MACELLERIA MESSICANA

Hablamos?

Parliamo finalmente?

E’ quello che in tutta la Spagna e in ogni città (compresa Barcellona) chiedono le persone democratiche e di buon senso.

Purtroppo la via della trattativa e del dialogo è tutta in salita. Il premier Rajoy è prigioniero della spirale repressiva da lui stesso, stupidamente, innescata. Gli astuti separatisti catalani hanno visto quanto può rendere mediaticamente fare la parte delle vittime e continuano a urlare contro la violenza della polizia spagnola. Qualcuno si è spinto a parlare di macelleria messicana. E’ una volgare esagerazione.

Sia chiaro: la repressione poliziesca è sempre inaccettabile. Ma, considerando il clima volutamente eccitato, l’enorme quantità di persone coinvolte, il numero dei seggi e delle situazioni, la scarsa collaborazione dei Mossos (la polizia catalana) fino al limite dell’insubordinazione, considerato tutto questo, la Guardia Civil ha limitato i danni: i suoi interventi, più che ad atti di pura violenza, erano finalizzati ad impedire o limitare l’espressione del voto referendario. E hanno sortito l’effetto contrario!

 

Nulla in confronto a quanto è accaduto a Genova in occasione del G8 del 2001 con Berlusconi e Fini. L’assalto alla scuola Diaz, le violenze, i pestaggi, il sangue sparso dappertutto, gli agenti del servizio segreto che entravano e uscivano dalle caserme della polizia vestiti da black bloc, l’omicidio di Carlo Giuliani: quella è stata macelleria messicana.

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Ma perché si dice macelleria messicana?

Il riferimento storico più probabile alla disumana ferocia con cui Porfirio Diaz prima e Victoriano Huerta poi hanno represso la rivoluzione messicana (1910-1920) guidata da Francisco Madero prima e da Pancho Villa ed Emiliano Zapata poi: il conto finale fu di 900.000, NOVECENTOMILA, morti.

Il termine, macelleria messicana, fu usato dopo la guerra da Ferruccio Parri di fronte ai fatti di Piazzale Loreto per sottolineare come la democrazia dovesse distinguersi anche nei comportamenti dai fascisti. Il riferimento era alla disumanità del gesto dell’esposizione e dell’oltraggio ai cadaveri (anche se Mussolini si era reso responsabile in innumerevoli occasioni di gesti ancora più atroci). Sul piano del numero i fascisti furono superati solo dai nazisti tedeschi: basti pensare agli eccidi perpetrati in Italia e ai genocidi di cui si sono macchiati nella guerra di Etiopia come ci ha ricordato su Piazzadivittorio Gianni Zanirato..

 

Il termine macelleria messicana fu dimenticato per oltre venti anni fino a che non risorse proprio in Messico.

Era il 1968. Io ero impegnato in quella che sognavo essere la rivoluzione: ogni giorno c’era una manifestazione, un’assemblea, uno spettacolo teatrale, l’occupazione di una scuola. Il Vietnam confinava con l’Italia, Cohn Bendit sembrava che fosse mio compagno di corso all’università (occupata) e Berkeley era dietro l’angolo: il movimento aveva dimensioni internazionali.

Anche a Città del Messico il 2 ottobre ci fu una grande dimostrazione. I manifestanti si radunarono in Piazza delle tre Culture.

Alla fine della giornata le forze militari e politiche con carri blindati e veicoli da combattimento circondarono la piazza e aprirono il fuoco, puntando sulle persone che protestavano o che semplicemente passavano di lì. In breve tempo una massa di corpi copriva tutta la superficie della piazza. Non si conosce il numero esatto delle vittime. Nonostante le cifre fornite da fonti governative riportino una stima di non oltre 40 o 50 morti (al momento della strage il governo parlò di 34 morti) le stime più attendibili indicano oltre 300 vittime, tutte tra i manifestanti. Fra i feriti, anche la scrittrice Oriana Fallaci, che si trovava in un grattacielo sovrastante la piazza per controllare al meglio le azioni fra manifestanti e forze dell’ordine. Ferita da un elicottero in volo, fu creduta morta e portata in obitorio, dove un prete si rese conto che era ancora viva. La giornalista riportò tre ferite d’arma da fuoco.

 

… Quindi, per fortuna, negli avvenimenti di Catalogna, pur deplorevoli, nessuna macelleria messicana; e la parola d’ordine che prevale nelle manifestazioni di questi giorni è recuperiamo il buon senso: HABLAMOS!

 

Di Angelino RIGGIO

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