IL FALLIMENTO DEL G7 DI TAORMINA

La spiegazione più semplice del fallimento di Taormina è nel nome stesso di G7.

La G sta per great (grandi). Si tratta di una fotografia sbiadita della realtà. Se si escludono gli USA, i Paesi del G7 sono tutt’altro che grandi se paragonati alle nuove realtà come la Cina, l’India, la Russia di Putin (rinata dopo il collasso dell’URSS), ecc.

Ma la causa più importante è legata alle politiche di Trump che vuole trattare con i Paesi europei e con il Canada esclusivamente con un rapporto di forza. L’idea guida è AMERICA FIRST (per Trump l’America è solo gli USA: il Messico, il Canada, l’America Centrale e Meridionale sono niente più che l’orto di casa).

E’ una politica pericolosa perché se ogni Stato applicasse il criterio che al primo posto c’è il proprio Paese prima o poi si andrebbe ad un confronto muscolare che sfocerebbe in un conflitto armato con  conseguenze devastanti per l’Umanità. E’ anche una politica miope che toglie il futuro alle prossime generazioni. Non parlo solo delle gravissime questioni ambientali (il riscaldamento del Pianeta, il problema delle carestie, dell’acqua, delle risorse naturali, ecc.). Ci sono gli altri grandi problemi che possono essere risolti solo con accordi su scala planetaria: i focolai di guerra, la corsa al riarmo, le migrazioni epocali, il terrorismo, le mafie internazionali, il narcotraffico che distorce gli stessi meccanismi capitalistici, i paradisi fiscali, ecc.

Questo precipitare verso il baratro non è colpa solo di Trump. Questo rozzo fascista non è nato per caso. Ricordiamo che, seppure battuto nel voto popolare (ha avuto due milioni in meno della Clinton) ha vinto le elezioni. Ciò vuol dire che la metà degli Statunitensi si identifica nelle sue politiche, che poi sono le stesse di quelle, finora perdenti, di Marine Le Pen, di Salvini, dei fascisti in Austria, in Olanda, nella stessa Germania, ecc.

C’è un movimento mondiale che genericamente viene definito populista. Si tratta di un fenomeno da studiare a fondo anche perché non si tratta di una internazionale solidale di destra ma di soggetti l’uno contro l’altro armati e pronti come ho detto a difendere gli interessi, l’economia e i confini nazionali, oggi con il protezionismo e domani con la guerra (si pensi ai razzisti svizzeri uniti contro gli italiani e la Lega Nord). La nascita di quello che è chiamato populismo è legato ai problemi non risolti della globalizzazione.

Questa ha avuto il merito di fare uscire dalla povertà Nazioni che rappresentano quasi tre miliardi di esseri umani (come la Cina, l’India, l’Indonesia, il Vietnam, il Sud Africa, ecc.) ma ha creato una redistribuzione della ricchezza a livello mondiale con una pericolosa destabilizzazione della classe media nei Paesi ricchi con rischi per la tenuta democratica. Si è sviluppata una campagna bugiarda contro i poveri del mondo che nasconde una verità più grande: la vera redistribuzione negativa della ricchezza non è tra Stati ma a livello mondiale e all’interno dei singoli Stati.

Ovunque i più poveri sono diventati più poveri e i più ricchi sono diventati sempre più ricchi, fino al punto che alcuni posseggono ricchezze maggiori di molti Stati. I veri nemici sono i padroni della finanza mondiale, prima causa della crisi internazionale e soprattutto dello spostamento dei capitali dalla manifattura al reddito parassitario che non produce nuova ricchezza, dissipa le risorse del Pianeta e diminuisce i posti di lavoro.

Come si vede, l’argomento è molto complesso e merita un approfondimento. Ma non si può sfuggire all’analisi della complessità se non si vuole cadere nelle risposte semplicistiche e ingannevoli dei populisti con enormi rischi per il presente e soprattutto per il futuro dell’Umanità.

di Angelino RIGGIO

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