ELEZIONI NELLA REPUBBLICA CECA

L’internazionale degli egoismi.

Dopo le elezioni in Austria, dopo la Brexit, dopo le tensioni autonomiste in Catalogna, dopo l’Ungheria di Orban, dopo la Polonia di Kaczinski, dopo il falso socialismo (ma il vero populismo) del premier slovacco Fico (che combinazione! come uno dei leader dei 5 Stelle!). Dopo tutto questo, anche la Repubblica Ceca svolta a destra e verso l’antieuropeismo.

 

Il vincitore delle elezioni, Andrej Babis, viene soprannominato Babisconi. Questa volta non è una combinazione: il suo curriculum è impresentabile come quello del nostro pessimo rappresentante della destra. Babis è il secondo uomo più ricco del suo Paese. Già ministro dell’attuale governo, era stato cacciato per numerosi scandali: dagli abusi nell’utilizzo dei fondi UE  ad avere tenuto nascosto di avere lavorato per la polizia segreta durante il regime comunista.

 

Il suo partito, nato dal nulla, ha ottenuto il 29,7% dei voti. Segue il vecchio Centrodestra con l’11,3% e il Partito dei Pirati con il 10,8%, dichiaratamente xenofobo e antieuropeista. Il vecchio partito socialdemocratico intorno  a cui era costruita l’attuale maggioranza di governo è crollato al 7,5%.

 

Si delinea così una internazionale di partiti ostili alla solidarietà sovranazionale e pronti a difendere i propri privilegi a tutti i costi: la cosa che accomuna tutti questi Paesi è la buona condizione dell’economia (la Repubblica Ceca è il più ricco degli Stati dell’Europa Orientale, la crescita economica è del 3,6% e la disoccupazione al 3,6% – sarebbero valori favolosi per l’Italia!).

Non a caso l’altro soprannome di Andrej Babis è il Trump ceco. Infatti il capofila di questa tendenza che sta espandendosi a macchia d’olio (credo che in Giappone ci sarà una vittoria della destra antiambientalista e militarista) è il rozzo sostenitore di “America first”, “prima di tutto l’America”.

Ma questa consonanza di pensiero (sono tutti xenofobi e nazionalisti) non lascia prevedere nulla di buono.

L’internazionale degli egoismi impedisce di affrontare in modo comune (l’unico efficace) le grandi sfide mondiali: dagli improrogabili problemi ambientali a quello delle risorse mondiali, da quello della fame a quello delle migrazioni inarrestabili, da quello della ricerca scientifica a quello del terrorismo, dalla criminalità internazionale allo strapotere del capitale finanziario.

Soprattutto, la tutela dei confini a tutti i costi prelude a scontri commerciali sempre più pesanti fino alla degenerazione gravissima in scontri armati.

Se vuole che l’umanità e soprattutto i più deboli non vadano incontro a un futuro nefasto, la sinistra  deve scegliere tra educare le masse e difenderne gli interessi come Melenchon in Francia e Corbyn in Gran Bretagna o fare una politica populista pur di restare al potere come Robert Fico in Slovacchia.

Di Angelino RIGGIO

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *