Attentato incendiario contro un centro d’accoglienza per bimbi migranti. Siete vigliacchi senza nome

di Luca Telese

31 luglio 2017 Tiscali

Fiamme contro i migranti a Sassari

Pietà l’è morta. Ignorata dai media nazionali, ma non per questo meno grave, arriva l’ultima notizia alla voce intolleranza e razzismo. “Fiamme contro i migranti a Sassari”, ma sarebbe più opportuno dire: un altro rogo doloso – proprio ieri – contro la villa di tre piani che, nelle campagne intorno alla città sarda, avrebbe dovuto ospitare ventuno bambini stranieri. Tutti minorenni, tutti innocenti, aggrediti non per quello che sono, ma per quello che rappresentano. Tutti collocati nella Borgata San Giorgio, in una sistemazione che difficilmente avrebbe potuto creare (o creerà) qualsiasi problema agli abitanti del quartiere e della città. I bambini sarebbero stati accompagnati solo dalle loro madri (non da adulti maschi), e sarebbero stati affidati alle cure degli assistenti sociali della cooperativa Pegasus, responsabili di questo progetto.

Ma – è noto – ogni volta che si fanno barricate contro i migranti, le accuse e le recriminazioni sono sempre pretestuose. Ancora in Sardegna, a Dorgali, pochi giorni fa si è fatta brillare la dinamite, in una sede che avrebbe dovuto ospitare 64 richiedenti asilo. Per questo mi fa piacere notare che nel dibattito successivo ai fatti, ieri, il sindaco Nicola Sanna abbia dato prova di grande civiltà assicurando che i lavori di ristrutturazione saranno realizzati al più presto per tornare “a garantire l’agibilità dei locali”. Nella città di Cossiga e di Berlinguer, nessuno ha contestato queste semplici parole. Nessuno ha avuto il coraggio di protestare mostrando la propria faccia.

E qui però bisogna aggiungere a questo racconto una verità scomoda. A parte le istituzioni, e i comuni virtuosi (che come Sassari si sono fatti carico anche dell’insensibilità di chi ha preferito dire di No), sono le persone civili che silenziosamente accettano la solidarietà a garantire la salvezza di questi ragazzi.

E sono dei vigliacchi senza nome a prendersela contro bambini che hanno visto l’inferno in mezzo al Mediterraneo, minorenni stravolti dal viaggio e salvi per miracolo. Se si trattasse dei loro figli e dei loro nipoti cosa farebbero questi eroi incappucciati? Taglierebbero le teste alle creature, come i miliziani di Srebrenica? In ogni guerra esistono ragioni – più o meno nobili – e battaglie più o meno ignobili. Qui entriamo in questa seconda fattispecie. A furia di giustificare chi protesta rischiamo di dimenticarci la disperazione di chi arriva. Tirare una bomba sulla villa dei bambini è come sparare sulla croce rossa. Non è politica, non è nemmeno rabbia: è solo un piccolo, lurido episodio di pirateria e di criminalità.

 

 

Articolo di Tiscali proposto da Gianni ZANIRATO

Di fronte a tale orrore, ignoranza, insensibilità, egoismo, razzismo descritti, non trovo parole per commentare l’articolo.

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