RAZZISMO E LA SVOLTA DI SALERNO

IL RAZZISTA LEGHISTA ATTILIO FONTANA

Attilio Fontana, leghista duro e puro, ex sindaco di Varese e candidato del centrodestra alle elezioni regionali in Lombardia del prossimo 4 marzo, ha espresso la sua opinione sull’immigrazione parlando a Radio Padania, dicendo cose apertamente razziste e proponendo la tesi della presunta “sostituzione etnica” che sarebbe in corso, argomento molto caro e popolare tra i movimenti neonazisti e neo fascisti italiani ed europei.

Così ha delirato Attilio Fontana: «Dobbiamo fare delle scelte. Dobbiamo decidere se la nostra etnia, se la nostra razza bianca, se la nostra società deve continuare a esistere o se la nostra società dev’essere cancellata”.

La frase sulla «razza bianca» ha generato immediate giuste indignazioni e proteste. Per la scienza non esiste nessuna razza bianca, nera o gialla (l’ha dimostrato l’analisi del DNA) ma solo quella umana. Albert Einstein, dovendo compilare un questionario per entrare in America e fuggire dalla Germania nazista, dichiarò la sua razza scrivendo: “Razza umana”.

Fontana è dato in leggero vantaggio nei sondaggi, seguito da Giorgio Gori, sindaco di Bergamo e candidato del Partito Democratico. La coalizione “Liberi e Uguali” di Pietro Grasso, che raggruppa alcuni partiti minori di sinistra, ha deciso nei giorni scorsi di non sostenere Gori ma di candidare Onorio Rosati, un consigliere regionale che faceva parte del PD fino a pochi mesi fa.

IN PRATICA FAR VINCERE LA LEGA E LE DESTRE.

LA SVOLTA DI SALERNO

Dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943, l’Italia è dilaniata dalla guerra in corso. Le truppe tedesche occupano il centro-nord del paese, mentre il Re Vittorio Emanuele e il governo Badoglio fuggono da Roma e si rifugiano nel Sud Italia, costituendo il “Regno del Sud” protetto dai soldati americani e inglesi.

I partiti antifascisti avevano formato il Comitato di Liberazione Nazionale, e auspicavano di prendere la guida del paese per costruire finalmente una nuova Italia, sotto il segno della democrazia e senza monarchia. Tali forze politiche si rifiutavano di collaborare con il governo Badoglio e con il re, poichè erano considerati troppo compromessi con il regime fascista.

Il 28 gennaio del 1944 ci fu una riunione di tutti i partiti antifascisti per dibattere la questione della monarchia; il CNL chiedeva fermamente la decadenza della monarchia e la formazione di un governo pulito, con nuovi volti non legati al fascismo.

La posizione della maggioranza del CNL (comunisti, socialisti e azionisti) era molto radicale ma c’erano anche gli esponenti della Democrazia Cristiana che sembravano essere più moderati e auspicavano un rinvio della questione monarchica.

Insomma, sembrava che in quel momento l’Italia fosse bloccata, senza trovare vie d’uscita, massacrata dal conflitto e contesa tra gli Alleati anglo-americani e i nazifascisti.

La Svolta di Salerno arrivò a cambiare le cose: Palmiro Togliatti, indiscusso capo del PCI, giunse a Napoli il 27 marzo del ’44, dopo un lungo periodo trascorso in esilio in Unione Sovietica e divenendo dei più grandi leader dell’Internazionale Comunista. Con grande delusione di parte dei militanti del suo partito, del Partito Socialista e degli azionisti (soprattutto dei partigiani che combattevano al Nord) il leader comunista indicò quale doveva essere la linea da seguire in quel momento: bisognava fare appello all’unità di tutte le forze antifasciste (anche le più moderate) per liberare il paese sia dai seguaci di Mussolini che dai nazisti, ed era quindi per questo necessario rinviare la questione istituzionale, cioè se lasciare la monarchia o diventare una repubblica, dopo la fine della guerra.

Togliatti chiedeva, inoltre, la formazione di un governo che fosse espressione di tutte le forze politiche democratiche.

Questo indirizzo politico indicato da Togliatti fu chiamato la “Svolta di Salerno”, visto che proprio nel capoluogo campano, l’11 febbraio del 1944 si era trasferito il governo Badoglio, attendendo la liberazione di Roma da parte degli Alleati.

Grazie all’atteggiamento diplomatico e patriottico di Togliatti, la situazione italiana si sbloccò: anche i partiti più radicali, come quello socialista e il partito d’azione accettarono alla fine la sua proposta.

Il 22 aprile il nuovo governo Badoglio fu formato sia da esponenti militari sia dalle forze politiche antifasciste.

La Svolta di Salerno, quindi è stata importantissima, sia perché ha sbloccato l’Italia in un momento molto delicato sia politicamente che storicamente – trovando la giusta armonia tra le forze politiche affinché si decidesse per il meglio e si aiutasse la liberazione della nazione. Togliatti mostrò grande capacità politica anche schierandosi con elementi moderati che non erano stati sempre chiaramente antifascisti.

TORNIAMO AI NOSTRI GIORNI

I populisti, i fascisti e le destre alzano la cresta. La sinistra si sta disintegrando e cosa fa? Si divide anche di fronte al grande problema della difesa della democrazia. Meglio far vincere un leghista razzista che accettare una alleanza con un moderato renziano.

Ero orientato a sostenere “Liberi ed Uguali” di Pietro Grasso ma ora sono indeciso. Se votassi in Lombardia voterei convintamente Giorgio Gori per sconfiggere il razzista Attilio Fontana.

La lezione di Palmiro Togliatti oggi potrebbe essere proprio questa: unirsi per sconfiggere i nemici della democrazia che oggi sono i populismi e le destre.

Attendo speranzoso che “Liberi ed Uguali” cambi idea sul voto in Lombardia.

di Gianni ZANIRATO

 

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