IL VOTO DI FIDUCIA SULLA LEGGE ELETTORALE

Devo ammettere di essermi sbagliato su Gentiloni. Pensavo fosse l’omologo di Medvedev, l’uomo di paglia che ha occupato temporaneamente la poltrona di Presidente della Russia per conto di Putin in attesa che questi se la riprendesse.

Gentiloni non è stato un fulmine celeste ma non è stato nemmeno l’uomo di paglia di Renzi.

In modo gentile (nomen omen) e con prudenza ha affermato il suo stile discontinuo rispetto al suo predecessore: ha guidato l’Italia senza fare il bullo in Europa, ha ottenuto dei risultati in economia e in altri settori ma non li ha sbandierati (riconoscendo che i miglioramenti sono all’interno di un trend mondiale ed europeo) e soprattutto ha sottolineato con umiltà che abbiamo ancora molto (moltissimo) da fare.

Per questo motivo sono sicuro che la scelta di porre la fiducia sulla legge elettorale gli è stata imposta.

Anche perché la prima vittima di questa scelta è proprio lui. Gentiloni aveva curato con successo in questi mesi l’immagine di un uomo non proprio al di sopra delle parti, ma certo più vicino alle istituzioni che alle manovre politiche. Ora il voto di fiducia lo risucchia nella mischia. Il che significa che è a rischio la stessa legge di stabilità. Questa è indispensabile per affrontare al meglio il prossimo anno che alle difficoltà ormai decennali ne aggiunge una contingente: l’instabilità legata alle elezioni e quella legata a questa legge elettorale che non consente nessuna maggioranza se non quella Renzi-Berlusconi, così cara ai due.

Mentre sottolineo che questa legge è nella sostanza un ostacolo alla creazione di una alleanza di centro sinistra (ne parlerò più diffusamente dopo l’approvazione) lo è anche nella forma: avere posto la fiducia è un gesto che ha fatto arrabbiare perfino l’accomodante Pisapia. Credo che con atti di bullismo non si possa costruire l’unità.

Concludo con le parole di Ezio Mauro sulla vicenda.

“C’è una contraddizione tutta politica, clamorosa e sotto gli occhi di tutti: cosa c’entra un patto di maggioranza (riconfermato e blindato a forza con il voto di fiducia) con un provvedimento che nasce trasversale, a cavallo tra gran parte dell’area di governo e una certa opposizione, anzi per dirla tutta da un’intesa tra il Pd e Forza Italia con il concorso interessato della Lega e del partitino di Alfano?
In questo modo si svilisce anche l’istituto parlamentare e lo stesso voto di fiducia, uno dei momenti più significativi del rapporto tra il Governo e le Camere: qui invece ridotto a puro espediente tecnico, dove non è in gioco la fiducia e nemmeno il governo, ma entrambi diventano puri strumenti servili di un consenso indotto e forzato con la destra che esce dall’aula per far passare in un giorno pari la fiducia a un governo a cui si oppone nei giorni dispari.”

di Angelino RIGGIO

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