione del suo impero senza ostacoli di sorta. Negli anni cinquanta il suo socio d’eccellenza è Willie Tomasello: uno che può fornirgli liquidità quando ne ha bisogno, che “cura” le beghe sindacali, e che vanterà nel suo curriculum un’identificazione dell’Fbi come associato delle famiglie mafiose newyorkesi dei Genovese e dei Gambino.

I tre figli maschi di Fred Trump e della moglie Elizabeth Christ vengono iniziati fin da rampolli alla gestione e perpetuazione del capitale familiare – il padre li scorrazza a bordo della sua Cadillac attraverso cantieri e proprietà –, ma solo uno di questi si dimostrerà l’erede più affamato di ricchezza e potere, tanto da accaparrarsi la fetta più grossa del patrimonio e, vetta estrema, arrivare sotto i riflettori mondiali che spettano al quarantacinquesimo e attuale presidente degli States.

Sfrontata oggettivazione della donna, alleanza col più forte e sopraffazione del più debole, affarismo spinto nel rifiuto di qualsiasi regola sociale condivisa, individualismo sfrenato e mitomania, si ripetono alla stregua di un cromosoma familiare ed ereditario. Linea di successione: Frederick Trump, Fred Jr. Trump, Donald Trump.

Angelino RIGGIO

One comment Add yours
  1. Molto bravo Riggio a voler cercare da dove arriva il male in certe persone…credo ci siano sempre delle radici nel comportamento di una persona…purtroppo ce ne sono anche di marce!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *