Le parole che la sinistra non dice più (2).

COMPAGNO

La parola compagno continua a essere usata. Per esempio si usa per dire di chi va a scuola insieme (compagno di scuola), di chi condivide il posto di lavoro (compagno di lavoro), di chi convive con una persona cui vuole bene (compagno/a di vita). Si usa perfino per le scarpe o per le calze.

Ma non si usa più per chi condivide un progetto politico di lotta e di cambiamento. La sinistra non lo usa più. Non è un cambiamento formale ma sostanziale. La politica della rottamazione non è nata con Renzi. Lui ne è l’espressione massima e più spregiudicata (e anche la più nefasta perché lascia solo macerie). La politica della rottamazione appartiene a quegli uomini iscritti ai partiti di sinistra che si vergognano del proprio passato e/o ne vogliono cancellare ogni minima traccia.

E’ un grave errore, maggiore di quelli che la sinistra può avere avuto nella sua storia e che appunto vanno storicizzati, cioè inquadrati nel loro contesto storico (questo non vuol dire perdonarli, ma imparare per non ripeterli).

Come un albero non può vivere senza radici (anche se queste sono immerse nella terra e mischiate col fango) la sinistra non può vivere senza il proprio passato.

La parola compagno appartiene a tutta la tradizione comunista, socialista, anarchica, liberale e laica.

Compagno ha una radice bellissima. Cum panis: quello con cui si condivide il pane.

Il poco pane che avevano da dividere gli operai che hanno affrontato le cariche a cavallo e la fucileria di Bava Beccaris. Quel pane che i contadini non volevano vedere tassato dal neonato governo d’Italia. Quel pane nero, quando c’era, che dividevano i partigiani sulle montagne nel freddissimo inverno del ’43. Quel pane che hanno condiviso i militanti e gli operai per battersi contro la legge Scelba,  per lo Statuto dei lavoratori, per i diritti e lo stato sociale.

La parola compagno rappresentava una identità e una idealità comune.

Forse è questo che, eliminandola, si voleva cancellare: Oggi non servono militanti impegnanti e valori: sono più comodi tesserati (reclutati in modi talvolta innominabili) e elettori da usare per le operazioni più ciniche e spregiudicate.

di Angelino RIGGIO

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