IL PAESE DEI BALOCCHI DI BERLUSCONI

Mentre Salvini va avanti nella sua campagna becera per cui i mali dell’Italia dipendono dagli immigrati, Berlusconi torna al suo primo amore: trasformare la propaganda elettorale in pubblicità.

Così il programma elettorale del Centro Destra è pieno di promesse mirabolanti:

  • L’azzeramento della povertà assoluta
  • Il rimpatrio di tutti i clandestini e il blocco di tutti gli sbarchi
  • Pagamento immediato di tutti i debiti della Pubblica Amministrazione
  • Abolizione totale del limite dell’uso del contante
  • “Pace fiscale” per tutti i contribuenti
  • Abolizione della legge Fornero
  • Flat tax
  • Aumento delle pensioni minime
  • Pensione alle mamme
  • Raddoppio dell’assegno minimo di invalidità
  • Piano straordinario per le periferie

Al di là di alcune cose che sono palesemente ingiuste (la flat tax farebbe pagare la stessa percentuale di tasse a Berlusconi e a un operaio; l’abolizione del limite per il contante è il sogno di ogni riciclatore; la “pace fiscale” è l’ennesimo maxi-condono…) la questione più rilevante è che l’insieme delle misure richiederebbe per la copertura la somma dei bilanci di tutti i Paesi dell’Unione Europea.

Tutti ricordiamo (spero che lo ricordiamo) i 5 punti del contratto stipulato da Vespa. Berlusconi si vantò nei suoi venti anni di averli realizzati all’80%, come aveva detto l’Università di Siena. Peccato che gli studiosi di quell’Ateneo sottolinearono che quelle promesse erano state rispettate sì, ma solo sulla carta come disegni di legge. Nella realtà ognuno può verificare cosa è stato di quelle promesse:

  • Il poliziotto di quartiere
  • Le pensioni minime a un milione
  • Due sole aliquote fiscali
  • Un milione e mezzo di posti di lavoro
  • Lo sblocco dei cantieri per l’edilizia e delle grandi opere

 Sappiamo come è andata a finire: Berlusconi lasciò l’Italia sull’orlo del fallimento con

uno spread a 520, cioè il differenziale di interesse sui nostri buoni del Tesoro e quelli tedeschi era più di 5 a 1: gli investitori per finanziare il nostro debito chiedevano un rendimento del  7,24%. Per  un dato di confronto si tenga conto che nell’asta di novembre 2017 il rendimento lordo del Btp decennale è stato fissato all’ 1,73%.

C’ è da dire che Berlusconi non è solo nel fare promesse esagerate. I 5stelle promettono il reddito di cittadinanza che da solo costa intorno agli 80 miliardi di euro e altre amenità. Renzi, dopo un avvio in sprint (estendere gli 80 euro alle famiglie, abolire il canone RAI) è stato richiamato a fare proposte più modeste e concrete.

Giusto, perché l’Italia ha un enorme debito pubblico (su come si è formato ne parleremo) che limita fortemente l’azione dei governi.

La coscienza critica deve respingere le promesse mirabolanti perché sono pericolose e ingannevoli.

Non si tratta però di considerare buone le promesse modeste e sbagliate quelle esagerate: ciò che conta è in che direzione si muovono.

Bisogna cambiare. Per farlo occorre volare alto. Indicare progetti di ampio respiro (a partire da una netta riduzione della forbice sociale, affrontare l’emergenza cultura e scuola, un piano nazionale dei trasporti, ecc.) e poi con serietà e concretezza dire che si faranno gli interventi possibili e strutturali (non bonus) in quella direzione.

E infine parlare chiaro: l’Italia è ancora in difficoltà e, per riprenderci, dovremo rimboccarci le maniche. Tutti. E se ci saranno dei sacrifici da fare,  ognuno,  come stabilisce la Costituzione, deve essere chiamato a farli in misura proporzionale alle proprie possibilità.

Non è più accettabile che, come è avvenuto in questa crisi, i ricchi continuino a diventare più ricchi e i poveri sempre più poveri.

di Angelino RIGGIO

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