IL PARTITO DI CENTRO AL BIVIO

Con la vittoria schiacciante di Renzi alle Primarie del PD, questo è diventato definitivamente un partito di centro. Sia chiaro: una formazione di centro non è necessariamente un partito di malfattori. Nella Democrazia Cristiana, l’esempio storico del partito di centro, ci sono state figure splendide e grandi statisti come De Gasperi, Donat Cattin, Piersanti Mattarella, Aldo Moro e tanti altri.

La vocazione però di un partito di centro è quella di occupare il potere e non quella di costruire un progetto sociale. Questo lo rende particolarmente poroso a figure e fenomeni degenerativi che vanno dagli arrivisti che cercano di “sistemarsi” tramite la politica agli affaristi per la contiguità tra il potere politico e quello economico o peggio ai signori delle tessere, ai professionisti del voto di scambio e delle tangenti, fino all’estremo della contiguità con la mafia come con Ciancimino e con il golpismo di Segni.

Le due strade sono entrambe aperte per il nuovo partito di centro italiano.

La legge elettorale che sta per essere approvata in Parlamento rimanda a dopo il voto la formazione di una maggioranza. La preferenza di Renzi è nota.

Sta alla sinistra sbarrare il passo a un accordo con Berlusconi. Il problema è però squisitamente di rapporti di forza. Una sinistra forte spinse la DC a trovare l’accordo con Nenni e il governo di Centro-sinistra accompagnò una grande trasformazione sociale in Italia e un importante progresso economico. Altrettanto stava per realizzarsi con il Compromesso Storico tra Enrico Berlinguer e Aldo Moro prima che quest’ultimo fosse rapito e ucciso dalle Brigate Rosse, una delle pagine più oscure della storia italiana per gli incredibili giochi di potere nazionale e internazionale che ci furono intorno a quella vicenda.

Oggi una sinistra forte in Parlamento toglierebbe ogni alibi a Renzi per un accordo con Berlusconi.

Non è impossibile.

Si tratta innanzitutto di prendere atto che oggi la sinistra, dopo la fine del PD come partito di sinistra-centro, è inevitabilmente frammentata. Si tratta di vedere se le varie formazioni saranno in grado di fare prevalere gli interessi collettivi sulle gelosie di gruppo e le ambizioni personali, diversamente saranno condannate a un limbo che oscilla tra l’impotenza e l’ininfluenza. La strada c’è. E’ quella che portò il Centro-Sinistra a vincere in quasi tutte le Città italiane con il meccanismo delle primarie di coalizione scegliendo così i candidati migliori e con maggiori possibilità di vittoria. E’ quella che si basava su un programma costruito su un massimo comune denominatore che abbia al centro la questione del lavoro e della dignità dei lavoratori (l’esatto contrario del job’s act, dell’abolizione dell’art. 18, dei voucher, dei licenziamenti tramite sms). Su questo parole importanti sono state dette da Bersani, Pisapia e soprattutto da Romano Prodi.

Se le formazioni di sinistra sapranno seguire questa strada davanti a loro si apre una prateria. Non si tratta solo di sommare i loro voti e superare la soglia di sbarramento del 5%. Si potranno raccogliere i consensi di coloro che sono rimasti a fare da foglia di fico nel PD e che sono umiliati quotidianamente e dei delusi dei Cinquestelle che sempre di più si rendono conto che un partito che non è capace di essere democratico al suo interno non può garantire democrazia nel Paese. Si tratta soprattutto di parlare alle persone che non trovano lavoro, ai giovani laureati costretti ad emigrare, a chi non arriva a fine mese e non vede i propri interessi rappresentati e difesi nella politica. E’ un popolo enorme che comprende molti che fino a ieri votavano e perfino militavano nel Pd: basti pensare che alle recenti Primarie il numero dei votanti è sceso di un milione.

di Angelino RIGGIO

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