Gli Usa mettono il segreto sulle armi atomiche in Italia

Vietata la divulgazione dei report sulla sicurezza degli arsenali nucleari, che per decenni hanno fornito le uniche informazioni sulle armi dell’apocalisse. Proprio mentre il Parlamento discute delle nuove bombe per gli F-35 del nostro Paese.

 

Buio totale. E’ questo che ci aspetta d’ora in poi per le armi nucleari americane stoccate in Italia nelle basi di Aviano e Ghedi. Una completa assenza di trasparenza. Sì, perché il Pentagono non rivelerà più i report delle ispezioni di sicurezza sui suoi armamenti atomici. Per decenni questo tipo di informazioni sono rimaste accessibili al pubblico e hanno permesso di avere un minimo di controllo sulla gestione degli arsenali da parte dei militari, per capire se venivano rispettate misure di sicurezza rigorose e adeguate. Ora, però, con un’improvvisa inversione a U, il Pentagono ha deciso che questi dati verranno secretati. Non sarà quindi più possibile sapere se le bombe di Aviano e a Ghedi hanno falle di sicurezza, emerse grazie a ispezioni ufficiali dello stesso governo americano.

La decisione arriva come un fulmine a ciel sereno dopo che per anni esperti e giornalisti hanno potuto accedere a questo tipo di informazioni, che, ad oggi, non hanno mai comportato un rischio, dal momento che i report non contengono di certo dati classificati, come conferma a Repubblica il guru della segretezza, l’americano Steven Aftergood, che guida il programma “Project on Government Secrecy” della Federation of American Scientists di Washington. “Senza rivelare informazioni coperte dal segreto di Stato, i rapporti delle ispezioni possono indicare se ci sono stati problemi con il personale che maneggia gli armamenti nucleari, se ce ne sono stati con l’equipaggiamento tecnico o con altri aspetti dello stoccaggio delle armi”, ci dice Aftergood, confermando come d’ora in poi queste informazioni saranno completamente off limits “per effetto di una decisione della US Air Force e del Joint Chiefs of Staff”.

Il provvedimento non menziona in particolare Aviano e Ghedi, ma come spiega al nostro giornale un esperto nucleare di livello internazionale, l’americano Stephen Schwartz, “questo nuovo ordine riguarda ogni installazione della US Air Force coinvolta nella gestione degli armamenti atomici. Quindi a mio avviso include le basi militari all’estero”. L’Italia è diventata la nazione con il più alto numero di ordigni nucleari Usa stoccati sul suolo europeo: secondo i dati della Federation of American Scientists, ad Aviano e a Ghedi sono stoccate settanta delle centottanta bombe presenti in Europa e il nostro è l’unico paese in Europa con due basi nucleari: quella dell’Aeronautica militare di Ghedi e quella statunitense di Aviano (Pordenone).

Ad oggi, i report sulle ispezioni ufficiali costituiscono una delle pochissime fonti di dati sullo stato degli arsenali e ora che si parla dell’arrivo in Italia della nuova bomba termonucleare B61-12 per sostituire le vecchie B-61 e andare in dotazione ai caccia F-35, l’esigenza di un controllo minimamente efficace di questi armamenti è più cruciale che mai. Proprio martedì scorso il tema è stato affrontato in Senato, dove sono state presentate quattro mozioni per bloccare questo tipo di ordigni.

E’ proprio grazie a un report di un’indagine interna della US Air Force che nel 2008 emersero alcune preoccupazioni per la base di Ghedi e l’inchiesta era scattata dopo un fatto clamoroso quanto allarmante accaduto un anno prima, che pure non vedeva coinvolta Ghedi: nel 2007, la US Air Force aveva perso il controllo per ben trentasei ore di sei testate nucleari, che erano state trasportate in giro per l’America, senza che i militari che ne dovevano garantire la sicurezza si accorgessero di nulla.

“La vera ragione per cui la US Air Force agisce così e rovescia una prassi consolidata per decenni [di rendere i rapporti delle ispezioni disponibili al pubblico, ndr] va proprio cercata nelle notizie imbarazzanti riportate dai media tipo quella”, ci dice Stephen Schwartz, aggiungendo senza mezzi termini che “questa non è una ragione legittima per secretare queste informazioni che prima erano pubbliche e che non hanno in alcun modo messo a rischio la sicurezza nucleare, anzi, probabilmente l’hanno rafforzata”.

Anche Steven Aftergood sembra pensarla allo stesso modo. In una dichiarazione all’Associated Press, che per prima ha rivelato la notizia, Aftergood ha detto: “Tutta questa storia puzza. Agiscono come se avessero qualcosa da nascondere: non si tratta di segreti che riguardano la sicurezza nazionale. Io credo che questa nuova policy non distingua tra la protezione dei segreti legittimi e la decisione di schermare l’incompetenza. E’ chiaro che le informazioni classificate che riguardano la tecnologia delle armi nucleari vadano protette, ma negligenze ed errori non devono essere nascosti all’opinione pubblica”.

Che strumenti avranno in mano le comunità locali e, più in generale, i cittadini italiani per penetrare questo muro di segretezza che circonda Aviano e Ghedi? “Dovrebbe essere possibile usare il Freedom of Information Act per richiedere i report completi delle ispezioni”, ci dice Schwartz,”ma sospetto che la US Air Force opporrà resistenza al rilascio delle copie oppure apporrà ai documenti degli omissis così pesanti, che saranno completamente inutili”. Una valutazione questa su cui Steven Aftergood concorda: “Poiché queste informazioni sono ormai coperte da segreto, sarà difficile, se non impossibile, ottenerle tramite il Freedom of Information Act”. di STEFANIA MAURIZI

La Repubblica”

20 luglio 2017

Insomma a casa nostra abbiamo un arsenale nucleare americano decisamente importante nello scacchiere mondiale, pensiamo alla vicinanza di “zone calde” come Libia e Siria, e non abbiamo neppure il diritto di conoscere lo stato di salute di questa immensa polveriera sopra la quale siamo seduti.

Sempre più il nostro paese vive una situazione di sovranità limitata e di questo problema sempre meno ne parlano i giornali e i partiti politici. I cittadini non hanno il diritto d’essere informati? Sembra che oggi ci interessi di più l’ultimo amore di Belen che la vita di tutti noi.

E’ dagli anni ’80 che il problema nucleare sembra non interessare più a nessuno. Allora vi fu un immenso movimento contro l’installazione dei missili nucleari Pershing, Cruise e SS20 da parte di Usa e Urss in diversi paesi dell‘Europa occidentale e orientale, divisi dal Muro di Berlino. 

In tutta Europa contro quella decisione nacquero movimenti che si battevano per il disarmo, contro la divisione del mondo in blocchi politico militari contrapposti, per una Europa unita nella pace e nella democrazia.

 Per la prima volta, si creò un vero movimento europeo. Coordinati dalla END (European Nuclear Disarmament), gli attivisti di tutta Europa s’incontravano nelle Convenzioni Europee, ogni anno in un diverso paese europeo, e nelle sue sedi di coordinamento permanente.  

Senza cellulari o computer, migliaia di persone viaggiavano, si riunivano, decidevano insieme iniziative comuni. 

In Italia nel 1983 c’erano almeno mille comitati per la pace di base (molto attivo anche quello di Nichelino). Fu una grande esperienza unitaria. I partiti che sostenevano il movimento fecero tutti un passo indietro, evitando di strumentalizzarlo, e mettendo in prima fila le esperienze di base – che forgiarono un’intera generazione di attivisti.

Il 22 ottobre 1983 il Coordinamento dei Comitati per la Pace promosse una manifestazione nazionale a Roma contro gli euromissili. La manifestazione fu enorme, finì a San Giovanni, in una piazza che piena così non si era mai vista, Forse la manifestazione più grande nella storia d’Italia. Dal palco parlarono solo gli attivisti di base, tre ragazze ventenni. 

Non sarebbe ora di riprendere battaglie contro il nucleare? O almeno ricominciare a parlarne? Chissà perché, ma non Roland Trump non mi sento per nulla tranquillo.

di Gianni ZANIRATO

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