SCHIAVI DEL TERZO MILLENNIO

“Questo ragazzo è forte, adatto al lavoro nei campi” grida il banditore. La base d’asta è di 500 euro ma il ragazzo viene aggiudicato per 800 euro. Grazie a un servizio della CNN abbiamo potuto vedere e sentire come avviene un’asta di schiavi in Libia.

“E’ solo una variante dell’orrore che conosciamo. Uomini, donne e bambini ridotti in schiavitù, stuprati, battuti, ammassati uno sull’altro” dichiara Emma Bonino. “Si sapeva tutto e da tempo … la Libia permette a mala pena di visitare di tanto in tanto qualcuno dei 29 centri ufficiali di detenzione … L’accesso ai campi è un problema enorme. Stavolta 6 osservatori sono stati ammessi in 4 campi e abbiamola prova provata. E dire che si tratta sempre dei soliti centri, teoricamente i migliori. Ma in questi giorni la foto dei lager di Sabba ha rivelato cosa accade nel Sud della Libia, dove i migranti si danno il cambio per dormire perché non possono stare sdraiati tutti insieme sul pavimento coperto di feci”.

Secondo un rapporto dell’Oxfam (una confederazione internazionale di organizzazioni non profit  che si dedicano alla riduzione della povertà globale) nei campi profughi il 100% delle donne è stato ripetutamente violentato, il 74% dei reclusi ha assistito a omicidi e torture, l’84% ha subito trattamenti inumani e/o torture.

Il Ministro dell’Interno, Minniti, è in grande imbarazzo perché l’alto Commissariato per i Diritti Umani ha definito un patto disumano quello tra l’Italia e le Autorità Libiche.

Il Governo italiano ha fatto con la Libia quello che l’UE, e soprattutto la Germania, ha fatto con la Turchia: per chiudere la rotta balcanica, hanno dato a Erdogan 3 miliardi di euro (più altri 3) per bloccare i profughi che fuggivano dalla guerra in Siria.

Il nostro Paese è rimasto in perfetta solitudine perché l’Unione Europea non ha mosso un dito per affrontare seriamente la questione migranti. L’Italia ha così pagato il governo ufficiale libico, che tra l’altro controlla  solo una minima parte del territorio, per fermare i trafficanti di migranti. Lo ha dotato di mezzi di terra e navali.

Con questo patto, sono diminuiti gli sbarchi e le vittime in mare. Ma a un prezzo altissimo. I nostri CIE (Centri di Identificazione ed Espulsione) in confronto ai campi libici sono degli alberghi a 5 stelle. Non solo: il governo ha appaltato in varie zone il controllo dei migranti a bande criminali che organizzano dei campi clandestini dove la situazione è ancora peggiore e la vita umana vale zero. Per finire, la Libia non ha mai sottoscritto la ratifica dei trattati sui rifugiati e, come ho già detto, è riluttante a ogni controllo sui campi.

“Guardiamo la dinamica dell’ultimo naufragio” aggiunge Emma Bonino “avvenuto a 30 miglia, in acque internazionali,con la vedetta libica che indifferente alle richieste di soccorso dell’elicottero della marina italiana se ne infischia e trascina i cadaveri di 50 persone preparandosi a bastonare quelle che ha tirato a bordo”.

Questa politica di appaltare a un altro Paese il blocco del flusso dei migranti non c’è solo in Libia o in Turchia. L’Australia manda i suoi clandestini in Papua Nuova Guinea per subire un processo di identificazione e rimpatrio. Ovviamente, essendo questo praticamente impossibile (per problemi di lingua, di guerre, carestie, persecuzione politica religiosa o tribale, ecc.), i campi divengono luoghi di prigionia permanente. Quello che accomuna tutti questi campi è la condizione disumana.

Immaginate tutta la popolazione italiana in uno spazio ristretto circondato da reti metalliche o filo spinato dove spesso si riesce a stare solo in piedi, con cibo scarso, poca acqua, senza igiene e cure mediche, vittima di abusi e violenze di ogni tipo senza rispetto della vita e della dignità.

60 milioni di persone.

Oggi i campi profughi nel mondo ospitano 60 milioni di persone.

E’ in questi campi e in ciò che li ha generati che cresce l’ignobile pianta dello schiavismo. Come ha detto l’economista Loretta Napoleoni nel suo libro “Economia canaglia”, oggi nel mondo ci sono più schiavi di quanti ce ne fossero nel periodo del traffico tra l’Africa e le Americhe. Dai braccianti dei campi profughi, alle prostitute dell’Est, alle decine di migliaia di bambini congolesi che per pochi centesimi estraggono il cobalto, indispensabile per le batterie degli smartphone.

Ogni tanto il coperchio di questo pozzo putrefatto si apre e il tanfo è tale che tutti sono costretti a parlarne e a indignarsi (perfino i padroni della Samsung e della Apple).

Poi l’attenzione scema e tutto torna come prima.

“Con lo smartphone mi informo in un minuto. E dimentico in un secondo.”

di Angelino RIGGIO

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