25 ANNI SENZA AUGUSTO DAOLIO DE “I NOMADI”

L’amico e cofondatore Beppe Carletti: “Oggi i ragazzi lo amano perché le sue canzoni hanno lasciato un segno fortissimo”

DA “LA REPUBBLICA” DEL 07/10/2017

Venticinque anni fa moriva Augusto Daolio e con lui in qualche modo si chiudeva un’epoca, un modo di fare le cose, un approccio alla canzone italiana che, dall’avvento del Beat, aveva portato diverse nuove generazioni a cambiare le regole del gioco. Augusto rappresentava un mondo che ancora oggi è ben vivo, ma lontanissimo dal mainstream del pop nazionale, quello della canzone d’autore moderna, influenzata dal beat inglese e dal folk americano, radicata saldamente nella provincia italiana ma disposta a superare con lo sguardo i confini nazionali, una canzone che sapeva e sa essere attenta ai movimenti sociali ma anche alle passioni e ai sentimenti. Ecco, Augusto era questo, un ragazzo italiano diventato uomo assieme alla sua musica e ai Nomadi, una band che fin dagli esordi aveva saputo mettere insieme tutto quello che era importante, musica, poesia, rock, folk, politica, canzone, passione. A quarantacinque anni Daolio ci ha lasciato, nel 1992, ma ancora oggi i ragazzi, molti dei quali non lo hanno mai visto cantare dal vivo, lo amano e amano i Nomadi. “Lo amano perché Augusto è riuscito, nel tempo che ha vissuto, a lasciare un segno fortissimo”, dice Beppe Carletti, amico fraterno e fondatore con Daolio dei Nomadi, “i ragazzi di oggi lo hanno incontrato nelle sue canzoni che noi portiamo avanti ancora e di quelle canzoni s’innamorano. Ed è per questo che penso che sia stato davvero positivo avere continuato, per lui, per noi”.

   Daolio non era certo un divo, anzi, il suo stile di vita, il suo modo di stare in scena, anche addirittura il suo stile vocale, erano l’esatto opposto di quello che oggi vediamo nel mondo del pop. “Non avrei pensato che potesse diventare un’icona – dice sorridendo Carletti – era un antidivo sotto ogni punto di vista. Vi racconto una cosa: per circa otto anni le cose con i Nomadi non sono andate bene, nessuna casa discografica ci voleva. Poi tornammo e il nostro nuovo disco andò in classifica tra i primi dieci. Augusto mi disse che era contento ma che il successo non lo voleva, ‘voglio stare tranquillo quando cammino per strada’”. Si usa spesso dire, con una forte dose di retorica, che alcuni personaggi “non muoiono mai”. Per Augusto questo è certamente vero: non è morto per chi va ai concerti dei Nomadi, in tanti a dire il vero, e anche se lui non c’è in scena sanno che la sua musica e la sua anima sono lì. Non è morto per chi ama la migliore canzone italiana, e sa che i Nomadi rappresentano una sorta di grande e rumoroso baluardo contro l’indifferenza e la cattiva canzone. Non è morto per Carletti: “Augusto c’è sempre, quando scelgo le canzoni che dobbiamo fare mi chiedo sempre se lui le avrebbe cantate e anche se mi piacciono, quando penso che lui non le avrebbe fatte, non le facciamo. Ho passato con lui trent’anni meravigliosi, da quando avevamo sedici anni, non abbiamo mai avuto una discussione, siamo stati una squadra perfetta. Ci siamo divisi i compiti senza dircelo, lui aveva un carisma fortissimo e teneva la scena, io gli guardavo le spalle. Sono stato davvero fortunato a conoscerlo e ad essergli amico. E grazie a lui continuiamo ancora adesso ad essere i Nomadi”.

Articolo proposto da  Gianni ZANIRATO

Commento:

Grazie, augusto, per le emozioni che ci hai regalato. La tua voce mi arriva ancora  mentre guido e quando ho bisogno di sentire qualcosa di bello della mia giovinezza. Tu, ed  “i nomadi” rappresentate il sogno per un mondo migliore. Tu ed i tuoi amici continuate ancora a ricordarci che occorre sempre occuparci  degli altri soprattutto dei piu’ sfortunati.

sempre nomadi

Voglio ricordarti con un tuo pensiero:

Apri il cuore e accontentati di quello che la vita ti concede. Siamo tutti invitati alla festa della vita, dimentica i giorni dell’oscurità, qualsiasi cosa possa essere successa non è la fine.

Grazie, Augusto.

Gianni

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