L’APOLOGO DI MENENIO AGRIPPA

L’episodio è riferito da Tito Livio nella sua Storia di Roma (Ab urbe condita).

Nel 494 a.C. i plebei in rivolta occuparono il Monte Sacro (l’Aventino) richiedendo pari diritti con i patrizi.

Il console Menenio Agrippa parlò ai rivoltosi spiegando che la società romana era come un corpo umano e raccontò il suo famoso apologo:

Una volta, le membra dell’uomo, constatando che lo stomaco se ne stava ozioso [ad attendere cibo], ruppero con lui gli accordi e cospirarono tra loro, decidendo che le mani non portassero cibo alla bocca, né che, portatolo, la bocca lo accettasse, né che i denti lo confezionassero a dovere. Ma mentre intendevano domare lo stomaco, a indebolirsi furono anche loro stesse, e il corpo intero giunse a deperimento estremo. Di qui apparve che l’ufficio dello stomaco non è quello di un pigro, ma che, una volta accolti, distribuisce i cibi per tutte le membra. E quindi tornarono in amicizia con lui. Così senato e popolo, come fossero un unico corpo, con la discordia periscono, con la concordia rimangono in salute.

Ironicamente Marx commentò che Agrippa non aveva spiegato come, riempiendo la pancia dei patrizi, si potessero nutrire le braccia dei plebei.

L’apologo è di stringente attualità. La propaganda dei governi e degli economisti non è molto diversa da quello che Menenio Agrippa sosteneva 25 secoli fa: più cresce il pil, più persone avranno benefici.

E’ un imbroglio che anche certa sinistra ha sostenuto: fate sacrifici, accettate riduzioni di salario, precarietà del lavoro, il jobs act e l’economia ripartirà; e se riparte l’economia ci saranno più benefici per tutti.

Ebbene, la crisi (di cui la gente comune non ha colpa) è alle spalle e il pil mondiale è cresciuto. Ma l’82% di questo aumento è andato a finire nelle mani dell’1% della popolazione. Lo denuncia l’OXFAM, capofila di molte ONG (Organizzazioni Non Governative).

Anche in Italia si allarga la forbice della diseguaglianza. Il 20% più ricco possiede 2/3 della ricchezza nazionale. Ai più poveri va lo 0,09%, nemmeno un decimale intero.

A questo punto è il caso che dia la soluzione del quesito geometrico che avevo proposto giorni addietro. Ricordiamolo.

Dati quattro punti  

 

bisogna collegare ogni punto agli altri punti con segmenti retti senza mai staccare la penna dal foglio e senza mai passare sui segmenti già tracciati.

Se qualcuno ci ha provato, avrà notato che finché si resta nello schema del quadrato la soluzione è impossibile.

Se invece se ne esce, tutto è semplice.

Bisogna immaginare un quinto punto E fuori del quadrato in questo modo.

A questo punto la soluzione è molto semplice: A-C-E-D-B-A-D-C-B

Provate su un foglio di carta.

 Quello che vuol dire questo quesito geometrico (che è anche filosofico e politico) è che se si resta confinati dentro uno schema, spesso la soluzione ai problemi è impossibile.

USCIRE DAGLI SCHEMI è una delle cose più importanti per costruire COSCIENZA CRITICA.

L’astuzia di Menenio Agrippa è stata quella di avere costruito uno schema, una gabbia mentale in cui ha rinchiuso i plebei.

Altrettanto insidioso è oggi lo schema mentale dell’aiutiamo i ricchi ad essere più ricchi così qualche mancia andrà anche a noi. Abbiamo visto che non funziona.

Bisogna uscire dagli schemi, battersi per una redistribuzione della ricchezza e valutare le forze politiche o i governi in base a quello che intendono fare o hanno fatto per diminuire la forbice sociale e favorire una uguaglianza di fatto e non solo a parole.

di Angelino RIGGIO

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