BERLUSCONI E LA MAFIA

Continuo a pensare che le elezioni del 2018 con il nuovo sistema elettorale ( il Rosatellum) saranno elezioni di tipo proporzionale e non maggioritario.

Infatti, con ogni probabilità nessuna delle tre forze in campo riuscirà ad avere i numeri per la maggioranza.

  • Non ce la faranno i Cinquestelle che, rifiutando ogni alleanza, si sono condannati da soli a non governare (e forse gli conviene perché così possono nascondere la loro incapacità).
  • Non vincerà una sempre più improbabile alleanza di Centro Sinistra che sarebbe dovuta nascere molto prima (quando la invocò Prodi) con un ampio respiro riformatore e sulla base di un reciproco rispetto delle varie forze alleate. Ma, a furia di rottamare, resteranno solo macerie.
  • Non ce la farà il Centro Destra in cui l’assenza (come candidato) di Berlusconi e la sete insaziabile di potere di Salvini rende l’alleanza precaria.

Il risultato più probabile sarà quindi che i partiti uniti al mattino delle elezioni, si divideranno alla sera, subito dopo il voto per creare nuove alleanze.

Di fatto, questa legge approvata, non a caso con i voti determinanti di PD e Forza Italia, serve a realizzare un progetto nato con il Patto del Nazareno: un governo Renzi – Berlusconi.

Per quanto….

Per quanto Berlusconi non sogni di fare la “stangata”, approfittando della debolezza e della ingenuità del suo promesso alleato.

Tira un’aria a lui favorevole. E il banco di prova potrebbero essere le elezioni in Sicilia, dove il Centro Destra potrebbe vincere.

“Micari, cu è”, dicono nell’Isola. Sicuramente Micari è una brava persona ma non era certo il candidato più spendibile. Lo era senz’altro di più Claudio Fava (figlio di Giuseppe Fava, il giornalista ucciso dalla mafia). Ma Fava era il candidato di Bersani e mai sia che Renzi potesse accettare un uomo non imposto da lui. Il risultato è che la sinistra è fuori gioco. Non a caso Renzi che sente aria di sconfitta non si è fatto vedere in Sicilia per mantenere la sua immagine di vincente.

Resta il duello tra Centrodestra e Grillini. Per contrastare questi ultimi Berlusconi dice che il populismo è il peggiore danno per la democrazia. Come sempre, è sfrontato come pochi: se c’è un maestro di populismo, quello è lui (su che cosa è il populismo ne parlerò nei prossimi giorni).

 

A parte questo, il pericolo maggiore per la democrazia è proprio lui. Non solo per il conflitto di interessi, per gli attacchi alle Istituzioni, alle figuracce internazionali, a una gestione dell’economia che ci ha portati a uno spread da paura. Tutto questo è il meno, anche se non è poco.

Il problema più grosso è il rapporto con la mafia.

Tutti ricorderanno il 61 a 0: il Centrodestra vinse tutti i seggi in Sicilia. Mi guardo bene dal dire che il voto siciliano sia tutto mafioso. Ma Cosa Nostra controlla una quota, sicuramente minoritaria, ma significativa di voti che può determinare in alcuni casi l’esito delle elezioni.

Berlusconi ha avuto tra i suoi uomini un gran numero di galantuomini:

  • Marcello Dell’Utri, con cui ha fondato Forza Italia, condannato per concorso esterno in associazione mafiosa
  • Vittorio Mangano pluriomicida di mafia, per lungo tempo stalliere ad Arcore (dove sembra non ci fossero cavalli). Cinque anni prima di traferirsi a Milano nella villa di Berlusconi era stato imputato per truffa, emissione di assegni a vuoto, ricettazione, lesioni volontarie, tentata estorsione, ecc.
  • Nicola Cosentino, coordinatore di Forza Italia in Campania, condannato a 9 anni di reclusione per concorso esterno in associazione camorristica in quanto referente del Clan dei Casalesi.
  • Totò Cuffaro, Presidente della Regione Sicilia per il Centrodestra, condannato a 7 anni di reclusione per favoreggiamento aggravato a Cosa Nostra.

L’elenco potrebbe continuare. Quello che preoccupa è che questi sono solo i nomi che emergono a livello nazionale. Dietro di loro c’è un numero spaventoso di accordi a livello locale con boss e sottoboss basati su uno scambio indecente di voti e altri innominabili favori e cessioni alla malavita di pezzi di interesse pubblico.

Berlusconi è questo e altro. Ma confida nella scarsa memoria e alla ancora più scarsa attenzione della gente alla politica per tornare a governare (nel suo interesse) l’Italia.

di Angelino RIGGIO

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  1. La mafia è un male sociale come le pulce lo sono per i cani, gatti eccetera. non fa distinzione di razze, credo, nazioni o associazioni politiche è sarà sempre dietro l’angolo per sorprenderci.
    Con questa premessa va da sé che i leader politici dovremo sceglierli tenendo conto i presunti rapporti con la mafia, ma bisogna anche tener conto di ciò che intendono fare qualora venissero eletti.

    Berlusconi e La sua proposta:
    «Assistenza globale a chi si trova in condizioni di povertà assoluta, integrazione del reddito per nucleo familiare sino al livello di dignità». Nessun rischio che queste persone non siano motivate a cercarsi un lavoro perche come avviene in altri Paesi, il reddito di dignità verrà corrisposto a determinate condizioni. Fra queste, il fatto di un concreto impegno al mantenimento o alla ricerca di un lavoro, anche attraverso corsi di aggiornamento professionale, e l’obbligo di accettare eventuali proposte di lavoro. Magari non la prima che capita, ma la seconda o la terza certamente. E anche, per esempio, il regolare adempimento dell’obbligo scolastico per i figli.

    «Elevare a 1.000 euro al mese le pensioni minime, come nel 2001 le elevammo a 1 milione di lire al mese per 13 mensilità, e di voler dare un reddito alle mamme, che non sono mai state pagate in vita loro».
    Per trovare l’enorme mole di denaro necessario per attuare una riforma eticamente molto lodevole, ma terribilmente costosa:
    «Occorrerà una profonda riorganizzazione scientifica dello Stato, una forte riduzione della spesa pubblica e la possibilità di stampare una nuova moneta, che dovrebbe affiancare l’euro».

    «Sta facendosi strada l’idea di restare nell’euro, ma limitarne l’uso alle transazioni internazionali, stampando una seconda divisa che restituisca all’Italia una parte della sua sovranità monetaria».

    Tornare alle Am-lire del dopoguerra?
    «Questa moneta stampata dagli Alleati e rimasta in vigore fino al 1953. Il Centro studi del pensiero liberale ha verificato che non esiste una norma dei trattati europei che vieti l’adozione di una seconda moneta nazionale».

    Vuol dire che gli stipendi saranno pagati in lire?
    «Lo stiamo valutando, ma sono rimasto impressionato da come il Giappone ha affrontato gli anni della crisi. Ha stampato moneta per una cifra pari al 20 per cento del Prodotto interno lordo. In Italia il Pil è di 1.600 miliardi, che arriva almeno a 1.800-2.000 se consideriamo quello reale compreso il sommerso. Bene, noi potremmo stampare moneta per 400 miliardi in tre anni e far ripartire alla grande il Paese».

    E l’inflazione?
    «Oggi l’inflazione giapponese? è intorno allo 0,50 per cento. E durante la crisi non è mai esplosa».

    Peccato che noi non siamo Giapponesi.
    Peccato che l’Am-lire del dopoguerra nel lontano 1953 funzionò con delle realtà molto diverse alle odierne e cioè senza una moneta comunitaria molto forte a livello mondiale.
    Peccato che molto probabilmente (per non dire quasi certo) pagheranno pensioni e stipendi in lire, mentre le aziende guadagneranno sicuramente in Euro, e: “perche no”, anche i vitalizzi parlamentari.

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