LE ELEZIONI IN SICILIA

Il voto in Sicilia conferma tutto, ma proprio tutto, quanto ho scritto alla vigilia del voto (il 3 Novembre) nell’articolo “Berlusconi e la mafia”.

Non ne sono contento.

Quando scoprivo un cancro del polmone in un mio paziente fumatore la mia preoccupazione più grande era ragionare su che cosa fare. Di fronte a una imminente tragedia consideravo stupido dire “l’avevo detto io”.

Di fronte ai disastri c’è però qualcosa di ancora più stupido: cercare qualcuno su cui fare ricadere la colpa.

E’ quello che ha fatto Faraone, il segretario regionale del PD siciliano, che ha indicato i colpevoli della disfatta in Crocetta, nell’MDP e in Pietro Grasso. Nella sua ansia di assolversi, Faraone ha mancato di vedere il vero problema.

In Sicilia non ha votato il 54% degli elettori e a Ostia il 64%.

C’è un’enorme crisi di rappresentanza: più della metà dei cittadini sente che la propria voce non può essere rappresentata nelle istituzioni.

E’ l’affermazione dell’impolitica.

Che cosa è l’impolitica lo spiega molto bene Gustavo Zagrebelsky, Presidente emerito della Corte Costituzionale, in una intervista di oggi su LA STAMPA.

L’antipolitica è una energia che può essere mobilitata “contro”: i partiti, i politici di professione, la democrazia parlamentare. Non è un caso che il populismo sia antipolitico e mobilitante. In un certo senso è un atteggiamento attivo.  L’impolitica è l’esatto contrario: è un atteggiamento passivo, di ritrazione, di stanchezza. Un modo di dire: lasciatemi in pace.

L’impolitica si può misurare nei numeri sempre più scarsi di coloro che scendono in piazza, che seguono i talk show politici, che vanno a votare. L’impolitico è pronto a sopportare qualunque cosa. L’antipolitico invece è disposto a mobilitarsi. Si potrebbe dire che l’impolitica è la fase suprema dell’antipolitica.

L’astensionismo non è solo quantità ma anche qualità. Favorisce la corruzione di quel che resta della politica, poiché inaridisce il voto di opinione, mentre gli scambisti di voti e favori non si astengono di certo. Dunque cresce l’incidenza percentuale del consenso ottenuto con metodi collusivi.

Non si tratta soltanto della sconfitta del Centro Sinistra. C’è un grave problema per la democrazia.

E’ ora di smettere di portare avanti interessi della destra, come il Jobs act, per eroderne il consenso. Né serve scimmiottare i grillini attaccando le istituzioni o i “burocrati di Bruxelles” per prendere voti populisti.

Il bacino di voti da conquistare è un altro.

E’ quello di chi è senza lavoro, senza risorse, senza speranza; è quello di chi non riesce più nemmeno ad arrabbiarsi e non crede che ci sia più nessuno che possa rappresentarlo nelle istituzioni, è il 51% dei Siciliani e il 65% degli elettori di Ostia che non vanno più a votare.

Credo che sia finita l’era delle rottamazioni. Oggi è il momento di unire. Ma per il  Centro Sinistra non si tratta di fare un’alleanza dell’ultimo momento per limitare i danni di una sconfitta. Bisogna parlare a chi non vota, impegnarsi a rappresentarne gli interessi e soprattutto ascoltarli.

La forza più importante da cui ripartire, è il mondo del volontariato, quello che ogni giorno è a fianco a questo popolo che ha perso la speranza e la voglia di votare.

di Angelino RIGGIO

Nota: Gustavo Zagrebelsky è stato tra i docenti della Scuola di formazione politica di Nichelino in questi primi dieci anni.

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