SHOAH

Io ricordo

Nella solitudine e nel silenzio della notte vorrei scrivere due righe sul ricordo e sulla sua funzione pedagogica e antropologica.
Oggi tutti ricorderanno, come è giusto fare, la Shoah e forse pochi ricorderanno le altre vittima di quella parte più cupa e nascosta dell’inconscio umano. Non è un caso se Sigmund Freud elaborò la sua teoria sulla Psyché in quegli anni di “emersione” dei più bassi istinti della razza umana. Dicevo, il ricordo come metodo per insegnare alle generazioni future il valore della vita, il valore del singolo e il valore dell’umanità vista come capacità di differenziazione tra bene e male. Umanità firmata da infinite diversità. Allora ricordiamo tutti gli esseri umani, con diverse “etichette”, nei campi di concentramento e segnati come bestie con dei numeri per disumanizzarli e per meglio lavarsi la coscienza – sapete se un uomo “banale” scrive su un registro i “numeri” di chi manda a morire in una camera a gas non si sente responsabile ma solo un efficiente lavoratore per lo stato che esegue gli ordini  – allora iniziamo a ricordare:

Ebrei;
Testimoni di Jeova ed evangelici;
Rom;
Donne;
Omosessuali;
Prigionieri politici;
Disabili;
Malati di mente.

Su questi ultimi e sul campo di Ravensbrück, campo di sterminio per sole donne, mi soffermo e termino. I malati di mente furono sterminati a migliaia perché non utili alla grande Germania e designati come: “vite indegne di essere vissute”.  Un peso, un fardello per la nuova “umanità di eletti. Fatti morire di stenti, di freddo, di fame e utilizzati come cavie per testare i gas che sarebbero serviti alle atrocità future.  Le famiglie di questi uomini e donne, per lo più ignare della fine dei loro cari, vennero informate con lettere scritte dai medici di questi centri. Lettere che evidenziavano tutto il distacco per la vita umana.
Il campo di Ravensbrück, progettato da Hitler, ha visto dal ’39 al ’45 lo sterminio di circa 50.000 donne definite: “non conformi”. Donne impegnate politicamente, lesbiche, prostitute, disabili, malate di mente, rom o semplicemente considerate inutili al regime. Campo che bruciò vite fino alla caduta del Reich. In questo campo il capo del Reich sfogò tutta la sua rabbia e tutto il suo disprezzo verso chi, come le donne, generano vita. Al contrario, il nazismo, nacque con propositi violenti e degenerativi.

Ricordare è un esercizio scomodo, difficile e drammatico. Dimenticare significa uccidere quelle donne, quegli uomini, quelle bambine e quei bambini non una seconda volta ma cento volte ancora.

di Mario PESCE

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