VOLONTARIA NELLE ZONE DEL TERREMOTO

 Il Comune di Torino, dove lavoro, ha chiesto ai suoi dipendenti la disponibilità a recarsi nei comuni più colpiti dal grave terremoto che ha messo in ginocchio tanti comuni dell’’Italia centrale. Sono stati organizzati gruppi che, a turno, sono partiti settimanalmente per portare aiuto ed assistenza. Anch’io ho aderito: è stata la mia prima esperienza. 

 Sono stata trasferita ad Arquata del Tronto (Marche), una delle zone più colpite. Lungo il tragitto per raggiungere la sede di lavoro ho incontrato paesi parzialmente distrutti e altri ridotti a cumuli di macerie. Anche la città di Arquata del Tronto è fortemente danneggiata e inagibile. Nuovi uffici comunali sono stati organizzati all’interno di container, in un’area vicina al paese distrutto. All’interno impiegati amministrativi, tecnici e protezione civile, rispondono alle esigenze dei cittadini per tutta una serie di necessità come la richiesta di permessi per accedere in sicurezza alle “zone rosse”, (aree delimitate perché pericolose), comunicare informazioni per affrontare le varie necessità quotidiane.  

  Durante la permanenza ad Arquata è cresciuto in me un forte sentimento di solidarietà e affetto verso i residenti. Vedo il loro lo sguardo triste e disorientato: alcuni hanno perso parenti e amici, non sono più circondati dalle loro case, dalle loro strade e dalla loro comunità.

 Questi cittadini oggi vivono disgregati in vari comuni limitrofi: in albergo, ospiti da amici, nella propria seconda casa, a Roma o in altre città vicine. Nonostante ciò, i cittadini rimasti lavorano per non lasciarsi prendere dallo sconforto, pur consapevoli che non sarà facile ricostruire perché le distruzioni sono immense e la ricostruzione richiederà tanto, troppo, tempo.                                       

Durante i miei quindici giorni ad Arquata ho conosciuto molte problematiche presenti e sono entrata in relazione con gli abitanti, ho visitato, per quanto possibile, il territorio che offre, pur circondato dalle rovine, un paesaggio bellissimo sui monti Sibillini. Ho sofferto nel vedere la distruzione d’interi paesi, ho conosciuto la bellezza di questo territorio e mi sono sentita parte di esso, come se fosse il paese dove sono nata o la città dove vivo. Ho capito con maggiore consapevolezza che tutti i luoghi d’Italia (e non solo) appartengono a ognuno di noi e ne dobbiamo avere cura e attenzione come fosse la nostra casa. Non ricostruire o costruire male significherebbe una grossa perdita umana, patrimoniale e culturale. Per questo dobbiamo continuare a offrire solidarietà e collaborazione per portare a termine la ricostruzione e la rinascita di un territorio oggi molto in difficoltà.

 Intanto ad Arquata la primavera prepotente si fa strada tra le fessure dell’asfalto spaccato e sconnesso dalle violente scosse, affiorano i fiori bucando le macerie delle case. Mi sembra che tutto questo rappresenta la volontà di rinascita. Né é testimonianza, ad esempio, quella dei coltivatori di Castelluccio, comune al confine tra Marche e Umbria, completamente distrutto; nonostante ciò gli abitanti di questo comune hanno saputo organizzarsi per seminare le famose lenticchie. Nonostante le grosse difficoltà anche quest’anno si potrà ammirare lo spettacolo della coloratissima fioritura che ha sempre attirato tanti turisti.      I contadini di Castelluccio ci dimostrano come possano essere ricostruiti i territori.  Non possiamo permetterci di perdere un pezzo importante del nostro patrimonio naturale, culturale e artistico perché questa perdita ci impoverirebbe tutti. Occorre continuare a tenere alto il livello di attenzione nei confronti di queste nostre città e territori che devono rinascere. 

 Poco prima di terminare il mio lavoro al comune di Arquata si sono presentati due uomini che hanno richiesto il permesso per accedere ai percorsi di trekking perché c’erano già stati l’anno prima e volevano ripetere questa bella esperienza. Sono rimasta stupita dal fatto che non conoscessero la situazione attuale del luogo, però mi è sembrato un segnale positivo perché ho percepito il desiderio di ritornare, prima possibile, alla vita precedente al terremoto .

 Presto ripartirò, per altri dieci giorni, per continuare questa importante esperienza.

                                                                     di Cinzia FURNARI

 

 

 

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  1. Brava Cinzia! La solidarietà è una delle forze più grandi per chi è debole. Chi è forte non ne ha in genere bisogno. Chi è debole sa che la forza è nel proteggersi l’un l’altro e sapere che aiutare oggi qualcuno è il modo migliore per avere l’aiuto degli altri nel momento del bisogno. Detto in altri termini: l’altruismo è la forma più intelligente e lungimirante di egoismo.

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