UNA MULTA VERGOGNOSA

Il governo giapponese è dovuto intervenire per stabilire tetti massimi agli straordinari e per imporre che vengano usufruiti almeno 5 giorni di ferie all’anno. Si era di fatto creata una alleanza innaturale tra i padroni (che guadagnano di più con gli straordinari) e i lavoratori (che solo con lo straordinario raggiungono salari decenti).

Questa legge è molto blanda e viene spesso disattesa.

E’ di questi giorni la notizia relativa alla Dentsu, colosso giapponese della pubblicità e della comunicazione, già finita sotto accusa dopo che, nel 2015, una sua dipendente si era suicidata per il troppo lavoro.

L’azienda è stata di nuovo riconosciuta colpevole di avere costretto gli impiegati a lavorare oltre l’orario consentito e condannata a pagare una multa.

Ma l’importo è stato una cifra ridicola: 3.780 euro!

Praticamente per i padroni è un incentivo a non rispettare la legge.

 

A causa di orari di lavoro oltre ogni limite sopportabile migliaia di giapponesi lavorano letteralmente fino alla morte. È un fenomeno noto come karoshi, un termine entrato nel lessico giapponese durante il boom degli anni Settanta. Intorno al 2000 hanno iniziato a circolare notizie di lavoratori impiccatisi dopo turni di 17 ore consecutive o sfiniti dalla disidratazione.

Nel 2011, 10.000 degli oltre 30.000 suicidi annuali in Giappone sono stati attribuiti al karoshi, e nel 2012 circa il 5 percento degli ictus e degli infarti che hanno colpito i cittadini sotto i 60 anni sarebbero stati causati dall’eccesso di lavoro. Nel 2013, 1.409 cittadini hanno richiesto (e 436 ricevuto) un risarcimento per disturbi mentali causati dal karoshi, mentre in 784 hanno richiesto (e 133 ricevuto) un risarcimento per problemi cardiovascolari relativi all’eccesso di lavoro. Gran parte dei casi tuttavia non vengono nemmeno registrati, a causa dello stigma sociale o per la difficoltà dei lavoratori nel fornire prove sufficienti. Ciò nonostante, le stime indicano che fino al 10 percento dei lavoratori giapponesi fa 60 ore di straordinari alla settimana, condizioni simili a quelle delle vittime del karoshi, e rischia perciò di ammalarsi seriamente e perfino di morire.

                                                                                                         Di Angelino RIGGIO

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