LE PAROLE INCROCIATE (di Roberto Roversi e Lucio Dalla) Una canzone e la storia

Nel 2011 ci furono i festeggiamenti per i 150 anni dell’unità d’Italia, in mezzo a tanta retorica e tante mistificazioni preparai una lezione per la Scuola di Formazione Politica (che poi ripresentai anche in diverse scuole medie superiori); il titolo era “Risorgimento: ciò che è stato censurato dai tuoi libri di scuola”. In effetti, i racconti ufficiali sulla nostra storia risorgimentale nascondono tanti massacri e violenze. Raccontai ciò che è stato nascosto per tanti decenni e che spesso (per pigrizia, per conformismo o per complicità) non conoscono neppure i nostri insegnanti.

  Lucio Dalla e il poeta Roberto Roversi avevano già scritto una bellissima canzone che accennava al Risorgimento ”dimenticato”.

“Le parole incrociate” è una delle canzoni più belle di Dalla e una delle più alte tra le nostre canzoni d’autore. Una canzone che, ancora adesso, al risentirla mette i brividi, ma non solo di emozione; li mette di rabbia. Il valore delle parole finali: “ATTENZIONE: DENTRO CI SIAMO TUTTI, E’ IL POTERE CHE OFFENDE” sono parole di grande attualità. Il potere ha continuato ad esistere, anzi si è acuito: dal fascismo alle stragi e alle logge massoniche. Gli anni ’50 con il “scelbismo” la polizia ha represso con il sangue le manifestazioni dei lavoratori e pochi anni dopo quelle dei giovani. Il malgoverno c’era e continua a esserci. Le tasse inique continuano a essere varate, per trovare soldi per l’erario invece di una patrimoniale (che colpirebbe i più ricchi) si preferisce aumentare l’IVA (che colpisce percentualmente molto di più i meno abbienti) insomma è la moderna “tassa sul macinato”. Diceva don Lorenzo Milani: “Nulla è più ingiusto che fare le parti uguali tra disuguali”.

In rosso alcune spiegazioni storiche per meglio comprendere la canzone. Ovviamente, oltre a seguire il significato delle parole della canzone, soffermarsi sulla straordinaria interpretazione di Lucio Dalla.

Chi era Bava il beccaio? Bombardava Milano;

Correva il Novantotto, oggi è un anno lontano.

I cavalli alla Scala, gli alpini in piazza Dom.

Attenzione: cavalleria piemon

tese, gli alpini di Val di Non.

1998: La fame è veramente nera per il popolo italiano. A Milano spontaneamente nasce una rivolta, si dirà dovuta agli anarchici o ai clericali che non avevano accettato la conquista dei territori appartenenti al papato. In realtà sarà la miseria a provocare questa rivolta. La repressione fu affidata al generale Fiorenzo Bava Beccaris (battezzato Bava il beccaio – il macellaio- per la sua crudeltà). Contro i poveri milanesi armati con mezzi di fortuna, il generale fece intervenire la cavalleria e sparare con i cannoni. Alla fine ci furono (dati ufficiali) 80 morti e centinaia di feriti (i numeri reali probabilmente furono molto più alti).

 

Chi era Humbert le Roi? Comandava da Roma;

Folgore della guerra, con al vento la chioma.

La fanteria stava a Mantova, i bersaglieri sul Po.

Attenzione: fanteria calabrese, i bersaglieri di Rho.

Humbert le Roi è il re Umberto che aveva militarizzato il nord per paura delle ribellioni dei contadini che intanto avevano cominciato a conoscere il socialismo e soprattutto l’anarchismo.

 

E chi era Nicotera, ministro dell’interno?

Sole di sette croci e fuoco dell’inferno.

All’Opera il Barbiere, cannoni a Mergellina.

Attenzione: spari capestri e mazze da sera alla mattina.

Giovanni Nicotera, appartenente alla sinistra dei movimenti risorgimentali (mazziniano e garibaldino), divenuto ministro degli interni (1886/7) divenne un feroce repressore di ogni manifestazione di dissenso “spari capestri e mazze da sera alla mattina”dei movimenti

Di pietra non è l’uomo

L’uomo non è un limone

E se non è di pietra

Non è carne per un cannone.

 

Cavallo di re

La figlia di un re

L’ombra di un re

E la voglia di un re.

Soltanto chi è re

Può contrastare un re.

 

Il gioco dei potenti

È di cambiare se vogliono

Anche la corsa dei venti.

 

E i limoni a Palermo? Pendevano dai rami,

Coprendo d’ombra il sangue di poveri cristiani.

Chi era Pinna? Un questore, a Garibaldi amico.

Attenzione: fucilazioni in massa, dentro al castello antico.

Nel 1866 ci fu una ribellione in Sicilia che fu repressa violentemente dal generale Raffaele Cadorna e dal questore di Palermo Felice Pinna. Molti rivoltosi furono trucidati senza alcun processo. 

E la tassa sul grano? Tutta l’Emilia rossa

S’incendia di furore, brucia nella sommossa.

Stato d’assedio, spari, la truppa bivacca.

Attenzione: lento scorreva il fiume da Cremona a Ferrara.

Nel 1869 il governo italiano introdusse la più iniqua tassa possibile: la “ tassa sul macinato”. I poveri potevano permettersi solo farine non pregiate come segale, orzo, castagne (la farina di grano era un lusso che i poveri si potevano permettere solo poche volte l’anno). Il governo tassò in pratica il poco cibo che i poveri potevano permettersi. Fu definita la “tassa sulla povertà”. Scoppiò una lotta durissima che coinvolse braccianti e contadini poveri della Pianura Padana in particolare dell’ Emilia. L’esercito intervenne con un violenza inaudita causando moltissimi morti.

 

Che nome aveva l’acqua trasformata in pantano?

Macello a sangue caldo di popolo italiano.

Un’intera brigata decimata sul posto.

Attenzione: i soldati legati agli alberi, agli alberi del bosco.

 

L’uomo non è di pietra

L’uomo non è un limone

Poichè non è di pietra

Neppure è carne da cannone.

 

Quando la vecchia

Carne voleva

Il macellaio

Fu presto impiccato;

E un re da cavallo

È anche sbalzato

E in mezzo al salnitro

Precipitato,

Come al tempo

Del grande furore

Quando il vecchio imperatore

A morte condannava

Chi faceva l’amore.

Nel 1900 a Monza il Re Umberto I fu ucciso dalla pistola dell’ anarchico Gaetano Bresci, che intese in tal modo vendicare il massacro di Milano ad opera del generale Bava Beccaris che fu premiato dal re con una medaglia per aver ucciso a cannonate i milanesi affamati.

 

Sei le colonne in fila, il gioco è terminato.

Nel bel prato d’Italia c’è odore di bruciato.

Un filo rosso lega tutte, tutte queste vicende.

Attenzione: dentro ci siamo tutti, è il potere che offende.

di Gianni ZANIRATO

 

 

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