LE ELEZIONI IN AUSTRIA E L’ITALIA

In Austria i popolari democristiani dell’ÖVP hanno vinto le elezioni che si sono tenute domenica, ottenendo il 31,4 per cento dei voti. Il partito di estrema destra FPÖ ha invece ottenuto il 27,4 per cento dei voti, diventando secondo partito e distanziando, anche se di poco, il partito socialdemocratico, che è stato votato dal 26,7 per cento degli elettori.

Nel 2000, quando l’ÖVP formò un governo con l’FPÖ, allora guidato da Haider, l’Unione Europea impose sanzioni contro l’Austria. Ma stavolta probabilmente non ci sarà alcuna reazione. Oggi partiti simili sono al governo in Ungheria con Viktor Orban e in Polonia con Jarosław Kaczyński.  In Germania l’affermazione dell’AFD, il partito neonazista, spingerà la CDU (e già il sub partito bavarese spinge in questo senso) a spostarsi a destra. In Francia l’offensiva della Le Pen è stata arrestata solo grazie al fatto che la sinistra di Melenchon ha intercettato i voti di protesta dell’elettorato più povero. In Inghilterra la fallimentare Theresa May è riuscita a formare il governo grazie al voto degli Unionisti Nordirlandesi, partito ultra reazionario omofobo e antiabortista.

Queste formazioni proliferano ovunque cavalcando la paura di perdere le condizioni economiche, della mancanza di lavoro, dell’immigrazione, della sicurezza.

Per difendere tutto questo agitano la spinta indipendentista delle regioni ricche che rivendicano la separazione dagli stati nazionali se non addirittura l’uscita dall’euro, sono per la chiusura anche armata delle frontiere, sostengono il libero uso delle armi da parte dei cittadini, come avviene negli Stati Uniti.

 

Come si vede, sono argomenti deboli e dove sono stati applicati si sono dimostrati fallimentari.

 

Ma, nel vuoto pneumatico di educazione sociale della sinistra (che ha sostituito le tessere alla militanza, le dichiarazioni sui media e nei talk show al confronto diretto con la base), i partiti populisti continuano a crescere rastrellando voti spesso nell’elettorato più povero (che dovrebbe essere l’elettorato di riferimento dei partiti di sinistra) come hanno dimostrato tragicamente le elezioni a Torino.

 

In questo clima, è forte il rischio che la Lega diventi determinante in Italia.

 

Salvini, grazie al Rosatellum, avrà ben 3 opzioni:

  • Andare al governo con una coalizione di Centro Destra, che oggi è in vantaggio (viene accreditata al 34% con una tendenza a crescere)
  • Allearsi con il M5S con cui ha votato più del 75% delle volte e con cui condivide la politica anti-immigrati
  • Entrare in un governo di Grande Coalizione perché Berlusconi non sarebbe disposto ad allearsi in condizioni di minoranza con Renzi e non vuole lasciarsi il fianco scoperto a destra.

Non immagino che in breve tempo la sinistra possa recuperare i danni causati dall’arrivismo, da un partito di nominati, dai cancelli aperti ai personaggi peggiori (purché dotati di risorse e di pacchetti di voti). Si possono però limitare i danni se si costruisce un Centro Sinistra con un programma credibile che sia guidato da una figura di alto profilo che sappia rispettare gli alleati.

Nel 1996 il PDS, che pure era il partito più grande della coalizione, rinunciò alla Presidenza del Consiglio affidandola a Romano Prodi.

Quello fu il migliore governo dell’Italia Repubblicana.

 

Di Angelino RIGGIO

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