DANTE E L’ASTENSIONISMO

Non riesco a leggere senza commuovermi l’episodio di Paolo e Francesca descritto da Dante. Non solo per la qualità di quei versi divini, come diceva Boccaccio che chiamò appunto Divina Commedia l’opera di Dante. Quello che mi commuove è la forza con cui questi due amanti che, pure nell’Inferno in cui sono condannati per il loro peccato, rivendicano il loro amore tanto che Francesca dice: “questi che mai da me non fia diviso”.

Di fronte a tanto amore Dante è preso da profondo rispetto, pietas, condivisione umana.

Non così accade con gli ignavi che pure sono nel pre-inferno. A loro dedica parole sprezzanti:

 

Ed elli a me: “Questo misero modo

Tengon l’anime triste di coloro

Che visser sanza infamia e sanza lodo

 

Mischiate sono a quel cattivo coro

Degli angeli che non furon ribelli

Né fur fedeli a Dio, ma per sé foro.

 

Caccianli i ciel per non esser men belli;

né lo profondo inferno li riceve,

d’alcun gloria i rei avrebber d’elli”.

 

E io: “Maestro, che è tanto greve

A lor che lamentar li fa sì forte?”

Rispuose: “Dicerolti molto breve.

 

Questi non hanno speranza di morte,

e la lor cieca vita è tanto bassa,

che ‘nvidiosi son di ogne altra sorte.

 

Fama di loro il mondo esser non lassa;

misericordia e giustizia li sdegna:

non ti curar di lor ma guarda e passa!”

 

Dante non fu solo un grandissimo poeta. Fu un uomo schierato, un combattente ghibellino contro i guelfi che sostenevano un papato che si occupava del suo potere temporale. E per le sue idee pagò con l’esilio e con sofferenze. Dante disprezza coloro che nella loro vita non hanno agito mai né nel bene né nel male seguendo una idea propria, ma limitandosi ad adeguarsi sempre a quella del più forte.

Per bocca di Virgilio, Dante ha per loro parole sprezzanti. … Essi mai non fur vivi… Visser sanza infamia e sanza lodo… Lor cieca vita è tanto bassa, che ‘nvidiosi son di ogne altra sorte… E infine invita a ignorarli: Non ti curar di lor ma guarda e passa.

Oggi abbiamo un problema di ignavia montante.

Il problema più grosso di queste elezioni non è tanto chi vincerà o se ci sarà una situazione di stallo.

Il problema più grosso è il disimpegno di tanti cittadini. Siamo ormai a oltre metà degli elettori che non andranno a votare: è una emergenza democratica.

Chi non vota dimentica le migliaia di partigiani che hanno pagato con il carcere, la tortura e la morte il nostro diritto di votare.

Si dirà: tanto non cambia niente.

Certamente. Anzi: cambierà anche in peggio perché meno persone andranno a votare tanto più si rafforzerà il peso specifico dei partiti che raccolgono il voto clientelare e di scambio.

Questi partiti hanno tutto l’interesse a creare disaffezione alla politica. Da ogni scandalo, da ogni bugia, da ogni promessa non mantenuta escono non indeboliti ma rafforzati perché cresce la nausea e la voglia di non andare a votare. Così all’avvicinarsi delle elezioni non si vergognano di fare promesse illusorie (reddito di cittadinanza, bonus, reddito di dignità…) che la nostra economia non potrebbe sostenere e che non cambierebbero la situazione dell’economia e del lavoro.

I sondaggi fanno apparire queste forze vincenti, prescindendo da quel 50% che non vota. Oltre al non voto questi spingono con i sondaggi a fare come gli ignavi di Dante: stare dalla parte del più forte.

C’è un circolo vizioso tra cattiva politica e disimpegno delle persone.

Noi di piazzadivittorio.it vogliamo indicare una via per spezzarlo: quella dell’analisi della situazione attuale e dei programmi proposti. Ragioneremo nelle prossime settimane dei contenuti e non delle parole, della coerenza interna e della credibilità dei proponenti.

Seguirci non sarà complicato. Basta seguire un criterio guida: un programma deve proporre percorsi realistici (anche duri ma credibili) che possano ridare fiducia nel futuro, aumentare le opportunità individuali e ridurre la forbice sociale.

Non sarà complicato ma nemmeno facile: le cose più importanti si ottengono con l’impegno. E qui è in ballo la cosa più importante: il futuro del nostro Paese e della democrazia.

UN AUGURIO A TUTTI

CHE IL 2018 SIA UN ANNO DI FELICITA’ E DI IMPEGNO.

di Angelino RIGGIO

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