LA FIDUCIA SULLA LEGGE ELETTORALE

«Singolare e sommamente improprio ho giudicato il far pesare sul presidente del Consiglio la responsabilità di una fiducia che garantisse l’intangibilità della proposta in quanto condivisa da un gran numero di partiti».

Con formidabile lucidità, l’ex Presidente della Repubblica Napolitano (92 anni) ha spiegato così il vizio di forma più grave del cosiddetto Rosatellum.

 

Sappiamo bene chi ha fatto quelle pressioni sommamente improprie su Gentiloni. Sappiamo anche che poco gli importa delegittimarlo alla vigilia della manovra finanziaria mentre tutta l’Europa la valuta nella forma e nella sostanza.

E’ un film che abbiamo già visto: “Letta stai sereno!”

 

Pochi sanno, e occorre ricordarlo, che porre la fiducia sulla legge elettorale (materia di competenza parlamentare) è una forzatura che in Italia ha solo tre precedenti.

  • La pose il governo Renzi nel 2015 per l’Italicum, che fu poi dichiarato incostituzionale
  • Fu posta nel 1953 per quella che passò alla storia come la Legge Truffa
  • La pose Mussolini nel 1923 per sostenere la legge Acerbo per garantire il potere fascista

E’ solo una questione di forma? Non soltanto. Perché in democrazia, la forma è sostanza.

 

C’è infine il rischio che il Rosatellum  si riveli un colossale autogol.

Secondo le proiezioni, dopo le elezioni non ci sarà governabilità. Solo se una coalizione dovesse superare il 40% potrebbe esserci una maggioranza.

Oggi gli unici che possono ambire a ottenerla sono i partiti del Centro Destra grazie alla capacità federativa di Berlusconi e al risultato del referendum in Lombardia e Veneto.

I Cinquestelle non fanno testo perché sono in fase calante dopo i disastri nelle amministrazioni locali e alla loro dichiarata intenzione di non allearsi con nessuno (che occasione sprecata per l’Italia quando rifiutarono di dialogare con Bersani!).

Nel Centrosinistra non c’è una alleanza. Renzi ogni giorno fa in modo di fare il vuoto intorno a sé. Continuando così, il PD prenderà pochissimi collegi.

C’è da sperare che le elezioni in Sicilia lo facciano riflettere o spingano chi gli sta intorno a costringerlo a riflettere. Fare un’alleanza significa rispettare i propri interlocutori e costruire insieme (non imporre) un programma comune.

di Angelino RIGGIO

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