Giorno della Memoria, polemiche alla scuola Franchetti di Roma: non si canta “Bella Ciao”

Secondo alcuni genitori la canzone darebbe una visione unilaterale degli avvenimenti storici

di CRISTINA NADOTTI

26 gennaio 2018

“La Repubblica”

Neanche la celebrazione della Giornata della Memoria in una scuola elementare si salva dalle storture di una par condicio pretestuosa. A Roma, nella scuola Franchetti dello storico quartiere di San Saba, per domani, 27 gennaio, è prevista una cerimonia per scoprire una targa per “nonno” Bruno Fantera, che nella sua casa salvò dalle deportazioni nazifasciste una famiglia di ebrei ed è per questo riconosciuto come “Giusto tra le nazioni”.

La scuola Franchetti ha per l’occasione lavorato a un progetto didattico: i bambini sono stati coinvolti in attività di studio, ma anche ludiche, per la cerimonia. Visto che si tratta di classi delle elementari, il modo migliore per partecipare è stato di organizzare un coro che cantasse “Bella ciao”.

Durante una riunione del consiglio d’istituto, però, alcuni genitori si sono lamentati per la scelta della canzone che, a loro parere, porterebbe la politica nella scuola e darebbe ai bambini una visione unilaterale degli avvenimenti della Seconda Guerra Mondiale.

Il coro con “Bella ciao” è stato perciò sospeso e al momento, secondo quanto affermano alcuni consiglieri d’istituto, “sono in corso trattative”. Raffaella Cordeschi, una dei genitori membri del consiglio, spiega: “I genitori che si oppongono sostengono che “Bella ciao” è il simbolo di una parte politica e che la politica non deve entrare in questa celebrazione. Abbiamo cercato di spiegare che, al contrario, si tratta di un testo ormai patrimonio storico comune, calzante visto che il tutto si tiene in uno dei quartieri simbolo della resistenza al nazi-fascismo.

Cordeschi aggiunge: “La scelta fatta dalle maestre non ha nulla a che vedere con la politica, fa parte di un lavoro fatto in classe sul periodo storico, i bambini erano felici di cantare e sarebbero molto delusi se non potessero farlo”.

Un’altra consigliera, Camilla Buitoni, anche lei sconcertata per l’opposizione a “Bella Ciao” osserva: “Mi stupisce proprio perché la stragrande maggioranza della comunità dei genitori è a favore della canzone e la scuola Franchetti è una splendida comunità aperta, plurale, progressista e libera”.

Il paradosso è, tra l’altro, che sul muro esterno della scuola, in piazza Bernini, spicca la lapide che ricorda Renato Baruffi e Luciano Donati, due ragazzi del quartiere, entrambi di 18 anni, uccisi dai nazisti il 22 marzo del 1944.


Articolo proposto da Gianni  Zanirato

 

COMMENTO

Abbiamo pubblicato più volte, in queste settimane, articoli sul fascismo che avanza e anche questa “piccola” notizia va vista all’ interno del discorso antifascista che il nostro giornale porta avanti con continuità.

STORIA DI “BELLA CIAO”

  La canzone è diventata da simbolo della Resistenza italiana a canzone simbolo della liberazione dal nazifascismo fino un inno internazionale di libertà.

  La storia di “Bella ciao” ha origini misteriose e controverse, ma ha anche un straordinario successo mondiale.

    A lungo si è ritenuto che “Bella ciao” derivasse dai canti di lavoro delle mondine, le donne che coglieva il riso. In realtà, affermano alcuni studiosi dei canti popolari, la versione delle mondine è nata dopo, negli anni Cinquanta.

   Non era il brano partigiano più diffuso ed era noto ad alcuni combattenti di Reggio Emilia e del Modenese, ad alcuni componenti della Brigata Maiella che dall’Abruzzo erano arrivati a Bologna e ad altri partigiani delle Langhe. Divenne poi il brano partigiano per eccellenza. Accade alla fine degli anni Cinquanta quando ci fu la necessità di unificare le varie anime della Resistenza, quella comunista, socialista, cattolica, liberale, monarchica-badogliana. Non si poteva usare “Fischia il vento” o altri canti politicizzati. ‘Bella ciao’ slega la Resistenza dalle appartenenze di partito e racconta qualcosa che può essere atemporale. Ed è per questo che il congresso Dc (1975) che elesse come segretario il partigiano Benigno Zaccagnini si concluse sulle note di “Bella ciao”. Dopo l’incisione dei Modena City Ramblers e i governi Berlusconi la canzone identifica la sinistra.

   Nel 1963 lo chansonnier francese di origine toscane, Yves Montand incide il brano che avrà un successo internazionale e, di riflesso, lo riporterà in auge anche in Italia, dove verrà eseguito da Milva e Giorgio Gaber. La canzone verrà cantata sui palchi delle feste politiche e nelle piazze durante le manifestazioni antifasciste.

   Nel 1964 l’ex mondina Giovanna Daffini porterà nelle piazze uno spettacolo chiamato “Bella ciao”. Da lì in poi “Bella ciao” si è diffusa ovunque.

   Per il tema della canzone, la sua musica facile e trascinante è ormai divenuta simbolo della libertà contro l’oppressore. È stata adottata dai braccianti messicani in California, dai curdi e dai turchi, dagli ucraini anti-Putin e da quelli filorussi, durante la “Primavera araba” e altri ancora. Ultimo in ordine di tempo, le manifestazioni dopo la strage nella redazione di “Charlie Hebdo” a Parigi.

   “Bella ciao” è una canzone che appartiene ad ogni popolo che lotta per obiettivi democratici in ogni parte del mondo. Non è solo una canzone: è patrimonio dell’umanità.

Evviva le scuole dove la insegnano ai bambini ed ai ragazzi.

di Gianni ZANIRATO

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