UN MINISTRO DELL’ECONOMIA PER L’EUROPA

I dati OCSE (Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Europeo) registrano quest’anno una crescita del PIL (Prodotto Interno Lordo) in Italia dell’1,4 %.

Parallelamente negli ultimi tre anni si è registrato un aumento degli occupati di oltre 900.000 unità.

E’ una buona cosa come è sicuramente fuori luogo attribuire i dati positivi al jobs act. Anzi, dato che l’80% dei nuovi occupati sono stati assunti con contratti a tempo determinato, questa riforma, più che garantire contratti di lavoro a tutele crescenti, ha favorito la precarietà e ha tolto sicurezza per il futuro ai giovani che ormai emigrano in massa nei Paesi Europei per avere certezze e per il giusto riconoscimento di anni di studio e formazione.

Infatti in Europa l’aumento medio è stato del 2,2% e l’occupazione è cresciuta in modo più significativo.

L’uscita dalla crisi è un fenomeno continentale.

La ripresa è stata legata in questi anni a tre fattori: il basso prezzo del petrolio, la debolezza della moneta americana e cinese e soprattutto il Quantitative Easing (QE) messo in opera dal Presidente della BCE (Banca Centrale Europea) Mario Draghi.

Il quantitative easing o alleggerimento quantitativo è una modalità non convenzionale con cui una banca centrale interviene sul sistema finanziario ed economico di un paese, per aumentare la moneta in circolazione.

I passi fondamentali per la realizzazione di un allentamento quantitativo dell’economia sono:

  1. l’emissione di nuova moneta da parte della banca centrale di riferimento (la BCEnel caso europeo);
  2. l’immissione della nuova moneta sul mercato tramite l’acquisto di titoli (titoli di stato, titoli finanziari, titoli tossici);
  3. il conseguente aumento del prezzo dei titoli e riduzione del loro rendimento;

Il risultato finale che si intende raggiungere è una riduzione del valore reale dei debiti delle famiglie verso gli istituti finanziari e una loro conseguente maggior propensione alla spesa, che può portare ad un aumento netto dei consumi che in ultima istanza può determinare una crescita maggiore nel medio periodo.

Bisogna però sottolineare che fornire liquidità alle banche non significa automaticamente fornirla al sistema economico in generale (imprese, famiglie, ecc.), in quanto le banche potrebbero scegliere di non utilizzare la liquidità, ma di depositarla invece presso la banca centrale stessa e godere di un tasso di interesse molto poco remunerativo, ma privo di rischi.

Di fatto è quello che è avvenuto in Italia dove le banche hanno una significativa quantità di titoli tossici, per non dire di altre schifezze di cui si occupa, mai a sufficienza, la magistratura. Il sistema bancario ha sostenuto in modo troppo modesto le famiglie, gli artigiani e le start up. Ha invece concesso finanziamenti alle Aziende sicuramente solvibili cioè quelle impegnate nell’export del Made in Italy (vini, moda, cibo, design, ecc.).

Con tutto ciò l’opera di Draghi è stata fondamentale. Così come sono venuti in luce i limiti di un intervento esclusivamente monetario. Per superarli è necessario che, ferme restando le prerogative nazionali, l’Unione Europea si doti per le grandi questioni di una comune politica economica.

Un ministro dell’economia europeo è quello che serve ad una grande area continentale come l’Europa che è il più grande mercato mondiale e che ha già il vantaggio di essere dotata di una moneta unica.

di Angelino RIGGIO

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