MA DI CHE STIAMO PARLANDO?

In questi giorni si moltiplicano gli appelli all’unità del Centrosinistra. Diversamente, si dice, vinceranno i 5 Stelle o il Centrodestra.

E’ una discussione ingannevole perché, così come è fatta la legge elettorale, nessuno dei tre schieramenti raggiungerà il 40% . Il giorno dopo il voto, ogni partito si sentirà libero dalla sua coalizione e farà valere il proprio risultato con chi vorrà per trattare la formazione del governo.

E’ una discussione ingannevole e soprattutto non affronta il vero problema.

Prendiamo le elezioni a Ostia.

Ha vinto la candidata di Grillo con quasi il 60% dei voti.

La gente sa quanto poco valgano i 5 Stelle come amministratori: li ha visti in azione a Roma, Livorno, Torino. Sa che sono un gruppo senza democrazia interna, dipendenti da un comico e da un imprenditore, sa che hanno posizioni contraddittorie su molti argomenti e che propongono cose che non potranno mantenere con la situazione dei conti pubblici italiani. Lo sa ma li vota: purché si cambi.

Già questa disponibilità di una parte del popolo italiano ad affrontare un salto nel buio dovrebbe fare riflettere.

Ma  la cosa più grave è che a Ostia due terzi degli elettori non sono andati a votare. Perciò il sindaco dei 5 Stelle ha preso il 60% del 35% dei voti: poco meno del 20% del corpo elettorale. Va bene, si dirà, ma Ostia non è un campione nazionale. Parliamo allora della Sicilia dove ha votato solo il 46%. Prendiamo l’Emilia Romagna: alle elezioni del 2014 ha votato solo il 37%! In Emilia Romagna!

Questo vuol dire che c’è un numero enorme di italiani (tra il 50% e il 65%) che non è andato, e probabilmente non andrà a votare, perché non ha fiducia che si possa cambiare.

Riepilogando: circa il 20% degli italiani è disposto a fare un salto nel buio purché si cambi e oltre il 50% pensa che nulla possa cambiare. Il 70% degli elettori non crede più nella politica.

Si tratta di una vera e propria emergenza democratica.

Un numero così grande di cittadini fuori da ogni forma di rappresentanza politica può diventare strumento di avventure populiste ben più gravi che quella dei Cinquestelle se non di pericolose derive autoritarie.

E allora di che cosa stiamo parlando? Che cosa serve davvero?

Unire le macerie che ha prodotto la politica della rottamazione per cercare di accaparrarsi una quota del 30% rimanente? O impegnarsi a cambiare la sinistra per parlare al 70% deluso dalla politica?

In questo 70% c’è una enorme fetta di elettorato di centrosinistra (come dimostrano le elezioni in Emilia Romagna) perché è stato abbandonato l’obiettivo dell’uguaglianza sociale: se un governo e una politica sono di sinistra basta misurare se la forbice sociale (la differenza tra il più ricco e il più povero) è aumentata o diminuita. C’è un gran numero di persone impegnate nel volontariato perché la frontiera della giustizia sociale non è stata difesa (siamo al 24° posto in Europa) come dimostrano i 12 milioni di italiani che non possono curarsi.  Ci sono i lavoratori che vedono colpita la loro dignità e sicurezza con il jobs act e l’abolizione dell’art.18. Ci sono i giovani  disoccupati o costretti a lavori precari e sottopagati. Ci sono i nostri laureati costretti a fuggire all’estero per vedere riconosciuto il valore dei loro studi.

Senza una totale inversione di linea politica la sinistra non riuscirà a convincere il suo elettorato di riferimento e le persone più povere che ha l’obbligo di rappresentare.

In queste condizioni anche se il centrosinistra dovesse unirsi e dovesse vincere le elezioni (e ne dubito guardando alle elezioni in Sicilia e riflettendo sulla legge elettorale) la politica e gli italiani perderanno.

di Angelino RIGGIO

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