CRONACA D’ UN NAUFRAGIO

E’ una giornata assolata di agosto. Un piroscafo attraversa il mare. Sopra, tra gli altri passeggeri, ci sono 1.200 emigrati ammassati come sacchi di carbone nelle stive e nei locali confinanti. Sono bambini, vecchi e uomini che fuggono dalla fame con il miraggio di trovare una vita migliore aldilà del mare. Improvvisamente una manovra molto azzardata da parte del pilota porta il natante contro gli scogli: in pochi minuti ogni locale è coperto dall’acqua. Urla da tutte le parti, si chiamano i familiari, si cercano i bambini spariti chissà dove, ci si spinge per correre dalla parte dove tutti scappano sperando sia la parte giusta, il terrore è negli occhi e nel cuore di tutti. Centinaia di esseri umani non hanno il tempo di risalire in coperta e sono inghiottiti dalle onde del mare, si odono chiamare nomi di familiari in tante lingue diverse. Uguale è il terrore e l’orrore che vive tutta quest’umanità.
I passeggeri avrebbero potuto salvarsi tutti ma l’evacuazione fu così caotica che alla fine il bilancio è apocalittico: 292 morti. In realtà, si pensa che le vittime siano state molte di più ma nessuno aveva censito i migranti, sicuramente altre merci nelle stive, più preziose degli esseri umani, erano state censite con cura ed esattezza.
CHIARIMENTI SU “CRONACA D’ UN NAUFRAGIO”
L’episodio narrato riguarda l’affondamento della nave “Sirio” in viaggio da Genova al Brasile.
Avvenne il 4 agosto 1906 (111 anni fa). Era una grande nave con cabine di 1^ e 2^ classe ma la parte inferiore conteneva grandi camerate, dove furono pigiati come sardine 1.200 disperate. Queste persone avevano venduto la povera catapecchia e tutto il poco che possedevano (spesso indebitandosi con i parenti) per acquistare il biglietto, di sola andata, per la nave Sirio. Davanti a loro il miraggio della “Merica” dove altri compaesani ormai lavoravano e vivevano in modo dignitoso. Provenivano da tutta Italia, dal Veneto alla Sicilia.
Allora i migranti eravamo noi, figli di braccianti in cerca di fortuna. La tragedia occupò per settimane tutte le prime pagine dei giornali italiani, poi a poco a poco il silenzio. La compagnia di navigazione lasciò i sopravvissuti in sostanza senza indennizzo: i migranti non hanno nulla da vendere se non la loro forza lavoro e ormai questa è stata inghiottita per sempre dal mare.
Chi aveva le cabine di 1^ e 2^ classe, vicino alle scialuppe di salvataggio, si salvò; una parte invece della 3^ classe non riuscì a uscire dalle stive e perirono ufficialmente 292 persone, in maggioranza italiani.
QUESTO AVVENIVA QUANDO AD EMIGRARE ERANO GLI ITALIANI
P.S. La canzone popolare “Il tragico naufragio della nave Sirio” è stata riproposta nel CD “Sento il fischio del vapore” da Francesco De Gregori e Giovanna Marini

di Gianni ZANIRATO

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