LA LEZIONE DI OLIVA SUL 1848

Dopo la lezione sulla Rivoluzione Russa e quella sulla Comune di Parigi la Scuola di Formazione Politica continua il suo viaggio a ritroso sulle rivoluzioni che hanno portato al mondo attuale.

La storia ha un suo percorso naturale con progressi e regressi più o meno uniformi. Ci sono però dei momenti caratterizzati da cambiamenti impetuosi che portano a una rottura radicale con il passato: sono le rivoluzioni. Queste, qualunque sia il loro esito, rappresentano un momento imprescindibile per gli avvenimenti futuri e uno sconvolgimento irreversibile rispetto agli assetti passati.

L’espressione che è entrata nel gergo comune “è successo un quarantotto” dà l’idea della portata rivoluzionaria che ebbero gli avvenimenti del 1848. Dalla insurrezione di Palermo del 12 gennaio in poi, le rivolte si estendono a macchia d’olio in tutta l’Europa: Napoli, Roma, Firenze, Modena, Parma, Venezia, Milano, Torino, Parigi, Monaco, Francoforte, Berlino, Lipsia, Praga, Cracovia, Vienna, Budapest, Zagabria…

Che cosa c’è dietro questo incredibile sommovimento, quali erano gli uomini e le classi sociali che ne furono protagonisti, quali le rivendicazioni, quale l’esito? Queste sono le domande a cui ha risposto la lezione del 19 gennaio tenuta dallo storico Gianni Oliva.

Il punto fondamentale è la discrepanza tra lo sviluppo economico e quello sociale. La rivoluzione industriale porta a maturità la classe capitalista che non accetta più di essere esclusa dalle leve del potere saldamente nelle mani della nobiltà e del clero. Lo scontro ha il suo punto di avvio nella Rivoluzione Francese che sarà oggetto della prossima lezione il 16 febbraio.

Dopo la sconfitta di Napoleone, le monarchie europee nel Congresso di Vienna avviano il processo che prenderà il nome di Restaurazione, cioè il ripristino delle monarchie assolutistiche con l’obiettivo di chiudere completamente la parentesi rivoluzionaria.

Ma è un tentativo vano di fermare il corso della storia. Il periodo che va dal 1815 al 1848 è costellato da innumerevoli moti insurrezionali che non si fermano malgrado una spietata repressione. Li sostiene la forza degli ideali della rivoluzione francese, una attiva propaganda rivoluzionaria, un movimento letterario e artistico favorevole.

Soprattutto la crescita della borghesia è ormai inarrestabile. Questa classe che detiene e produce la maggiore quantità della ricchezza rivendica il suo ruolo nel governo delle Nazioni. L’introduzione delle macchine a vapore nella produzione e la realizzazione delle ferrovie accelerano in modo impetuoso lo sviluppo capitalistico.

La produzione di sempre maggiori quantità di merci richiede ampi mercati: in un’Italia frammentata in piccoli Stati le dogane, le differenze di lingue, di misure, di valuta sono ostacoli al commercio inaccettabili. Non solo: alcuni Stati sono in mano agli Asburgo o direttamente, come il Lombardo-Veneto, o indirettamente come quelli dell’Italia Centrale. Così alla rivendicazione di un rapporto di forza diverso tra le classi si unisce, non solo in Italia, la lotta per l’Unità della Nazione e quella contro lo Straniero: è il Risorgimento.

Al termine del processo rivoluzionario il risultato più significativo è che le monarchie divennero costituzionali. Il Re realizza cioè un contratto – Statuto, Costituzione- con la Società (a quei tempi solo con gli strati più alti), un documento scritto con l’enunciazione dei diritti.

La rivoluzione del 1848 è quella dei diritti e non quella della eguaglianza.

Ma il 1848 è un anno cruciale nella Storia dell’Umanità non solo per le rivoluzioni.

In quell’anno Carlo Marx e Federico Engels pubblicano il “Manifesto del Partito Comunista” che è la piattaforma programmatica per la nuova classe sociale che emerge dal nuovo modo di produzione: il proletariato. Proletario è colui che non detiene il possesso dei mezzi di produzione al contrario dell’artigiano e del capitalista che li posseggono. L’unica ricchezza del proletario sono le sue braccia e, come dice la parola, la sua prole. Si tratta però della classe largamente più numerosa della società e può aspirare ad ottenere l’uguaglianza e il potere che le spetta.

Adesso che ho finito di scrivere questo breve resoconto della lezione di venerdì 19 mi rendo conto di quanto sia stata enormemente più ricca e gradevole la relazione di Gianni Oliva, sia per la sua conoscenza notevole della Storia sia per la sua capacità di raccontarla. Le due ore della lezione sono letteralmente volate.

Per fortuna potremo incontrare di nuovo, a breve, questo storico formidabile.

La lezione che ci terrà il 16 febbraio sulla Rivoluzione Francese sarà imperdibile.

Angelino RIGGIO

Nel frattempo, vi segnalo libri scritti da Gianni Oliva:

 

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