CANNA DI FUCILE

Il  17 novembre 2017  muore Totò Riina. E il paese si divide a metà tra coloro che sostengono che abbia avuto la morte che meritava e coloro che invece ritengono che “una morte dignitosa” non andava negata ad alcun essere umano e che il boss di Cosa Nostra è morto senza vedere la famiglia.

Io credo che nessuno di noi abbia il potere di giudicare, lo hanno già fatto i tribunali. I media rievocano le stragi di cui è stato mandante, la vita che ha sempre condotto, il potere  decisionale che ha sempre avuto sulla vita altrui. Ma lui era Salvatore Riina, il boss di Corleone, mandante e capo del clan di Cosa Nostra , questo e soltanto questo potevamo aspettarci da lui e nessuno si stupisce di sentire o di leggere un omicidio da lui commissionato, di cui non aveva memoria.

Sabato 18 novembre invece,  a Follonica (GR), si svolgeranno i funerali di Alessandro Toffoli, 58 anni, impiegato dell’Enel, sposato da quai 30 anni, 2 figli, morto per 3 colpi di fucile, uno alla testa e 2 al petto. Alessandro non ha mai fatto parte di alcun clan mafioso, mai avuto nemici, non si tratta di regolamento di conti tra cosche mafiose. Il Toffoli ha intrattenuto affari per circa  20 anni (fino ad un paio di anni fa)  con l’allora socio Esposito; affari che sono andati male e che hanno reso il Toffoli debitore verso il socio di una forte somma ( pare sui 100mila euro) , della quale non era in possesso e che non era in grado di restituire. Dopo l’ennesima discussione tra i due ex soci, domenica 12 novembre Esposito invita Toffoli al suo orto per parlare della faccenda. Qualche ora dopo, lo stesso Esposito si presenta al comando dei C.C. confessando l’omicidio del Toffoli, spiegando che ha perso le staffe per l’esasperazione e indicando il luogo e le modalità del delitto (Il fucile era regolarmente detenuto).

Dopo 2 giorni di fermo, Esposito, 70enne, viene scarcerato e mandato agli arresti domiciliari.

Non è di mia competenza valutare cosa fosse giusto o sbagliato e non è su questo che si soffermano i miei pensieri; io penso che l’omicida, padre di famiglia e creditore, ha ucciso un altro padre di famiglia perchè suo debitore, ma con la consapevolezza che quello non fosse il modo per recuperare il denaro. L’omicidio ha distrutto due famiglie e non ha risarcito il debito.  Non due famiglie appartenenti a cosche mafiose, due normalissime famiglie, integerrime.

Suppongo che dietro ci sia stata la rabbia, la frustrazione, il senso di ingiustizia per il mancato recupero del  capitale investito, lo sfinimento – che lo ha portato a compiere un gesto tale da uccidere un uomo e distruggere due famiglie – un impulso furioso che ha preso il sopravvento sulla razionalità.

Ed è su questo che i miei pensieri si soffermano, è questo che mi spaventa, l’incapacità dell’uomo di gestire i propri impulsi, quelli che portano al massacro, quelli che portano ad uccidere non per guadagno (i soldi non saranno certo recuperabili), ma per rabbia.

In questi  giorni mi chiedo ripetutamente :” Ma in che assurdo mondo viviamo?”

E l’unica risposta che, amaramente,  riesco a darmi è : “quello in cui l’odio riesce a prendere il sopravvento sulla lucidità”.

 

di Michela BOCCARDI

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