LA LEGA NORD CAMBIA NOME

Per decisione di Salvini, la Lega Nord toglierà la parola Nord dal nome.

Sembra un paradosso dopo il successo del referendum su maggiore autonomia in Veneto e in Lombardia. Qualcuno collega questa scelta a una lotta per la leadership insidiata dal Presidente della regione Veneto, Zaia. Ma il motivo è più complesso e vale la pena di analizzarlo.

Per farlo, andiamo in Francia e parliamo di Marine Le Pen, con la quale un Salvini in ascesa si è fatto fotografare spesso e volentieri per dimostrare una consonanza di idee e di programmi.

Il Front National nacque in Francia nel 1972 per iniziativa di Jean Marie Le Pen avendo come modello il Movimento Sociale Italiano tanto che adottò come logo ufficiale una versione francese della fiamma tricolore dell’MSI. Il programma era di ultradestra e nazionalista. Durante i primi dieci anni ebbe risultati marginali finché non cominciò una feroce campagna anti-immigrati. Da allora continuò a crescere fino a giungere al ballottaggio per le elezioni della Presidenza francese nel 2002. Tutto questo senza abbandonare i temi nostalgici più evidentemente fascisti, razzisti, antisemiti e antidemocratici. Quando Marine, figlia di Jean Marie Le Pen, prese in mano  il partito si liberò di queste incrostazioni e trasformò il Front National in un partito moderno con una linea populista e nettamente contro l’immigrazione divenendo così nel 2014 il primo partito di Francia.

Ecco. Salvini, come Marine Le Pen, vuole svecchiare la Lega. Vuole che la sua lega venga considerata altro dalla Lega Nord. Vuole liberarsi della eredità scomoda di Bossi, delle truffe della banca del Nord, delle lauree comprate in Albania, dei soldi dei rimborsi elettorali usati per privilegi privati. (E’ vero che gli elettori sono poco attenti e hanno poca memoria, ma qualcuno potrebbe tirare in ballo queste storie).

Ancora più importante, in questo momento non gli interessa insistere sulla Padania: sa che se vuole ambire alla leadership del centro Destra, il suo deve diventare un partito nazionale e non confinato al Nord. Per questo il perno della sua campagna elettorale è diventato la lotta all’immigrazione e non la secessione del Nord.

Anzi, egli sa bene che ad insistere sul tema della secessione rischia di alienarsi il voto dei meridionali che potrebbero ricordare gli insulti anche i più volgari e detestabili che la Lega ha usato contro di loro. Salvini spera che abbiano la memoria corta. Spera che questi meridionali (residenti al Sud o al Nord) siano disposti a votarlo dimenticando che anche loro, i loro padri e i loro fratelli sono stati immigrati come i poveracci che annegano nel Mediterraneo cercando pace, pane e lavoro. Questi meridionali potrebbero ricordarsi che il razzismo contro gli immigrati a cui li incita Salvini è lo stesso che la Lega ha usato contro di loro fino a ieri e che oggi tace solo per motivi elettorali.

di Angelino RIGGIO

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