LA DEBOLE VITTORIA DI ERDOGAN

Recet Tayyp Erdogan, premier turco, ha vinto il referendum sul presidenzialismo con il 51,3% dei voti.

Quello che caratterizza una democrazia non è semplicemente il voto (molti fascisti da Mussolini a Hitler a Trump o Orban) sono saliti al potere col voto, ma è l’equilibrio tra i poteri. Con questo referendum Erdogan vedrà legittimato, di fronte al suo popolo e di fronte alla comunità internazionale, quello che di fatto ha già: pieni poteri sul piano esecutivo, legislativo e giudiziario, nonché sulle forze armate.

Ma è una falsa vittoria.

  • Erdogan aveva dalla sua la forza di premier in carica, risorse economiche ingenti, il sostegno di tutti i media, l’intimidazione dell’opposizione. Dopo la farsa del fallito colpo di stato contro di lui dell’anno scorso (che di fatto è diventato un vero colpo di stato a suo favore) Erdogan ha fatto epurazioni durissime nell’esercito, licenziato o incarcerato magistrati, insegnanti, giornalisti, blogger e tutti gli opinion leader che potevano metterlo in discussione. Nelle sue prigioni, in proporzioni, ci sono più oppositori che in qualsiasi Paese al mondo, comprese le peggiori dittature. Per fare posto nelle carceri a chi la pensava diversamente da lui, ha liberato decine di migliaia di criminali comuni.
  • Erdogan, oltre ai vantaggi interni, godeva e gode tuttora di un forte potere internazionale: per la sua posizione geopolitica (è una delle quattro potenze regionali nel medio oriente insieme a Israele, Arabia Saudita e Iran); per la sua appartenenza alla NATO; per il suo ruolo nella guerra in Siria; per l’attività di filtro (di fatto il blocco in campi di concentramento) dei profughi siriani che diversamente andrebbero in Europa; per il ruolo nel South Stream, il gasdotto che segue la rotta meridionale dalla Russia verso il Mediterraneo).
  • Come se non bastasse l’OSCE, l’Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa, ha denunciato che ben due milioni e mezzo di voti sono illegali perché le schede elettorali con una decisione avvenuta a urne aperte sono state ritenute valide anche se prive della prevista timbratura, con evidenti segnali di brogli.

Malgrado tutto questo, Erdogan ha vinto di stretta misura. Quello che doveva essere un trionfo è stata la certificazione della debolezza di un dittatore corrotto.

Le elezioni turche ci insegnano molte cose.

La prima è che la democrazia è più forte di quanto non si creda. Malgrado, gli arresti, le minacce, la carcerazioni, il bavaglio a giornalisti Tv, Internet, malgrado la sproporzione delle forze in campo, il NO al referendum ha quasi vinto e forse senza i brogli avrebbe vinto.

La seconda è che la democrazia è amica della cultura e del progresso. Il NO ha vinto in tutte le regioni più avanzate e nelle grandi città industriali come Istanbul, Smirne e nella stessa capitale Ankara.

La terza è che la politica è qualche cosa di bello e importante e non solo la schifezza di chi la fa solo per interessi personali, spesso innominabili. Quando ci sono di mezzo gli ideali (e la democrazia è uno dei più grandi ideali), si è pronti a impegnarsi in prima persona e a rischiare anche il carcere, la perdita del posto di lavoro e perfino la morte come sanno i ragazzi che da ieri manifestano a migliaia a piazza Taksim, la piazza centrale di Istanbul.

Ancora una volta, la buona politica è ideali, impegno, generosità e cultura. Ancora una volta, la buona politica può sfidare avversari potentissimi e feroci.

di Angelino RIGGIO

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  1. “Quello che caratterizza una democrazia non è semplicemente il voto (molti fascisti da Mussolini a Hitler a Trump o Orban) sono saliti al potere col voto, ma è l’equilibrio tra i poteri.”
    Condivido il contenuto dell’articolo e soprattutto le parole riportate qui sopra. Le leggi e la costituzione possono invecchiare ed occorre intervenire, ma dovrà sempre esserci un equilibrio tra i poteri. Negli Stati Uniti, Trump comincia a capire solo ora che essere presidente del più potente paese del mondo non significa essere un dittatore, ci sono infatti degli altri poteri, degli organismi dello stato che glielo impediscono.
    Ricordiamoci anche che pochi mesi fa, in Italia, un referendum costituzionale prevedeva l’aumento dei poteri all’esecutivo. Per fortuna la nostra democrazia prevede il referendum istituzionale e la riforma non è passata. Sia chiaro che non volevo accostare Renzi ad Erdogan, nel modo più assoluto. Era un esempio per spiegare meglio l’equilibrio di poteri in uno stato democratico ed ai pericoli sempre in aguato per una democrazia. Gianni Zanirato

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