LICENZIATA PER IL MONOPATTINO : “I MIEI BAMBINI AVREBBERO VOLUTO UN LAVORO PER LA MAMMA A NATALE “

Rinviata ancora l’udienza di reintegro: “Voglio il mio posto, non soldi”

di CARLOTTA ROCCI “Repubblica” 13 dicembre 2017

“I miei bambini per Natale avrebbero voluto un lavoro per la loro mamma. Sarebbe stato il regalo più bello”.  Elisabethe Aicha Ounnadi non nasconde la sua delusione quando esce dall’ufficio del giudice Marco Buzano, della sezione lavoro del tribunale di Torino. “Io rivoglio il mio posto di lavoro non dei soldi”, dice accompagnata dai suoi legali Paola Bencich e Mara Artioli.  Il tentativo di conciliazione proposto dal giudice non ha portato a niente.  La donna, licenziata dalla Cidiu, l’azienda di raccolta rifiuti della zona ovest di Torino, accusata di aver rubato un monopattino dal deposito di Savonera, non accetta mediazioni e vuole il reintegro per questo ha impugnato il licenziamento davanti al tribunale.

“Sarà un Natale un po’ così –  dice –  Questa mattina anche mio figlio di 8 anni voleva accompagnarmi in tribunale. Pensava che tutto sarebbe andato meglio, invece dovrò raccontargli che la mamma deve aspettare ancora”. La prossima udienza è fissata a febbraio.
La donna era stata accusata di aver preso un monopattino che avrebbe dovuto essere riciclato. Una collega le aveva consegnato il giocattolo da portare al suo bambino. I responsabili del deposito lo avevano trovato nella sua auto. “Io ho chiesto scusa ai miei superiori anche se non ho fatto niente di male”, dice Ounnadi. La sua vicenda era diventata un caso politico perché la Cidiu servizi, di cui la donna era dipendente, è una partecipata delle amministrazioni comunali della zona ovest della provincia di Torino. Tutti gli amministratori locali avevano chiesto una relazione all’azienda per spiegare quello che era accaduto perché a tanti un licenziamento per l’appropriazione di un monopattino usato e buttato via era sembrata esagerata. L’azienda ha spiegato in più sedi di aver voluto punire il gesto di insubordinazione della dipendente che non si era curata dei messaggi di avvertimento lasciati in bacheca dai responsabili del deposito. “Io quel cartello non l’ho nemmeno letto”, aveva spiegato la donna che è stata licenziata il 30 giugno e da allora non riceve uno stipendio. “Mi sono iscritta all’ufficio di collocamento, sto cercando anche altri lavori ma rivoglio il mio. Ero stata molto fortunata a trovarlo –  racconta – Le mie colleghe mi vogliono bene, mi vengono a trovare e dicono che hanno lasciato il mio armadietto intatto per quando tornerò in servizio”. Dopo il licenziamento ora Ounnadi rischia lo sfratto. “Non sto più riuscendo a pagare”, spiega. Per sostenere la donna e chiederne il reintegro in azienda era stata lanciata una petizione on line che aveva raccolto migliaia di adesioni.

 

Articolo proposto da Gianni ZANIRATO

 

COMMENTO

  Alcune settimane fa mi ero occupato di questo caso (vedere 30 settembre su questo giornale) ricevendo moltissime manifestazioni di condivisione della mia rabbia per quanto incredibilmente accaduto a questa donna. Per riassumere il mio pensiero avevo utilizzato una frase di don Lorenzo Milani rivolgendola al burocrate “diligente” che l’aveva licenziata:

«Avete un aspetto così rispettabile. Non avete nulla di criminale. Forse qualcosa di criminale nazista. Cittadino onestissimo e obbediente che registra le casse di sapone. Si farebbe scrupolo a sbagliare una cifra (quattro, quattro meno), ma non domanda se è sapone fatto con carne d’uomo».

  Questa donna ha scritto sul nostro giornale per ringraziarci per l’impegno assunto a suo fianco.

  Chiedo a TUTTI i lettori del nostro giornale di scrivere due righe di solidarietà a questa donna, utilizzando “Comments” qui sotto.  Dobbiamo farle sentire che non è sola.  Sarà il nostro regalo di Natale

  Grazie a tutti i lettori e buone feste

  di Gianni ZANIRATO

P.S. Vuoi collaborare con noi? invia i tuoi articoli a conte.francesco@tin.it

10 comments Add yours
  1. Signora, Elisabethe.
    Le auguro di risolvere nel modo migliore la sua vertenza sindacale.
    Spero che il nuovo anno le porti il regalo più bello: il suo lavoro.
    Auguro a lei e ai suoi figli una vita decisamente più serena e di incontrare sempre meno sulla vostra strada freddi burocrati e sempre più persone solidali.
    Gianni Zanirato

  2. In una comunità è giusto crearsi delle regole che servano alla convivenza, ma quando queste dimostrano di essere inopportune, diventa necessario infrangerle …
    Quando penso alle leggi razziali, mi viene solo voglia di erigere un monumento a chi ha avuto il coraggio di violarle.
    Per dirla col Vangelo: «Il sabato è stato fatto per l’uomo e non l’uomo per il sabato! Perciò il Figlio dell’uomo è signore anche del sabato»
    Questa donna merita di lavorare in un posto migliore. A lei va tutta la mia solidarietà.
    Giovanni Quartarone

  3. Elisabethe condividere il proprio dolore con qualcuno è dividere quel dolore metà per uno,
    è così che la forza interiore diventa sorriso, è così che il sorriso diventa speranza,
    è così che la speranza diventa battaglia, è così che la battaglia diventa vittoria.
    Augurandole che nel 2018 si possa risolvere questo increscioso episodio le mando un abbraccio
    Francesco Conte

  4. Capisco come ci si sente senza un posto di lavoro, anch’io sono disoccupato per una cessione di ramo aziendale sbagliata dove chi ci doveva tutelare non l’ha fatto e chi ci ha ceduti non si è mai presa la responsabilità dei suoi errori. Sempre cattiva politica e indifferenza a corredare l’intero pasticcio che guarda caso va sempre a discapito dei più deboli.
    Signora Aicha Elisabethe Ounnadi posso solo augurarle che Dio le conceda la forza per continuare a lottare per recuperare il suo posto di lavoro perduto e che non ci sia indifferenza tra la gente ottenendo da molti l’appoggio che ci vuole in questi casi. Purtroppo non è stato così per me, mi sono trovato a combattere quasi da solo (in sette, dei 930 interessati) per ottenere il reintegro in fabbrica con l’annullamento della cessione del ramo di azienda, causa finita in appello per non disporre di denaro per portarla avanti in cassazione o addirittura alla Corte Europea. L’appoggio di coloro che credono nella giustizia e nelle sue ragioni è fondamentale perche l’opinione pubblica pesa come un macinio in questi casi, potendo sensibilizzare favorevolmente la magistratura. Purtroppo la crisi e l’età non ci viene incontro altrimenti non sarebbe necessario mendicare per un posto di lavoro.

  5. Spero che il nuovo anno porti più diritti e solidarietà per tutti, a lei in particolare auguro di riavere al più presto il suo lavoro ingiustamente interrotto. Spero che La persona che le ha tolto la possibilità di avere il reddito per mantenere la sua famiglia si renda conto delle conseguenze negative della sua scelta e si adoperi per farla rientrare al piú presto al suo posto di lavoro. Un gesto umano e solidale porta gioia a chi lo riceve ed anche a chi lo compie . Cinzia Furnari

  6. Che ipocrisia lo Stato italiano, col Governo che piange per la mancata nascita di centomila bambini negli ultimi otto anni, ma che allo stesso tempo avalla leggi, come il Jobs Act, e le precedenti, “grazie” alle quali un’altra mamma, come quella dell’Ikea, viene licenziata in tronco per aver ritardato due ingressi, dovendo accudire due bimbi, dei quali uno disabile.
    È questo il futuro che vogliamo? Se sì, allora cominciamo, o perpetuiamo, a rinunciare alla lotta, crogiolandoci sul nostro stanco dire “ma cosa fa il sindacato?”, o nel nostro continuo lamento, per la nostra situazione e per la sorte, ancor più precaria, triste, se non rassegnata, che attende i nostri figli, brutalmente scaraventati, spesso dopo la fine degli studi, in quel mondo del lavoro che viene dipinto dalle statistiche come un moderno e glorioso successo, nonostante le testimonianze di chi lo vive, che sembrano dire tutt’altro…
    Tuttavia, proprio in questi ultimi tempi, sembriamo assistere ad un certo fremito di lotta, a partire da realtà come Amazon, dove chi vive già in un futuro prossimo, non accetta più di essere trattato come subumano, mentre il patron Bezos diventa l’uomo più ricco al mondo, o Ryanair, dove i low-cost li pagano sempre di più gli assistenti di volo, mentre O’Leary è uno degli uomini più ricchi d’Europa, o l’Ikea, dove questa mamma viene mandata via senza pensarci due volte, e il suo fondatore, Kamprad, vanta una ricchezza di 34 miliardi di euro…
    Quando molti di noi, tutti, puntiamo il dito contro il sindacato, come se questo fosse un’entità a se stante, incapace di fare qualcosa di buono per i lavoratori, forse ci dimentichiamo del fatto che dove esso non c’è, regna sovrano il sopruso e viene meno anche la democrazia… e vorrei che ognuno di noi pensasse: cosa faccio per il sindacato? Questo non è altro che l’unione di tutti noi, la sola che è stata ed è capace di migliorare le condizioni dei lavoratori, e che dovrà essere in grado di farlo pure in questo tumultuoso periodo: ma la forza – a coloro che trattano ai tavoli – gliela diamo noi, e se falliamo, oggi come domani, non è detto che poi ci saranno altre chance. E chi dice di non potersi permettere il “lusso” di lottare, e magari fare pure uno sciopero, si ricordi che questo è, ed è sempre stato, una sorta di investimento: se chi, prima di noi, non avesse lottato, anche a costo di immensi sacrifici economici, oggi noi ci troveremmo in condizioni economico-sociali ancor più difficili e irreversibili.

  7. ” L’italia è una Repubblica fondata sul lavoro…” recita così l’art 1 della Costituzione, rafforzato dall’art 4, secondo il quale lo Stato Italiano dovrebbe garantire un lavoro a tutti i cittadini.
    Tuttavia non sempre i valori e gli ideali che hanno ispirato la nostra giurisdizione trovano attuazione nella realtà e spesso si resta delusi. In questa triste storia, un bambino è stato deluso, un sogno si è infranto: il rientro al lavoro della sua mamma punita per un gesto che poteva trovare una diversa soluzione.
    Vogliamo essere vicini e solidali con lei, cara signora. Vogliamo sperare che il nuovo anno ispiri la legge e il suo problema si risolva. Vogliamo sperare che il sogno del suo bambino diventi realtà affinché da adulto continui a conservare fiducia nello Stato italiano, sempre molto solidale nei problemi che affliggono il mondo ma che purtroppo si mostra carente con i suoi figli. Vogliamo augurarle col cuore tra le mani che l’azienda possa fare un passo indietro donandole la serenità che è stata tolta a lei ed alla sua famiglia. Concettina Castellitti

  8. Sono desolato x la signora che ha perso il lavoro per un banale monopattino raccolto per far un regalo a suo figlio, ma pensiamo che in una ditta come ma Cidiu ci sono regole da rispettare, non sarà il caso della signora , ma tanti che ci lavorano, perdono il loro tempo a riciclare oggetti per poi dare vita a un vero e proprio mercato nero. Quindi credo che il gesto estremo fatto dalla ditta sia frutto di tante regole nn rispettate da chi ci lavora. Come in ogni azienda chi nn rispetta le regole paga. Mi dispiace che ci sia capitato la signora.

  9. Da Oggi (31-12-2017) sono ovviamente disoccupato ma oltretutto non percepirò ne anche più il sussidio di mobilità insieme agli assegni famigliari, pure io con due figli minorenni e moglie invalida per il 70 %, vecchio 64 anni con addosso i primi acciacchi dell’età, ma nooo che dico “noi Italiani siamo più longevi del resto degli Europei” per cui dovrei rimandarli di qualche anno questi acciacchi, e vabbè inutile piangersi addosso, tanto ho capito che sono giovane per andare in pensione quindi ancora in forza per lavorare, peccato che il lavoro sia diventato un lusso, un privilegio da pochi non più nel paniere dei prezzi perche averlo diventerebbe impagabile. I privati prendono solo i giovani e ci provano col tirocinio, le agenzie di collocamento ci guadagnano con la nostra disperazione e ti sbandierano da una parte l’altra con lavori poco più di precari di breve durata, nella pubblica amministrazione comunale si permettono addirittura di sbagliare omettendo la pubblicazione di un Bando per un posto di lavoro di loro competenza a discapito dei suoi cittadini più bisognosi, e vabbè anche in questo caso, tanto ormai siamo abituati, addomesticati, moooolto sereni e consapevoli che loro sbagliano e noi paghiamo, tanto errare è umano perseverare è diabolico, l’importante e non perseverare e su questo ci conto. Ma io sono calmo rimane sempre l’assistenza sociale che mi farà le pulci e tanti conti in tasca, e alla fine non mi daranno nulla perché non sono ancora un barbone che dorme per strada oppure un clandestino recuperato in mare.
    Spero che qualche anima caritatevole s’impietosisca di questa inverosimile realtà, organizzandomi un post di sostegno morale.
    Grazie per la vostra pazienza di fronte alle mie polemiche auguro a tutti voi un Felice Capodanno e un Prospero Nuovo Anno.

  10. Il mio augurio che in questo 2018 la signora Elisabethe, vinca la sua battaglia in tribunale e possa riavere il suo posto di lavoro.

    Si può sbagliare, ma arrivare direttamente al licenziamento senza nessun tipo di avvertimento (quali lettere di richiamo o di sensibilizzazione) l’ho trovato decisamente eccessivo, poi è giusto rispettare le regole aziendali, ma se per caso quello stesso oggetto si fosse trovato vicino ad un cassetto e qualcuno lo avesse preso nessuno ci avrebbe fatto caso. Al fine pratico non cambia nulla, entrambi avrebbero fatto la stessa fine smantellati.
    Ogni tanto si potrebbe dar peso alla parte umana di ognuno di noi e non solo alla burocrazia

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