PER CHI VOTERANNO I LAVORATORI ?

Secondo un sondaggio di qualche settimana fa (eseguito dall’istituto Ipsos),  nel momento in cui si andasse alle urne, il 39 % dei lavoratori voterebbe M5S, il 20% la Lega di Salvini e solo il 19% il PD. Sembrano passati anni luce da quando la stragrande maggioranza degli operai votava a sinistra: “lavoratori” e “sinistra” erano quasi sinonimi. Evidentemente i lavoratori non si sentono più rappresentati dal PD e dalle decisioni portate avanti dai governi di centro sinistra (prima di tutto hanno pesato sicuramente le leggi sul lavoro e sulle pensioni).

     Gli esiti del sondaggio non devono meravigliare: già nelle elezioni del 2009 e del 2013 il voto degli operai andava prima di tutto al Centrodestra ed al nord soprattutto alla Lega.

   Secondo questo sondaggio Il 39,5 % dei disoccupati voterebbe per i grillini, solo il  22,2% per il PD, FI 15,5%, Lega 10,8%.

   Tra gli imprenditori, liberi professionisti  e dirigenti vincerebbe (31,6%) il PD, il 28,2% voterebbe per il Movimento 5 Stelle, il 10% Forza Italia, il 9,9% la Lega.

Tra gli studenti, il 37,2% sceglierebbe i 5 Stelle, il 33,3 il Pd, il 6,3% Fratelli d’Italia, il 5,7% Forza Italia e il 5,1% la Lega.

   M5S vincerebbe anche tra artigiani e commercianti (39,3%). Pd al 19,4% e Lega al 17,7%. Segue Forza Italia, al 10%, e al 7,5% FdI.

    Dopo le leggi sulla “Buona scuola” gli insegnanti sono divisi:  ai 5 Stelle avrebbe il 34,1%, al PD il 30,1%, alla Lega il 10,4%, a Forza Italia il 10,2% .

 I Pensionati rimangono l’ultimo baluardo del Pd e dei sindacati. Il 42,4%  dei pensionati sceglierebbe il Pd, il 21% i 5 Stelle, il 12,1% Forza Italia, l’11,1% la Lega. 

La “sinistra” renziana insomma rimarrebbe il punto di riferimento di pensionati ed ….imprenditori.

  Sicuramente i sondaggi vanno presi con le pinze soprattutto dopo le figuracce subite recentemente, in Italia e non solo, dagli istituti addetti. Credo, però, che questo sondaggio sia molto vicino alla pancia degli elettori, magari un po’ di meno al loro cervello, almeno così spero.

  Carissimo Matteo Renzi, non credi che anche tu dovresti ragionare un po’ su questi dati? Non credi che siano una sconfitta verso la tua politica? Un partito di sinistra non può considerarsi tale se non ha l’appoggio dei lavoratori e dei giovani. L’ avversario di un partito di sinistra non può essere il sindacato e mi puzza un po’ quando questo partito ha palesemente l’appoggio degli imprenditori.

   I vecchi compagni ci dicevano che non volevano morire democristiani, oggi rischiamo di morire grillini e sinceramente non so quale delle due ipotesi sia la migliore.

 Si dice, ed ormai sembrerebbe una verità indiscutibile, che la suddivisione tra destra e sinistra non abbia più ragione d’esistere.   Io invece sono convinto che così non sia e Noberto Bobbio ce lo aveva dimostrato con argomentazioni molto condivisibili alcuni anni fa.

 

   C’è qualcuno su questo nostro giornale che sia d’accordo con me? Mi piacerebbe ottenere risposte alla mia domanda: la suddivisione tra destra e sinistra è ormai superata?

                                                                         di Gianni Zanirato

 

 

   Come avrete notato, nell’ articolo non ho indicato le percentuali dei gruppetti a sinistra del PD. Infatti tutti insieme raggiungerebbero pochissimi punti in percentuale ed, inoltre, non si possono sommare i loro teorici voti perché questi gruppetti sono in perenne lotta tra loro per motivi ignoti ed incomprensibili alla maggioranza dei lavoratori.

3 comments Add yours
  1. Vedo riportata sulla pelle di Renzi una situazione analoga a quella vissuta dal nostro ex Sindaco Angelino Riggio, entrambi sfiduciati dal proprio partito o da qualcuno all’interno del medesimo. Tutti nell’arco dell’intera vita commettiamo errori, essi sono più o meno gravi considerando la lente d’ingrandimento utilizzata dall’avversario, ed è questo il punto, e cioè la rivalità creatasi all’interno del proprio PD che addirittura ignorò la decisone di un intero elettorato come accadde a Riggio (ex Sindaco di Nichelino) e sta accadendo all’interno del M5s col caso Cassimatis a Genova.
    Tutti si sono scagliati contro Renzi per il referendum proposto dalla sua squadra di lavoro, approvato quasi da tutti alla Camera, poi bocciato in campo di battaglia perché avremo rischiato una dittatura. Bene, ora prepariamoci ad una bella e buona senza nemmeno dover cambiare la Costituzione Italiana, quando a governarci sarà il titolare fantasmagorico di una società privata con l’appoggio di un intero popolo di arrabbiati e disperati che preferiscono lanciarsi nel buio verso la dittatura pur di avere la governabilità del paese, la medesima governabilità che desiderava Renzi utilizzando “forse dei metodi sbagliati per ottenerla” dipendendo ovviamente dalla lente d’ingrandimento utilizzata per fare un giudizio.
    Vedo che a livello mondiale, interi popoli cercano un leader autoritario capace di governare senza ostacoli, Erdogan n’è l’esempio più recente, ormai la democrazia sta perdendo terreno di fronte alla dittatura e sicuramente nel nostro caso, tantissimi Italiani preferiranno quella di Grillo di fronte alla presunta addossata a Renzi qualora avesse vinto il suo Referendum.
    Quindi la suddivisione tra destra e sinistra è ormai superata, ora abbiamo a che fare con populisti e riformisti, la democrazia non è stata capace di governare grazie ai suoi interlocutori incapaci di sedersi ad un tavolo per decidere cosa era meglio per i suoi elettori, anteponendo i propri interessi e traguardi in una interminabile concorrenza sleale per assicurarsi poltrone a discapito della tanto desiderata governabilità pretesa dal popolo, un dittatore invece potrà farlo senza indugi ne ostacoli.
    Nel Portogallo la democrazia ancora funziona, grazie alla collaborazione tra i partiti dell’opposizione, parlando tutti la medesima lingua (contrariamente alla Babele Italiana), riportando la volontà degli elettori ai fatti concreti grazie allo spirito di collaborazione sinonimo di governabilità.

    1. Ciao.
      Il fatto che non ci sia più una linea netta che separi, a livello partitico, la destra dalla sinistra non significa che non ci siano ancora sensibilità politiche e sociali differenti. Credo occorra mettersi d’ accordo sul significato delle parole. A suo tempo avevo seguito questo dibattito attraverso le analisi di Noberto Bobbio. Egli affermava che le parole chiave per distinguere destra da sinistra sono: “uguaglianza”contro “disuguaglianza”. La sinistra era sempre stata per l’uguaglianza di tutti gli uomini, non solo di fronte alla legge, ma anche di fronte al tema fondamentale della distribuzione della ricchezza prodotta dal lavoro umano.
      Ecco, questo mi sembra ancora di grande attualità. Se uguaglianza e disuguaglianza sono le parole cardini occorre vedere cosa hanno realizzato in questo senso la sinistra e la destra e non solo in Italia. Dopo anni di governo, in importanti paesi d’Europa, la distanza politica, sociale ed economica è diminuita od aumentata? Questo dovremmo, a mio parere, analizzare.
      Gianni Zanirato

  2. Leggo parole cardini associate, e cioè “uguaglianza” alla sinistra, e “disuguaglianza” alla destra, come l’esistenza del bene e del male rispettivamente.
    Cosa hanno realizzato in questo senso la sinistra e la destra e non solo in Italia ?: bene direi che hanno sprecato energie e tempo per screditarsi a vicenda nella continua lotta per la conquista del potere a discapito della distribuzione della ricchezza prodotta dal lavoro umano. “Uguaglianza” e “Disuguaglianza” a questo punto, possono benissimo essere associate a chiunque (destra, sinistra o addirittura populisti).
    Una distanza politica non dovrebbe esistere perche la politica dovrebbe essere unica e concentrata nella giusta distribuzione della ricchezza. Gli interlocutori di questa unica e sana politica potrebbero avere differenti punti di vista di come raggiungere gli obiettivi, che in ogni caso, dovrebbero trovare soluzioni che soddisfino tutti o buona parte del popolo che rappresentano.

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