“TUA SORELLA SI E’ FATTA SBIRRA”

Ieri è stato arrestato un boss mafioso di Bagheria (Palermo), Pino Scaduto. Nel suo curriculum indegno c’era anche un ordine mostruoso. Avendo saputo che la figlia si era innamorata di un carabiniere, ha ordinato a suo figlio di uccidere la sorella con questa motivazione: “Tua sorella si è fatta sbirra”.

Ricordo quando ero bambino che usavamo come insulto la parola sbirro. Un’altra offesa che usavamo era infame. Ma sbirro vuol dire poliziotto, cioè il garante del rispetto della legalità dello Stato e infame, cioè spia, è colui che denuncia la violazione della legalità. Lo ricordo perché noi bambini eravamo immersi senza saperlo in una cultura mafiosa che faceva della illegalità la sua bandiera e della omertà la sua protezione.

Quello mafioso era un vero e proprio regime perché la forza più grande di un regime non è nella repressione ma nella capacità di creare una cultura di consenso. Me lo ha spiegato molto bene la mia professoressa al liceo che mi ha raccontato un episodio della sua vita che raccontava con orrore: quando Mussolini annunciò alla radio che l’Italia era entrata in guerra, lei e tutta la famiglia avevano ballato per la gioia. “Ecco” mi aveva detto “questo è stato il fascismo, una cosa che ti entrava dentro e ti rubava la mente e l’anima”.

La cultura mafiosa ha incominciato ad essere scardinata dopo gli omicidi di Falcone e Borsellino. Prima, perfino a livello nazionale, ma soprattutto a livello locale si negava perfino che esistesse la mafia. Si è negata malgrado le Giuliette al tritolo che sembravano un appuntamento periodico (scherzando, dicevamo che l’Alfa Romeo le forniva già di tritolo incorporato per Cosa Nostra). Si è negata di fronte agli scomparsi di mafia, di cui il più noto è stato Mauro De Mauro, giornalista de  L’ORA e fratello del grande linguista Tullio De Mauro. Si è negata dopo la strage di Viale Lazio quando era in corso la guerra dei Corleonesi per impadronirsi di Palermo. Si è negata di fronte a un numero infinito di morti comprese quelle di 31 bambini.

, TRENTUNO BAMBINI: la mafia non è affatto l’ONORATA SOCIETA’.

Non c’è onore ma orrore quando si uccidono i bambini o quando un padre ordina al figlio di ammazzare sua sorella.

Grazie a un movimento antimafia, sostenuto dalla figura splendida di don Ciotti e soprattutto dai giovani, la cultura mafiosa ha fatto dei passi indietro.

Ma la mafia è tutt’altro che sconfitta. Appare di meno con mitra e tritolo perché vuole mostrarsi poco secondo la linea “calati iuncu chi passa la china” (piegati giunco e aspetta che passi la piena: una strategia per non spezzarsi).

La mafia continua a fare affari miliardari in tutto il mondo. Non devono ingannare gli arresti, pure preziosissimi, dei vari boss, né i sequestri di beni per milioni di euro, anch’essi fondamentali. La mafia potrà essere sconfitta solo quando si colpirà con decisione la cosiddetta zona grigia, l’insieme di quelle persone che accettano o riciclano il denaro mafioso (comprese le banche), i funzionari e gli amministratori che si lasciano corrompere, i politici che sanno che la mafia controlla molti voti e li accettano impegnandosi a restituire con disponibilità pubbliche i favori ricevuti da privati. Fino ad allora la mafia continuerà ad avere il suo potere economico, militare e di consenso.

Le elezioni in Sicilia sono un triste test di tutto ciò. So già che non le vincerà Claudio Fava, figlio del giornalista Giuseppe Fava ucciso dalla mafia. Perderà anche se Claudio Fava è di gran lunga il candidato migliore e di più grande dirittura morale. Forse perderà proprio per questo.

 

Quanto sia importante colpire nella lotta antimafia la zona grigia, lo spiega molto bene Giancarlo Caselli nel libro “Le due guerre”, che ha per sottotitolo appunto: Perché l’Italia ha sconfitto il terrorismo e non la mafia. Si tratta di una lezione importante fatta da chi è stato procuratore a Torino negli anni di piombo e a Palermo nell’istruire il processo che vedeva imputati politici collegabili alla mafia come Andreotti. Ne consegue che il voto consapevole può migliorare la politica, scegliendo i candidati migliori: il voto può essere uno strumento potente contro la mafia.

 

Una nota: sia don Ciotti che Caselli sono stati tra i docenti in questi dieci anni della Scuola di Formazione Politica, di cui piazzadivittorio.it è il giornale.

 

di Angelino RIGGIO

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