FIUME SAND CREEK (di Fabrizio De Andrè)

UNA CANZONE E LA STORIA
La canzone ci ricorda il massacro del villaggio di Sand Creek. Nel 1864, 700 soldati del colonnello americano John Chivington attaccarono e distrussero il villaggio indiano Cheyenne senza rispettare i vari trattati di pace firmati dai capi tribù locali con il governo statunitense. I guerrieri indiani sono assenti perché a caccia dei bisonti e i soldati statunitensi si sentono liberi di operare un massacro indescrivibile (125 / 175 vittime). I corpi dei nativi (donne, vecchi e bambini) furono scalpati e ripetutamente mutilati per opera dei soldati. Qualcuno di loro si porterà a casa dei pezzi umani come trofei. Molte donne prima d’essere uccise furono violentate e torturate. Il colonnello e le sue truppe non saranno mai puniti per il massacro e alcuni testimoni dell’accusa furono uccisi affinché non potessero raccontare la verità.
La storia cantata da Fabrizio è raccontata da uno dei bambini coinvolti nella battaglia. L’intero testo è permeato dall’innocente ingenuità del fanciullo, che narra le vicende attraverso i propri occhi. Questa prospettiva rende non solo ancora più triste la testimonianza, ma ne rivela un grande aspetto poetico. Forte ed evidente è anche il contatto primordiale con la natura tipico degli indiani d’America.
Bellissima e tenera è la figura del nonno che cerca di tranquillizzare, inutilmente, il nipote. Il bambino gli chiede se l’orrore che vede attorno a loro fosse solo un sogno perché una cosa del genere non potrebbe esistere nella realtà. Il mondo è buono, è circondato dagli affetti non può esserci spazio per tanto orrore, forse solo nei brutti sogni. Il nonno lo rassicura che si tratta proprio di un sogno. Il bambino è colpito da qualche arma e comincia a sanguinare, osserva la neve rossa di sangue ma crede siano stelle rosse.
Arrivata la luce, e scomparsi i soldati, il bambino può vedere la distruzione del villaggio; ormai ci sono solo cani, fumo e tende capovolte. Niente più, ormai. La prima cosa cui pensa è il sole: tenta così di dissolvere le nuvole e il fumo per permettere alla luce di penetrare e salvare la sua famiglia. Tira una freccia. Ne tira una seconda al vento: il sole deve sanguinare! Deve essere punito! Perché il sole ha permesso tutto questo? Perché non ha fermato quei soldati? Egli tira solo frecce e queste non possono nulla davanti al sole indifferente. La terza freccia, l’anima ed i corpi di quegli indiani, è ormai nel fiume per sempre.
Il dollaro d’argento in fondo al fiume rappresenta il leggendario West che finisce e lascia il suo posto al mondo capitalistico che spazzerà via per sempre quello millenario degli indiani d’America.
Questa è la mia interpretazione del testo, non ho la presunzione di pensare che sia il pensiero autentico di Fabrizio. Ognuno di noi può ascoltare la canzone con la testa ed il cuore e dare interpretazioni diverse, oppure chiudere gli occhi ed abbandonarsi alla musica, le parole e la voce di De Andrè.
Consiglio il film “Soldato blu” di Ralph Nelson che parla di questo massacro. Il protagonista (un soldato americano) si ribellerà a quella carneficina, purtroppo nella realtà ciò non avvenne. I soldati torneranno ai loro paesi convinti di avere servito l’America.
Grazie, Fabrizio, per averci donato anche questa meravigliosa poesia cantata. Ci manchi tanto.
di Gianni ZANIRATO

Ecco il testo della canzone
Si sono presi i nostri cuori sotto una coperta scura
sotto una luna morta piccola dormivamo senza paura
fu un generale di vent’anni, occhi turchini e giacca uguale
fu un generale di vent’anni, figlio di un temporale
c’e’ un dollaro d’argento sul fondo del Sand Creek.

I nostri guerrieri troppo lontani sulla pista del bisonte
e quella musica distante diventò sempre più forte
chiusi gli occhi per tre volte, mi ritrovai ancora lì
chiesi a mio nonno:”E’ solo un sogno?”, mio nonno disse “Sì’’
a volte i pesci cantano nel letto del Sand Creek.

Sognai talmente forte che mi uscì il sangue dal naso
il lampo in un orecchio, nell’altro il paradiso
le lacrime più piccole, le lacrime più grosse
quando l’albero della neve fiorì di stelle rosse
ora i bambini dormono nel letto del Sand Creek

Quando il sole alzò la testa sulle spalle della notte
c’erano solo cani e fumo e tende capovolte
tirai una freccia al cielo per farlo respirare
tirai una freccia al vento per farlo sanguinare
la terza freccia cercala sul fondo del Sand Creek

Si son presi i nostri cuori sotto una coperta scura
sotto una luna morta piccola dormivamo senza paura
fu un generale di vent’anni, occhi turchini e giacca uguale
fu un generale di vent’anni, figlio di un temporale
ora i bambini dormono nel letto del Sand Creek.

Fabrizio De Andrè

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