L’AMBIVALENZA DEL VOTO A MACRON

1)  Non a caso il nuovo Presidente francese sul palco ha fatto suonare accanto alla Marsigliese l’Inno alla Gioia di Beethoven, l’inno europeo.

La vittoria di Macron è una buona notizia per l’Europa.

I popoli europei al momento di scegliere tra le sirene populiste e l’europeismo scelgono, malgrado tutto, il secondo.

Così è successo in Austria, così in Olanda.

La Gran Bretagna, dove ha vinto la Brexit, sta cercando di limitare i danni: 100 miliardi da pagare all’UE per l’uscita, condizioni di sfavore verso il mercato più ricco e grande del mondo, una maggiore dipendenza dalla sua ex-colonia (gli USA), il rischio enorme di vedere ridimensionata la Borsa di Londra, le spinte centrifughe della Scozia, di Gibilterra e dell’Ulster.

Il processo europeo, difficile e lento, è per fortuna inarrestabile.

Hanno perso Trump e Putin che apertamente avevano tifato per Marine Le Pen perché il suo antieuropeismo avrebbe trasformato il nostro Continente in uno spezzatino che avrebbero mangiato un boccone dopo l’altro.

Infatti, come ha detto un grande storico, l’Europa è fatta da due piccoli stati (la Francia e la Germania) e da tanti altri Stati che non sanno di essere piccoli.

In un mondo globalizzato, ogni Nazione europea da sola sarebbe travolta dai grandi colossi come gli USA, la Cina, la Russia e dalle potenti multinazionali.

2) La cattiva notizia è che Macron porterà avanti una politica liberista con riduzione dello stato sociale (sanità, pensioni, scuola, ecc.) e diminuzione ulteriore dei diritti e dei salari dei lavoratori.

Il mio amico Gianni Zanirato in un post di piazzadivittorio.it chiedeva: per chi votano gli operai?

La risposta è: esattamente come hanno votato in Francia.

Il voto degli operai, dei disoccupati, degli emarginati francesi si è diviso in quattro tronconi:

  • Una parte ha scelto il male minore: Macron
  • Una parte ha ascoltato le sirene populiste di Marine Le Pen che negano la democrazia, la premessa fondamentale per la difesa dello stato sociale e dei diritti dei lavoratori
  • Una parte consistente (il 16 %, più o meno il numero di voti della sinistra minoritaria di Melanchon) ha votato scheda bianca
  • La maggioranza (più del 30%) non ha votato perché non si sente rappresentato da questo sistema.

Anche in Italia il voto di sinistra è diviso in quattro tronconi (quelli per il centrista Renzi, quelli incantati da Grillo, quelli che votano per una sinistra minoritaria e infine la maggioranza rifugiata nel non voto).

Solo una sinistra unita, plurale e rinnovata può raccogliere il voto operaio e battersi per un’Europa che cambi e difenda il suo vero punto di forza rispetto alle grandi potenze: una tradizione democratica, di difesa dello stato sociale e dei dritti dei lavoratori.

Costruirla è un dovere, una strada lunga ma l’unica da percorrere per evitare i disastri che l’elezione di Macron ha solo rinviato.

di Angelino RIGGIO

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  1. In tutta l’Europa i partiti di sinistra sono in crisi perché non sanno dare una risposta credibile ai grandi problemi che ci colpiscono direttamente: l’economia, il lavoro, l’immigrazione, la sicurezza, l’Europa, la Pace. I democratici hanno perso negli USA. I populisti e i razzisti si rafforzano in tutta l’Europa.
    Per fortuna in alcuni paesi occidentali la sinistra si unisce al centro per combattere il male maggiore: ieri in Francia, pochi mesi fa in Austria. La storia non ha insegnato invece nulla alla sinistra dura e pura francese (che ha invitato i suoi elettori a non recarsi alle urne), come a certe frange di sinistra italiana. La politica spesso ci pone di fronte a delle scelte e occorrerebbe scegliere il meno peggio quando non ci sono alternative. Meglio la Clinton di Trump, meglio Macron della LePen. Ma la sinistra (non solo italiana), quand’è il momento di unità pensa alle sue solite beghe non capite dai militanti e dai simpatizzanti che se ne allontanano (Le Primarie sono state un grande successo straordinario ma abbiamo perso per strada 800 mila votanti e la stragrande maggioranza dei partecipanti aveva i capelli bianchi.). Ricordiamoci che mentre il fascismo si preparava a conquistare il potere la sinistra italiana litigava e si divideva e la destra estrema trionfò.
    La sinistra litiga e si divide ma quanti sono oggi i gruppi e i gruppetti di sinistra? C’è qualcuno che lo sa? Non affatichiamoci troppo perché mentre li contiamo ne sono sicuramente sorti degli altri . E mentre la sinistra si suicida Grillo e Salvini festeggiano…..
    Gianni Zanirato

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