LE DONNE VALGONO

E’ difficile trovare donne che abbiano lasciato un segno nella storia senza soffrire o senza subire violenza o sopraffazione.

Questo non deve più accadere. Il cambiamento è possibile e le prime a crederci devono essere le donne.

E’ inaccettabile che in Italia, ogni due giorni una donna venga uccisa dal proprio compagno. Sono sette milioni le donne che hanno subito qualche forma di violenza nel corso della loro vita.

La violenza maschile sulle donne ha molteplici forme e modalità. Non solo violenza fisica ma anche sessuale, psicologica, economica o stalking. Nella maggior parte dei casi la violenza avviene all’interno delle mura domestiche. Il meccanismo della violenza ha come unico scopo il dominio e il controllo sul partner, negandone la libertà.

La donna non è nata per soffrire, per soccombere, per subire, per farsi da parte, o  per sopportare le frustrazioni altrui.  L’uomo violento è un essere frustrato e vile, che scarica le proprie insoddisfazioni su chi gli sta più vicino. Non ha giustificazione alcuna, chi usa la violenza. La donna deve acquisire consapevolezza del proprio valore ed esigere che le venga riconosciuto. Ma la prima a crederci deve essere lei.

Fondamentale NON CONSENTIRE DI CREARE IL PRECEDENTE. Che sia attacco fisico o verbale, che abbia come unico obiettivo il negare la libertà, l’umiliare o lo sminuire. Se è accaduto una volta, accadrà di nuovo. Impariamo a dire NO. Siamo capaci, forti, potenti e libere.

La donna è sempre stata relegata ad un ruolo di secondo piano, di appoggio, di sostegno e accudimento altrui. Deve cominciare a vivere da protagonista e conquistare maggiori spazi di potere. Ciò contribuirebbe alla virata culturale, verso il riconoscimento sociale, diffuso, dell’uguaglianza tra i sessi, nel valore, nelle opportunità e nelle capacità.

Nel 2013 è stato approvato il decreto legge contro il femminicidio. Non può bastare una legge a cancellare una concezione così primitiva di relazioni, che scatena la violenza brutale. E’ necessaria un’educazione al rispetto e alla parola e un cambiamento culturale che finalmente includa, accetti e preveda che il potere non sia solo prerogativa dell’uomo. Non cadiamo nella stortura maschile che dà alla parola “potere” il nero significato di sopraffazione e di supremazia. Per la donna potere è un verbo. L’uomo deve lavorare a fianco della donna, per raggiungere tale obiettivo. E’ un processo lungo e laborioso. Che non esclude alcun ambito.

Perché una donna, a parità di mansione lavorativa, guadagna meno di un uomo? (in Italia il divario è di circa il 36% tra i laureati e del 10% per gli altri)

Perché nessuna donna è mai stata eletta alla Presidenza della Repubblica?

Perché le donne Sindaco sono solo il 13,4%?

Perché i preti, nella religione cattolica, sono solo uomini?

Perché in campo pubblicitario la donna è ancora, troppo spesso, rappresentata come oggetto?

Perché in Italia avere figli e lavorare non è prassi consolidata?

C’è un grande lavoro da fare su questa società ancora troppo al maschile.

                                                                                                                                   di Sara SIBONA

 

Benazir Bhutto

“Come leader donna, penso di aver espresso un diverso tipo di leadership. Ero interessata alle questioni femminili, a ridurre il tasso di crescita della popolazione… come donna, ho portato in politica una nuova dimensione supplementare – quella di una madre.”

Wangari Maathai

“Spero che il mio successo sia da stimolo per le altre donne per raggiungere un ruolo più attivo nella comunità. Spero di incoraggiarle ad alzare la voce e a conquistare maggiori spazi di potere.” La “Signora degli alberi”

Malala Yousafzai

“Nessuna lotta può concludersi vittoriosamente se le donne non vi partecipano a fianco degli uomini. Al mondo ci sono due poteri: quello della spada e quello della penna. Ma in realtà ce n’è un terzo, più forte di entrambi, ed è quello delle donne

Ipazia

Per la magnifica libertà di parola e di azione che le veniva dalla sua cultura, accedeva in modo assennato anche al cospetto dei capi della città e non era motivo di vergogna per lei lo stare in mezzo agli uomini: infatti, a causa della sua straordinaria saggezza, tutti la rispettavano profondamente e provavano verso di lei un timore reverenziale

Frida Kahalo

“Murare la propria sofferenza è rischiare di farsi divorare da questa dall’interno”

“Niente è assoluto, tutto cambia, tutto si muove, tutto gira, tutto vola via”

 

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