VIGILE SPARA UN PETARDO TRA LE GAMBE DI UN DISABILE E LA GENTE SI DIVERTE

di Antonio Menna, giornalista e scrittore

A giudicare dalle grasse risate che si sollevano dal capannello delle persone radunate nella piazza accanto al Municipio di Acquaviva delle Fonti, provincia di Bari, deve essere una cosa molto divertente. Sparare un petardo tra i piedi di un anziano disabile e poi osservarne la reazione, saltargli intorno, sbellicarsi. Deve essere divertente spaventare le persone così, burlarsi di una difficoltà, umiliarle pubblicamente. Non ferirle fisicamente, perché lo scoppio è lieve. Ma prendersi gioco. E deve essere un gioco piacevole, se a farlo è addirittura un vigile urbano in divisa; un tutore della legge che, di fronte alla videocamera di uno smartphone, si fa anche immortalare. Un petardo, due botte in mezzo ai piedi, il disabile che salta dallo spavento, tutti intorno che ridono. Deve essere divertente.

Bullismo intollerabile

Peccato, però, che fuori da quel circoletto ristretto, da quel momento preciso, la cosa sia apparsa per quella che è: un atto di bullismo intollerabile, una protervia rozza, una presa in giro da branco, resa ancora più insopportabile dal fatto che sia stata compiuta da un vigile, con tanto di divisa, che peraltro proprio in quelle ore – era la vigilia di Natale – doveva, per paradosso, far rispettare le norme sui botti. Fortuna che quel video, girato per amplificare la burla, sia poi diventato virale su WhatsApp, poi su Facebook, costruendo non una catena di presa in giro ma di indignazione popolare, di rabbia, che ha messo nei guai proprio il poliziotto municipale.

Le conseguenze

La reazione, infatti, è stata immediata. Contestualmente alla diffusione del filmato sono arrivate proteste e richieste di intervento. Nessuna risata ma giusta sollevazione. Il Sindaco di Acquaviva, Davide Carlucci, così, ha annunciato un’azione disciplinare verso il vigile. “Oggi pomeriggio ho ordinato – scrive il 2 gennaio scorso sul suo profilo Facebook – di avviare il provvedimento disciplinare nei confronti del vigile del video che gira su WhatsApp”. Non c’è stato bisogno di altre specifiche. I cittadini sapevano già tutto. Centinaia di link, condivisioni, commenti. Quasi tutti dello stesso tenore. “Gesto vigliacco e gratuito”, scrive Vito Lucarelli. “È davvero inconcepibile – dice Marzia Costantiniello -, spero siano presi provvedimenti drastici nei confronti di questo “vigile”: LICENZIAMENTO!”. “Alcuna pietà per questo vigile – dice Grazia Scavo -. Sono i primi che devono dare l’esempio”.

Un paese in rivolta

La polemica sale, il video continua a girare, arriva sui siti dei giornali locali poi quelli nazionali. Una buffonata nella piazza del paese diventa un caso. Quasi unanimi i commenti: vergogna, disgusto, le espressioni più dure dei concittadini del vigile sotto accusa. E parole di solidarietà verso il disabile ultrasettantenne, di nome Costantino, detto ‘o capurale, Lo stesso sindaco, però, decide di correre ai ripari. Nuovo post su Facebook: “Non creiamo mostri – dice il primo cittadino -. Come dobbiamo essere umani nei confronti di Costantino, allo stesso modo dobbiamo restare umani di fronte a un vigile che ha fatto una caxxata: pagherà per quello che ha fatto, non avrà sconti, ma resta pur sempre una persona buona e disponibile a cui va data l’opportunità di dimostrare le sue migliori qualità. Che non sono quelle che emergono da questo video”.

Miti consigli

Ed è il momento della riflessione, o forse dei miti consigli, anche dello stesso vigile, che prende carta e penna e scrive di suo pugno una lettera di scuse. La manda al sindaco, al segretario generale del Comune, al comandante della Polizia municipale ma parla in realtà a tutta la comunità. “Chiedo scusa ai miei concittadini – scrive il vigile urbano-, e ancor più al signor Costantino per lo spiacevolissimo episodio che mi ha visto protagonista e purtroppo noto a molti. Non voglio giustificarmi ma sento anche di respingere le accuse di chi mi rappresenta come persona insensibile ai problemi dei disabili. Il rapporto che c’era, c’è e spero ci sarà tra me e Costantino è stato ed è di quotidiana frequentazione e familiarità. Tanti concittadini potrebbero testimoniare che non gli ho mai negato la parola, l’ho sempre ascoltato e sono sempre intervenuto ogni qualvolta era deriso, molestato o maltrattato da altri concittadini”.

Le scuse

Quel gesto irripetibile e deprecabile che ho commesso – continua il vigile -, e che non posso negare, va colto nel contesto di questo rapporto personale tra me e lui. In quel maledetto momento non ho considerato Costantino come un disabile psichico ma come una persona che conosco da sempre, fin da quando sono nato. Sono fortemente mortificato per quanto è successo e vorrei poter fare qualcosa per rimediarvi. Chiedo di venir giudicato per questo gesto ma anche per quant’altro svolto in sedici anni di servizio”.

I precedenti

Con le scuse, la tensione nel piccolo centro si è un po’ stemperata. Si addolcisce la rivolta. È l’onda dei social. Oggi la forca, domani il perdono, poi la dimenticanza. Non sfugge neppure il piccolo paese di provincia. Resta l’amarezza di Costantino, la vera vittima, un uomo accudito dalla sorella, dopo aver girato il mondo come madonnaro, e già oggetto in verità, in passato, di burle e prese in giro nel paese. Su YouTube si trovano ancora decine di video che lo prendono di mira. Non è solo il vigile. Sono adulti, sono ragazzini all’entrata di scuola. Filmati dove lo invitano a cantare stonando, ballare goffo, recitare filastrocche che non riesce a terminare, sempre sopra un coro di risate, perché tutto questo prendere in giro i più deboli, gli indifesi, gli esposti, deve essere molto divertente. E a divertirsi, ad Acquaviva delle Fonti, come nel grande mare dei social, c’era qualcuno in più di un vigile urbano. Un mondo, che spara petardi tra le gambe di un disabile, e grasse risate.

5 gennaio 2018 da Tiscali

 

Articolo proposto da Gianni ZANIRATO

 

COMMENTO

Prima di tutto ho volutamente cancellato (e non ho voluto vedere) video e foto dell’avvenimento, non voglio far parte di questo crudele voyeurismo imperante.

Ho difficoltà a commentare l’articolo perché troppo assurda mi sembra questa vicenda, non solo per la violenza esercitata su un debole, ma perché tutta ripresa da decine di persone con i loro cellulari mentre ridevano di gusto. Tutto oggi deve essere uno spettacolo. Ma poi penso che anche ai tempi degli antichi Romani ci si divertiva a vedere i gladiatori che si scannavano tra loro o i cristiani sbranati dalle belve. Più tardi, nel civile mondo cristiano, si bruciavano pubblicamente decine di migliaia di donne accusate d’essere streghe o uomini perché ritenuti eretici (il comandamento “non uccidere” non riguarda anche la chiesa?). Pochi decenni fa le stragi nazifasciste prevedevano che i martiri da loro uccisi, come monito, venissero mostrati alla gente per molti giorni. L’ISIS ci ha fatto vedere filmati di persone sgozzate, bruciate vive… Insomma il dolore dei più poveri e sfortunati diviene pubblico spettacolo. La sofferenza e la morte sono eccitanti spettacoli ed oggi molto di più grazie ai moderni e veloci mezzi di comunicazione e informazione.

Abbiamo il privilegio di poter filmare ed assistere ad ogni avvenimento e magari, sotto ad una persona che muore o viene torturata, ci si può anche scrivere “mi piace”.

Del resto, il “buon esempio” ci arriva anche dall’alto. Infatti alcuni mesi fa l’uomo più potente del mondo, Ronald Trump, se la prese in un comizio con un giornalista disabile e lo attaccò, non criticandolo per ciò che aveva scritto su di lui, ma imitando il suo modo di parlare e camminare. E la gente? Risate a non finire!!! Cellulari impazziti!

Maurizio Gasparri (si scuserà pubblicamente) sui social, aveva scritto: “il family day non è l’handicappato day”.

E il coro di grandi e piccini (che ovviamente hanno imparato dai grandi): “Bravo, hai vinto un mongolino d’oro!” oppure “Che handicappato che sei!”.

Una risposta a tutti noi può essere contenuta in una lettera inviata al “Gazzettino”:

Oggi, 3 dicembre, è la Giornata Mondiale delle disabilità invisibili. Come la mia. Vorrei dedicare questo pensiero a tutte le “persone”, e lo scrivo tra virgolette ironicamente perché non le considero tali, che negli ultimi anni hanno deriso la mia malattia, il mio dolore fisico e morale, hanno sottovalutato le mie condizioni di salute (a proposito: il 16 dicembre tornerò in sala operatoria per la sesta volta in tre anni), hanno fanno battute umilianti sul mio handicap, hanno finto di essere amiche sparlandomi invece dietro, hanno tentato in tutti i modi di mettermi il bastone tra le ruote pur conoscendo TUTTO di me. Ecco: sappiate che esistiamo anche noi, non siamo Alex Zanardi o Bebe Vio o tutti questi esempi di vita che elogiate (giustamente) nei vostri post. Siamo persone anonime, sconosciute, che soffrono, che urlano senza essere ascoltate. Che subiscono umiliazioni e torti e non possono farci niente. Non si ride mai della sofferenza altrui. MAI.

Vania Mento

Non ti conosco, Vania, ma ti ringrazio per le tue parole che farò per sempre mie:

Non si ride mai della sofferenza altrui. MAI”.

Gianni ZANIRATO

 

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