1967 (50 anni fa) ci hanno lasciato: Ernesto Che Guevara, don Lorenzo Milani, Gigi Meroni e Luigi Tenco.

Che cosa può accumunare questi personaggi? Almeno due elementi: essere morti 50 anni fa cioè nel 1967 e non aver visto, quindi, la ribellione che sognarono e che avvenne nel Sessantotto e negli anni seguenti con i suoi entusiasmi e i suoi gravi errori. Qualcuno troverà irriverente e sacrilego accostare un rivoluzionario come il “Che” a un calciatore come Meroni. Credo che così non sia. Cercherò, in poche righe, di parlare di questi personaggi con gli occhi di un 15enne, che si appresta a essere inghiottito dal movimento studentesco di quegli anni: tra storia e ricordi. Non è solo la mia storia ma anche quella di milioni di giovani che si preparavano a partecipare da protagonisti alla vita politica e sociale.

    Il Sessantotto non fu solo un movimento politico e sociale che interessò milioni di giovani in tutto il mondo, le sue sfaccettature furono innumerevoli; il Sessantotto (con le sue rivolte e le sue utopie mai realizzate) toccò tutti gli aspetti della vita pubblica e privata. Dopo quegli anni il mondo non sarà più come prima e la rivoluzione più importante e duratura fu, probabilmente, nei costumi, più che nella politica.

   Indicherò anche alcuni libri e CD sui personaggi citati che, richiesti, la libreria  “Amici del Cammello” sarà lieta di procurare. Se qualcuno pensa che la mia sia pubblicità occulta per la nostra associazione, posso rassicurarlo: questa mia pubblicità è assolutamente palese.

Oggi parlerò di:

ERNESTO “CHE” GUEVARA

   Ernesto Guevara (1928-1967) è un medico di origine argentina.

    Viaggiò molto nei Paesi dell’America latina (anche con la sua famosa motocicletta), rendendosi conto delle condizioni di estrema miseria in cui viveva la stragrande maggioranza delle popolazioni dell’America meridionale.

   Conosciuto Fidel Castro, fu un protagonista della rivoluzione cubana contro il dittatore corrotto Fulgenzio Batista, salito al potere grazie a una serie di colpi di Stato e all’appoggio degli USA.  Cuba era chiamata anche “il bordello degli Stati Uniti”, (lo yankee che arrivava all’isola poteva soddisfare ogni suo desiderio, purché avesse tanti dollari da investire nei bordelli di lusso e nei casinò).
Nel 1959 i rivoluzionari cubani rovesciarono Batista e fondarono un governo democratico e socialista. Di tale governo Guevara (chiamato familiarmente anche “Che”) divenne ministro dell’economia.  Al “Che”, però, premeva soprattutto diffondere negli altri Paesi gli ideali della rivoluzione, tra il quale la riforma agraria, con la quale distribuire la terra a tutta la popolazione togliendola dalle mani di pochi latifondisti e la nazionalizzazione di tutte le industrie.
Guevara lasciò quindi Cuba e partecipò alle rivolte del Congo e della Bolivia. Qui fu catturato (con l’aiuto dei servizi segreti americani) dalle forze governative e ucciso. Fu sicuramente il simbolo più amato dai sessantottini (e, parafrasando Sabina Guzzanti, anche il rivoluzionario più ”bono”).

Quando la TV annunciò che era morto forse non lo avevo mai sentito nominare: nella mia famiglia si parlava di antifascismo, s’imprecava contro i padroni, ma si respiravano, per dirla con Guccini, solo “vaghe idee di socialismo” e di certo non si era mai parlato della rivoluzione cubana.

M’impressionò il suo viso barbuto e i suoi occhi che sembrano vedere molto più lontano dei nostri.

La TV portò nelle nostre case l’immagine del “ Che “ morto, disteso e seminudo.  Mi apparve subito alla mente il “Cristo morto” di Andrea  Mantegna e tuttora non riesco a tenere separate le due immagini.

Il “Che” lo incontrai poi, mille volte nei cortei e nei miei sogni per  una società più giusta: “Da ciascuno secondo le sue capacità, a ciascuno secondo le sue necessità” (Karl Marx).  Lessi il suo diario, i suoi discorsi, imparai a memoria molti suoi pensieri che citavo parlando alle assemblee di studenti durante le manifestazioni e le occupazioni.

Il “Che” lo rincontrai nel 1993, a Cuba in una vacanza da sogno ancora più bella perché la vissi con la mia compagna. Lo vidi nei giganteschi murales, nelle magliette dei giovani e non giovani, nelle canzoni da cantare con il pugno chiuso rivolto al nemico di classe immaginario. Lo ritrovai nelle parole e nell’entusiasmo dei cubani.

Sarà un mio punto di riferimento per le lotte e l’amore verso le persone meno fortunate soprattutto quelle provenienti dai paesi più poveri.

di Gianni Zanirato

Riguardo  Ernesto “Che” Guevara consiglio:

LIBRI:

  • Ernesto Guevara: “Diario del Che in Bolivia” Feltrinelli

2)     Paco Ignacio II Taibo: “Senza perdere la tenerezza. Vita e morte di Ernesto Che Guevara”

3)   Che Guevara: “hasta siempre comandante”

  CANZONI:

1)     Hasta Siempre (conosciuta anche come Hasta siempre comandante)

FILM:

1)     Diari della motocicletta

2)    Che, l’argentino

 

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