TRUMP REVOCA L’ADESIONE DEGLI USA AGLI ACCORDI SUL CLIMA.

Era una notizia attesa. Pur di conservare l’elettorato dei minatori del carbone, delle industrie manifatturiere locali e il sostegno economico dei grandi gruppi energetici che controllano la produzione e il traffico delle fonti di energie non rinnovabili, Trump ha deciso di dichiarare guerra al futuro dell’umanità.

Si tratta di un crimine di enormi proporzioni al cui confronto gli attentati dell’ISIS appaiono innocenti giochi per bambini. I mutamenti climatici e l’uso miope e sconsiderato delle risorse naturali stanno già causando l’innalzamento della temperatura del Pianeta, scioglimento della calotta polare e dei ghiacciai perenni, scomparsa di laghi e corsi d’acqua, uragani, desertificazione di enormi aree, siccità, carestie, guerre locali, migrazioni epocali: si tratta di un numero enorme di morti che occupano poche righe sui giornali.

Quello che oggi accade in grandi proporzioni nel Sud del mondo, in breve colpirà tutto il Pianeta.

L’uomo, come diceva Rousseau, è un animale sociale: il progresso, il benessere, la stessa sopravvivenza della specie sono legati a una legge ferrea: l’interesse collettivo deve prevalere sull’interesse individuale e di pochi. Ma Trump mette al primo posto il suo potere personale e l’interesse dei suoi elettori.

Abbiamo visto in passato quanto sia dannoso se il legittimo patriottismo, l’amore per la propria terra, diventa nazionalismo, il desiderio di fare prevalere il proprio Stato anche a scapito degli altri Stati.

Il motto America first (prima gli USA) di Trump ricorda in modo sinistro il significato perverso che Hitler aveva dato al Detschland uber alles (la Germania sopra tutto) e alle nefaste teorie sullo spazio vitale e sulla razza ariana dei nazisti. E’ una pazzia che va fermata.

Ma, come dice Polonio di Amleto, c’è del metodo nella sua pazzia.

Dietro alla lamentela che gli europei pagano troppo poco per la NATO, dietro alla denuncia degli accordi di Parigi, dietro al ritrarsi dagli accordi di libero scambio, dietro alle minacce alla Nord Corea, dietro al riarmo forsennato (più 10%), dietro allo stesso sostegno accettato da Putin alla sua elezione, dietro a tutto questo si intravvede una politica sempre più precisa a livello internazionale di Trump.

I suoi principali avversari sono la Cina e l’Europa, le due principali aree manifatturiere e commerciali del mondo anche nei settori a più alta tecnologia. La Russia di Putin, in questo scenario, può essere un alleato interessante perché, anche se militarmente potente , dal punto di vista economico è relativamente irrilevante.

Tutto questo, in una logica di confronto muscolare a livello internazionale, può essere molto utile agli USA di Trump ma porta a spostamenti epocali sulle alleanze a livello mondiale in un pericoloso scenario di scomposizione e ricomposizione dei fronti economico militari che ricorda pericolosamente l’instabilità che precedette il primo conflitto mondiale del secolo scorso.

di Angelino RIGGIO

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